di Alessandra Schirò

Il 27 dicembre 2015 il presidente ucraino Petro Oleksijovyč Porošenko ha firmato il decreto N 725/2015 sui simboli del Ministero della Politica di Informazione. L’emblema di tale istituzione ricorda ora un simbolo attribuito alla milizia nazista del Terzo Reich. Secondo il decreto si tratta di “una croce blu estesa in maniera equilaterale con al centro, inscritto in un cerchio blu, l’emblema d’oro del regno di Vladimir il Grande. Dal cerchio centrale, in prossimità dei lati della croce, escono dei cavi blu con connettori dorati. Il diametro del cerchio è 2/5 l’altezza della croce. Il cerchio stesso ha un bordo dorato all’interno, la croce ce l’ha all’esterno”. Ad ogni modo, già a primo acchito il simbolo del Ministero della Politica di Informazione ucraina presenta delle nette somiglianze con una decorazione prettamente militare, consegnata esclusivamente in tempo di guerra e non più insignita dal maggio del 1945: la Croce di Ferro.  Si tratta, infatti, di un simbolo militare utilizzato per la prima volta dal Regno di Prussia, in seguito dall’Impero tedesco. Fu istituito da Re Federico Guglielmo III il 10 marzo 1813. Venne disegnato dall’architetto neoclassico Karl Friedrich Schinkel sul modello delle croci distintive dell’Ordine Teutonico nel XIV secolo. 


Questo emblema viene consegnato solamente in tempo di guerra: oltre alle guerre napoleoniche e alle guerre franco-prussiane, la Croce di Ferro venne distribuita durante la prima e la seconda guerra mondiale. L’ultima è stata attribuita nel maggio del 1945, prima della caduta del Terzo Reich.  Cosa ha portato, dunque, il governo ucraino a usare proprio la Croce di Ferro come simbolo della politica di informazione del paese, accostato ai colori blu e giallo della bandiera? Si tratta forse di una dichiarazione di guerra sia a un ipotetico nemico che al proprio popolo mediante le sfere dei media? È un caso di apologia agli orrori del nazismo oppure un richiamo alla cultura bellica della Prussia?
 Si ricorda che il nastrino per le Croci di Ferro degli anni 1813, 1870 e 1914 era di colore nero con due sottili bande bianche laterali. Il bianco e il nero sono i tradizionali colori prussiani. Il blu e il giallo, nel caso di questo emblema, con sfumatura dorata, sono i colori dello Stato ucraino.

Attraverso l’analisi filologica del caso, si evince un paradosso. Le popolazioni slave vivevano nelle foreste dell’Ucraina settentrionale almeno dal VI secolo. Verso la metà del IX furono raggiunti da elementi provenienti dal ceppo scandinavo appartenenti al grande gruppo dei Variaghi. Così nei due secoli successivi fu creata la Rus’ di Kiev, con la capitale ucraina come centro politico dell’impero. Lo Stato di Poroshenko gode, dunque, di una storia secolare che a tratti vede il suo popolo come sovrano. In questo caso, però, sembra che il governo esprima un bisogno di subordinazione ad altre culture, spesso sue rivali. In questa prospettiva, quale messaggio potrà celarsi dietro al nuovo emblema del Ministero della Politica di Informazione del paese?  Sicuramente si tratta di una conseguenza ai moventi dell’Euromaidan. Il malcontento espresso dal popolo ucraino nelle rivolte cominciate il 21 novembre 2013 è scaturito da una decisione presa dal governo di Viktor Janukovyč: la sospensione di un accordo d’associazione con l’Unione Europea. Il 15 dicembre del corrente anno, sotto la presidenza di Petro Porošenko, si è tenuta la prima riunione del Consiglio di Associazione, alla quale hanno preso parte anche i rappresentanti dell’UE e della Federazione Russa. L’accordo stesso entrerà in vigore il primo di gennaio 2016, seppur con la disapprovazione di Putin.

In conclusione, analizzando i fatti in quest’ottica, iI decreto ucraino N 725/2015 sui simboli del Ministero della Politica di Informazione si presenta come una replica ostile all’antagonismo russo e una subordinazione al potere della Merkel. Sarà forse questo il messaggio che vuole trasmettere Porošenko ai suoi elettori? Una chiusura delle frontiere mediatiche di matrice nazista?