La partita a scacchi tra U.S.A. e Russia continua, e sarà interessante scoprire chi mostrerà di disporre delle più raffinate capacità diplomatico-strategiche per riuscire vittorioso dalla disputa siriana, magari con uno scacco matto improvviso. Obama o Putin? Gli Stati Uniti, che con le ultime dichiarazioni del suo presidente stanno goffamente lasciando scivolare sul palcoscenico mondiale la loro maschera di eroi e guardiani della democrazia internazionale, o la Russia dello schietto stratega Putin? Per ora il duello è sicuramente in mano al Presidente russo ex ufficiale del KGB, che dopo il discorso all’Onu della settimana scorsa e di seguito agli incontri diplomatici avvenuti uno dopo l’altro con Israele, Iran, Turchia e Iraq ha dimostrato la sua superiorità tattico-militare rispetto alla sua nemesi a stelle e striscie. In stallo in questo tiro alla fune non vi è solo la Siria, ma anche i rapporti con molti attori del Medio Oriente. L’Iran – reduce dagli accordi sul nucleare con gli Stati Uniti ma a fianco della Russia nella lotta al terrorismo – e l’Iraq, che proprio ieri ha annunciato che potrebbe richiedere molto presto bombardamenti russi contro basi dell’IS nel suo territorio.

L’ultima pedina nella scacchiera è stata mossa ieri. Si intuisce fosse il turno del presidente degli Stati Uniti dopo aver ascoltato le parole del portavoce del Ministro della Difesa del Cremlino Igor Konashenkov, che poche ore fa ha affermato: “Il Ministro della Difesa Russo ha risposto alla richiesta del Pentagono, e ha prontamente considerato la proposta americana di un coordinamento per svolgere azioni militari contro postazioni dello Stato Islamico (IS).” Il Vice-Ministro della Difesa Anatoly Antonov prima ha saggiamente concordato con i suoi colleghi di mostrare disponibilità nei confronti degli Stati Uniti, sempre per continuare il lavoro di ricostruzione di immagine sulla scena mondiale, poi però ha ancor più saggiamente sottolineato, proprio martedì, che “fino ad ora gli U.S.A. hanno ridotto la coordinazione al campo degli aspetti tecnici, ovvero vi sono stati contatti unicamente tra i piloti dei due schieramenti onde evitare scontri accidentali.” Antonov ha continuato dicendo che vi è stata una video-conferenza tra i ministri della difesa dei due paesi già il 1 ottobre, e sullo stesso tema: la sicurezza delle forze aeree.

Ora il turno – mentre metaforicamente affiorano ricordi e immagini della partita tra Bobby Fischer e Boris Spassky – è della Russia. Antonov non ha perso tempo per guadagnare terreno nella scacchiera e ha, con grande pragmaticità russa, aggiunto subito dopo: “Sarebbe meglio se i nostri colleghi venissero di persona nella sede del Ministero della Difesa per discutere faccia a faccia tutto quello sui cui c’è da discutere”. Poi, ha infine concluso: “Spero che durante la prossima conferenza il Pentagono commenti le nostre proposte”. Quest’ultima stoccata del vice-ministro russo ha costretto gli Stati Uniti ad una pronta risposta, con poco tempo a disposizione per ponderare una decisione. La situazione è caotica, ingarbugliata e delicata come spesso accade nella storia. Basta dare un’occhiata alle foto pubblicate su internet, e rilanciate da molte testate internazionali, del traffico militare aereo nei cieli della Siria. Un vero vespaio. Barack Hussein Obama sarà stato tutto il pomeriggio di ieri nel suo studio ovale con le mani tra i capelli a valutare con consiglieri e ministri la prossima mossa da compiere, il prossimo passo da affrontare, l’ennesima farsa da recitare per non perdere l’immagine di egemone globale. Cosa fare dunque? Coordinare attacchi con la Russia per colpire target dell’IS, riguadagnando di questo modo un briciolo di credibilità internazionale, o declinare la proposta di una joint force contro il terrorismo, dimostrando così una volte per tutte che l’obiettivo degli Stati Uniti non sono i terroristi, ma solo ed unicamente, i Russi tanto odiati (o ancora temuti)?.

La risposta è arrivata nel tardo pomeriggio di ieri da Reuters, che riporta: “Gli USA non collaboreranno con i Russi in Siria.” Presto si potrà decretare chi ha adottato e sta adottando la strategia migliore. Si attendono sviluppi da ambo le parti: anche questa volta vincerà Fischer?