Smentite e conferme si stanno rincorrendo negli ultimi giorni sui media nostrani sul sostegno che il Ministero delle Emergenze di Mosca è pronto a dare al nostro Paese, nella tragedia del terremoto che lo ha colpito. Va subito chiarito che un aiuto russo, altamente qualificato, ci sarà: stando alle fonti diplomatiche italiane a Mosca, una squadra di alcuni tecnici dotata strumentazione all’avanguardia arriverà a inizio settembre in Italia per la valutazione dei danni alle varie strutture colpite, determinandone la potenziale agibilità e messa in sicurezza.

Rimane interessante notare come su questo stesso tema il livore anti-russo abbia comunque avuto voce in capitolo, e così mentre testate con una visibilità importante denunciavano alcune notizie false circolate in rete, come l’invio da parte di Mosca di diecimila uomini della protezione civile, La Stampa arrivava a sostenere che questa bufala dall’improbabile veridicità fosse in realtà frutto di una macchinazione voluta proprio dalla Russia per influenzare l’opinione pubblica italiana in funzione pro-Putin. Mi permetto di sostenere che la macchina propagandista di un sistema politico potrebbe fare di meglio, se proprio volesse impegnarsi in un’operazione di opinion-making. Ma La Stampa non è la sola: AgenParl in un suo recente articolo, sentenzia sic et simpliciter che non ci sarà alcun aiuto russo per i nostri terremotati, peraltro smentendo un pezzo della medesima testata risalente a pochi giorni prima. Poche e scontate le conclusioni da trarre sulla professionalità del giornalismo made in Italy.

Eppure i media fotografano membri della Protezione civile russa in azione nel Centro Italia, alla faccia di chi attaccava, per spirito di propagandismo anti-Putin, la macchina dell’informazione russa, sempre pronta a pubblicizzare le gesta del proprio Presidente-dittatore ma, difatti, l’unico ad assumere atteggiamenti pragmatici ed efficaci. Gli aiuti russi ci sono, quelli europei latitano, americani figuriamoci. Il cattivo è sempre lo stesso, senza capro espiatorio non siamo in grado di brillare di luce propria.