Dopo quarant’anni la Russia torna a costruire una base militare in Nicaragua. L’apertura del sito Sigint (signal intelligence) rientra in un più ampio accordo bilaterale con il governo di Managua, che include la consegna di cinquanta carri armati T-72 all’esercito centro americano. Si vocifera che il patto includa anche l’utilizzo di alcune infrastrutture portuali per la marina russa e l’utilizzo di un aeroporto militare. Le relazioni tra i due Paesi è ripresa ad alti livelli contestualmente al ritorno al potere del presidente Daniel Ortega, presidente dello stato caraibico durante il governo sandinista e vicino alle posizioni di Castro e Chavez. Sulla scia di una collaborazione che risale ai tempi dell’Unione Sovietica – in cui il Paese fu terreno di scontro in una guerra per procura con gli Stati Uniti, che finanziarono in modo occulto la guerriglia dei Contras – prosegue ora con la Russia alla ricerca di nuovi sbocchi in America Latina.

Lo scopo ufficiale è di ampliare la rete Glonass – l’equivalente del sistema Gps americano – già operativa per l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (tra Russia, Bielorussia, Armenia, Kazakistan, Tagikistan, Kyrgystan e Uzbeskistan), che dispone già di 19 stazioni in Russia e altre in costruzione in Brasile e Antartide. L’intesa con Managua è facilitata dall’ispirazione marxista e bolivariana dell’esecutivo che, fortemente antiamericano, ha intenzione di costruire un canale alternativo a quello di Panama, finanziato dai cinesi ai cui la Russia aspira a partecipare attivamente. La cooperazione include anche altri settori come l’addestramento delle forze di polizia per contrastare il narcotraffico e la costruzione di laboratori scientifici per la produzione di vaccini antiinfluenzali. Allo stesso tempo Mosca sta anche rinnovando la cooperazione tecnico-militare con Cuba, dove potrebbe essere riaperta la vecchia base di Lourdes; eredità del passato sovietico.

La volontà del Cremlino di riallacciare i rapporti militari e diplomatici con i Paesi dove furono più intensi i rapporti – in primis Vietnam, Nicaragua e Cuba – fa parte di una più ampia strategia di costruire una rete di nuove basi che vada dall’oceano Indiano al Medio Oriente, dai Caraibi ai Balcani, per estendere la propria influenza globale e reagire all’espansione della Nato verso est. Il recente clima da Guerra Fredda si estende così anche al Centro America, da sempre area strategica, dove dislocare mezzi e uomini che rientrano in un più ampio sistema integrato di sicurezza nazionale; ufficialmente per garantire lo sviluppo di un mondo multipolare, ma anche per proteggere questi Paesi dalle ingerenze di Washington e difendersi dall’accerchiamento delle basi Nato.