A un anno e mezzo dalle proteste di Maidan, che portarono alla destituzione dell’ex presidente Yanukovich e alle tensioni con la Russia, la piazza più famosa dell’Ucraina torna al centro delle cronache. Stavolta sono i neonazisti di Settore Destro ad aizzare la folla chiedendo le dimissioni del governo guidato da Petro Poroshenko. Le accuse che i nazionalisti rivolgono all’esecutivo in carica sono le stesse che rivolgevano loro, e gli altri “europeisti” di Maidan, al deposto Yanukovich: corruzione, assenza di un vero “Stato di diritto”. Il leader dei neonazisti, Dimitri Yarosh, ha chiesto addirittura un referendum per sfiduciare l’esecutivo, per stracciare l’accordo di Minsk e per applicare lo stato di guerra alle zone del Donbass dove infuria la battaglia tra esercito ucraino, battaglioni ultranazionalisti, neonazisti e volontari filorussi. Pravyi Sektor, vera e propria punta di diamante degli scontri armati di EuroMaidan, è stato in breve tempo emarginato dall’attuale governo portando il movimento di estrema destra a scontrarsi anche violentemente con la polizia ucraina, come avvenuto nelle scorse settimane nella città di Mukacevo. Qui, al centro della regione occidentale della Transcarpazia al confine con l’Ungheria, lo scorso 11 luglio, una ventina di militanti di Settore Destro hanno aperto il fuoco contro un impianto sportivo di proprietà del deputato Lanio, ex membro del partito di Yanukovich, a cui sono sono attribuiti traffici internazionali di droga e di sigarette. Proprio il controllo del contrabbando di sigarette potrebbe essere la causa scatenante di questa battaglia in miniatura che ha provocato l’intervento dell’esercito ucraino e delle forze armate oltre a diversi morti e numerosi feriti.

Lo scontro di Mukacevo è il primo caso di aperta ostilità tra governo e gruppi paramilitari lasciati fiorire in funzione anti Yanukovich, poi diventati troppo potenti e difficilmente controllabili. La situazione in Ucraina si aggrava continuamente e mentre nel Donbass la guerra è in stallo, l’economia continua a sprofondare. Il rischio default è dietro l’angolo. Il 24 luglio il governo ucraino dovrà pagare 120 milioni di dollari di interessi ai creditori internazionali, se fallirà quest’obiettivo, il Paese, sarà costretto al default. E mentre Poroshenko e i suoi cercano di negoziare e propongono un haircut del 40% sugli interessi, voci sempre più insistenti parlano di un possibile cambio ai vertici a Kiev. A finire sul banco degli imputati è il premier Yatsenyuk il cui partito è crollato di più di 20 punti nei sondaggi, a prendere il suo posto potrebbe essere la pasionaria Julia Tymoshenko che, uscita sconfitta alle ultime elezioni, nell’ultimo periodo ha recuperato consensi. Ma il nome più suggestivo che si fa per prendere il posto dello sfortunato Yatsenyuk, è quello dell’ex premier georgiano, poi consulente particolare del presidente Poroshenko ed ora governatore della regione di Odessa, Michail Saakashvili. Un evergreen della politica est europea la cui carriera non si può dire sia stata costellata da successi. Eppure Saakashvili, che da premier georgiano provocò la Russia e il suo intervento militare in Ossezia, si è visto premiato con nomine di prestigio come quella da governatore di Odessa, regione storica dell’Ucraina al centro di numerosi scambi commerciali.

La nomina, bypassando tutte le più basilari regole democratiche, è scaturita da Poroshenko con il beneplacito di Washington e Bruxelles dal momento che, l’ex premier georgiano, intrattiene ottimi rapporti sia con il campidoglio statunitense che con il gruppo del PPE al parlamento europeo. La presidenza del consiglio sarebbe il coronamento per uno come Saakashvili, ma una farsa e un’umiliazione per tutta l’Ucraina. Di certo non sarebbe la prima decisione sui generis delle nuove autorità di Kiev, la cui ultima stranezza in ordine cronologico è la lista nera di persone non grate nei confini della Repubblica tra cui l’attore francese Gerard Depardieu, l’attore americano Steven Seagal e il compositore serbo Goran Bregovic, per dichiarazioni “a sostegno della violazione dell’integrità territoriale e della sovranità dell’Ucraina”. Accuse fantasiose, ma che riflettono il clima da caccia alle streghe dell’Ucraina di oggi, una situazione che si fa sempre più esplosiva avvicinando la possibilità di un secondo fronte, tra governo e milizie paramilitari, che farebbe sprofondare tutto il Paese nel caos.