La Russia continua ad essere l’unico paese europeo che sta implementando azioni concrete contro il terrorismo di matrice islamica mentre nel contempo si impegna in iniziative con l’obiettivo di tutelare interessi e diritti dei musulmani all’interno della Federazione. Pochi giorni fa infatti è stata inaugurata a Mosca la più grande Moschea d’Europa, con una solenne cerimonia a cui hanno presenziato le massime autorità religiose del paese. A fare gli onori di casa c’erano il presidente russo Putin con il Mufti di Mosca, Ravil Gainutdin. Presenti anche il leader turco Erdogan, il presidente palestinese Abu Mazen e quello iraniano Rohani. Il Presidente russo ha tenuto a precisare che la Grande Moschea rappresenta una condanna all’eresia dell’estremismo islamico, dell’ISIS, di al-Qaeda e nel contempo un’espressione della libertà di culto e della tolleranza dell’Islam russo. Mosca si sta muovendo con maestria all’interno del complesso scenario mediorientale, in primis ponendosi come esempio di paese dove le diverse fedi convivono pacificamente, in secondo luogo come potenza in grado di risolvere il conflitto siriano e di garantire la pace tra Israele e i vicini arabi, come dimostra la recente visita del premier israeliano Netanyahu a Mosca.

La lotta al terrorismo

La cosidetta “guerra al terrorismo” dell’amministrazione Obama non ha mai convinto; non solo il presidente americano si è sempre dimostrato restio nel prendere seri provvedimenti contro l’ISIS, ma le politiche della sua amministrazione sono risultate chiare fin dal 2011, durante le “Primavere Arabe”, con un sostegno alla Fratellanza Musulmana che raggiunse livelli imbarazzanti nel 2013, quando gli Stati Uniti supportarono l’organizzazione islamista, andando contro la volontà del popolo egiziano sceso in piazza per chiedere nuove elezioni. Washington fu persino costretta a ritirare la propria ambasciatrice, Anne Patterson, accusata dagli egiziani di essere dalla parte di Mohamed Morsy, mentre i media egiziani rilasciavano informazioni su contatti sistematici tra esponenti del gruppo islamista e l’amministrazione Obama. 1 I Fratelli Musulmani sono successivamente stati messi al bando da Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi, mentre in Russia erano stati dichiarati organizzazione terrorista già nel 2003, con tanto di sentenza della Corte Suprema. La Siria resta però la più grande sconfitta di Barrack Obama: le accuse ad Assad di aver usato armi chimiche, mai dimostrate con prove concrete; il flusso di armi che in teoria dovevano arrivare all’Esercito Siriano Libero, ma stranamente finite nelle mani di gruppi jihadisti legati ad al-Qaeda e all’ISIS; l’imbarazzante ruolo dell’alleato turco nel rifornimento di armi e cure mediche ai jihadisti di al-Nusra e dell’ISIS. Così, mentre Obama lanciava slogan, Mosca ha pensato bene di passare all’azione, così in Siria sono arrivate le unità speciali russe, mezzi militari e aerei da combattimento. 2 L’esercito regolare siriano, affiancato dalle truppe di Mosca, ha iniziato l’avanzata contro i jihadisti e i risultati, se tutto ciò dovesse essere confermato, non tarderanno ad arrivare. 3

Il Daghestan

Nel frattempo anche in Daghestan le autorità di Mosca continuano a colpire duramente gli estremisti islamici, che si tratti di gruppi armati o semplici basi per la propaganda teologico-dottrinaria. Lo scorso 9 settembre, nella cittadina di Novi Kurush, nella provincia di Khasavyurt, l’imam sufi Magomed Khidirov era stato ucciso a colpi di arma da fuoco mentre usciva dalla moschea dopo la preghiera del mattino. Secondo l’FSB l’omicidio potrebbe essere stato organizzato dal nuovo “emiro” dei jihadisti del distretto di Khasavyurt, Valid Motsaev, che ha rimpiazzato il suo predecessore, Islam Muradov, recentemente eliminato dalle forze speciali russe. Nel frattempo le autorità hanno emesso dei mandati di arresto per due fratelli della zona di Novi Kurush, Rasul e Alkhas Saradov, sospettati di essere gli esecutori dell’omicidio. Fonti all’interno del villaggio affermano di non essere al corrente di rapporti consolidati tra i due fratelli e i jihadisti, ma non è da escludere che essi, entrambi nati nel 1987, non si fossero uniti da poco ai terroristi e che l’omicidio possa essere stato una specie di “battesimo di fuoco”. Il 22 settembre reparti dell’OMON sono arrivati alla moschea salafita di Novi Kursh, hanno fermato per accertamenti una ventina di persone, hanno sequestrato il materiale all’interno dell’edificio e chiuso il luogo di culto. Le moschee salafite e wahhabite sono da tempo diventati luoghi di propaganda e reclutamento per i jihadisti in tutto il Caucaso, ma le autorità federali russe hanno sempre utilizzato la linea dura contro queste strutture, prendendo tutte le misure necessarie, col fine di sradicare l’estremismo e tutelare i musulmani autoctoni.