Una Baltimora tutta israeliana? Poco ci manca: stesse ragioni, stessi obiettivi e stesse modalità. In questi giorni la società israeliana si sta confrontando con un problema inedito: la rivolta non della popolazione araba presente, bensì di quella ebraica ma di origine etiope e quindi di colore. Ecco perché in molti hanno paragonato Gerusalemme e Tel Aviv in queste ore proprio a Baltimora e Ferguson, le due città americane dove le rivolte afroamericane stanno mettendo a serio rischio l’incolumità pubblica. Tuttavia i casi presentano sì molte similitudini, ma anche non poche divergenze e singolarità; quel che sta accadendo in Israele, altro non è che la dimostrazione dell’inconsistenza di una società nata dal colonialismo e senza alcuna vera identità nazionale interna. USA ed Israele, entrambe nate dallo sterminio della popolazione autoctona, hanno al loro interno due grandi gruppi di popolazione: una di origine europea, l’altra un mix tra popolazione importata dall’Africa ed autoctona. In entrambi i casi, la popolazione di origine europea ha decisamente il sopravvento a discapito dell’altro gruppo e questo crea conflitti che durano di fatto dai rispettivi anni di fondazione di questi stati.

Ma il parallelismo caso americano e caso israeliano può finire qui; infatti, se negli USA comunque vi sono brandelli di identità nazionale, vista la comune lingua inglese parlata e la totale scorporazione della popolazione degli States dalle originarie patrie dopo almeno tre o quattro generazioni di cittadinanza a stelle e strisce, in Israele questa identità non c’è affatto. L’unica radice comune è la religione, ma la popolazione è fortemente ancorata alle patrie natie; non vi sono ‘israeliani’ autentici, non possono esistere per tante ragioni: vi sono cittadini israeliani, ma con al fianco o passaporti dei paesi originari o comunque con il mantenimento delle loro lingue, dei loro usi e dei loro costumi. Ci sono israeliani di origine russa, israeliani di origine italiana, israeliani di origine francese, ecc.; tutte queste comunità mantengono rapporti interni molto stretti, vivono negli stessi quartieri, frequentano gli stessi negozi, in poche parole nel lembo di terra palestinese occupato dal fantomatico stato israeliano non si è ancora formata una nazione. E le contraddizioni escono fuori; l’unione di Israele viene garantita al momento soltanto dal ‘nemico’ comune arabo palestinese e dai costanti venti di guerra, ma chi si sente israeliano ma non accettato in seno ad una comunità nazionale che non esiste, adesso esce allo scoperto.

Il fenomeno dell’emigrazione di ebrei etiopi in Israele è tutto sommato molto recente; si tratta di una comunità ebraica presente in Etiopia e che in parte ha deciso di andare in Medio Oriente e chiedere il riconoscimento della nazionalità israeliana, avendone i requisiti. Si tratta però di una popolazione che proviene da una terra del tutto differente da quella della maggioranza degli israeliani; dunque, la convivenza non è mai stata idilliaca ed oggi il tutto si sta animatamente dimostrando, difficile stabilire se per spirito di emulazione dei fatti di Baltimora o per episodi del tutto scorporati. Di sicuro, la rivolta degli ebrei di origine etiope mostra cos’è realmente lo stato di Israele: un’accozzaglia di popolazioni senza identità nazionale comune, che ha preso possesso di una terra abitata saldamente dall’autoctona popolazione araba fino a 70 anni fa. Chi è oggi che protesta? La popolazione africana? Una minoranza israeliana? Non si conoscono i confini in tal senso; non si sa fino a dove gli etiopi ebrei sono membri di Israele e fino a dove invece sono semplici emigrati che arrivano in Medio Oriente con le stesse modalità o le stesse aspettative degli africani in Europa. Non si conoscono questi confini, perché non si conoscono quelli della flebile per non dire inesistente comunità nazionale israeliana; Vittorio Dan Segre in un volume del 2007, affermava come molti ebrei non riconoscono lo stato di Israele perché, di fatto, sta creando una nuova identità (israeliana per l’appunto) del tutto scissa dalla storia e dalla tradizione ebraica. La rivolta degli etiopi israeliani, spiega come mai diversi rabbini si dichiarino antisionisti e sfoggino le bandiere della Palestina; in poche parole, quel che sta accadendo in queste ore in Israele, mostra tutti i limiti storici del mantenimento di un Paese con quelle caratteristiche in Medio Oriente.