di Guido dell’Omo

Le attese di tutto il mondo sono state esaudite ieri con l’incontro dei membri del parlamento europeo, sui cui erano puntati i riflettori dell’informazione. Tutti volevano sapere cosa avrebbe detto il presidente della commissione europea Jean-Claude Juncker nel suo discorso, annunciato più di una settimana prima. Un intervento che avrebbe finalmente svelato i piani dell’Ue per affrontare il problema dell’immigrazione che, come ben sanno i burocrati di Bruxelles è appena agli inizi. I più grandi sofisti greci sarebbero fieri della retorica dei leader dell’Ue, che grazie anche alle loro stime platealmente fasulle riescono senza troppa fatica ad ingraziarsi l’opinione pubblica. Il dato, ripetuto fino alla nausea e – a suo modo – più divertente, è quello che mira a dimostrare come i migranti rappresentino solamente lo 0.11% della popolazione europea. Così con chiunque si parli per strada o su un social network, appena si prova ad intavolare una discussione per confrontarsi sulla situazione, ecco la monotona replica che “non c’è nessun problema, come potrebbe esserci quando i clandestini rappresentano solo lo 0.11% della popolazione? Accogliamoli, non comportiamoci da bestie.” Ora, questa retorica buonista, con cui si proclama l’amore assoluto, impedisce qualsiasi tipo di confronto: o siamo per l’accoglienza o non siamo. Anzi, non rientriamo come ha detto Renzi, nella categoria della specie umana.

Tralasciando la stima fasulla dello 0.11%, per il semplice motivo che non prende in considerazione come il fenomeno migratorio sia solo agli albori, il vero e più grande problema dell’Ue, risiede principalmente nella mistificazione del linguaggio nella retorica altalenante, del sì ma anche no, di cui si è fatta impettita alfiera Angela Merkel. La quale un giorno ha detto no alla bambina palestinese e un altro giorno ha detto sì a mezzo milione di profughi siriani. La strategia del pendolo è camuffata da un fiume di parole il cui unico scopo è quello di trascinare l’opinione pubblica eliminando in questo modo qualsiasi possibilità di far capire ai sudditi europei i veri termini del dramma epocale che stiamo vivendo. Il tutto condito da strappi (per cui Il Regno Unito, l’Irlanda e la Danimarca sono esentati dalla distribuzione delle quote di immigrati) e accelerazioni.

Senza soffermarsi sui punti del piano di Juncker che sono già stati ampiamente trattati e che sono stati riassunti nel mio precedente articolo, bisognerebbe analizzare la nonchalance con cui ieri si è parlato di temi fortemente sensibili. Nei quali, come d’uso, l’ha fatta da padrona la retorica. E non solo. Chi ieri ha seguito in diretta l’incontro di Bruxelles, può forse capire. Scherzi, battute, le solite sceneggiate del nostrano Buonanno. Molti si saranno accorti delle continue interruzioni di Juncker durante il suo discorso per scherzare con i parlamentari europei, come il siparietto che c’è stato tra lui e Nigel Farage, al quale ha detto, giunto all’apice della comicità: “Io e Farage condividiamo solo una cosa, l’ironia”. Allora ecco risate su risate dei membri del parlamento: visto quel che fanno e quanto guadagnano ne hanno tutta la facoltà, alla faccia dei profughi e di noi che siamo costretti a mantenerli.

Ora, altrettanti direbbero che l’ironia è giusta e comprensibile, ma forse non è lecito esibirla a un funerale: oltre a quello delle migliaia di migranti affogati nel Mediterraneo, anche quello dell’Europa intera che mostra di voler abdicare alla propria cultura, alle proprie tradizioni, al proprio modo di vivere, a favore di una società multietnica che si incentiva e si foraggia con le tasse degli autoctoni. Dunque, ironia e leggerezza fuori luogo, e la dimostrazione che l’assuefazione è sempre dietro l’angolo è qui: parlando di morti ogni giorno e mostrando foto come quella che noi tutti conosciamo è stata smussata pian piano la sensibilità delle persone. Oramai si è abituati alla morte e alla sofferenza, è questa la verità. Sono trattate così spesso e con così tanta superficialità che sembrano faccende di ordinaria routine. Paradossalmente l’overdose di notizie sta sortendo l’effetto contrario a quello pensato. È come la pubblicità, quando è eccessiva anziché stimolare, respinge. E quindi eccoli, lì nel parlamento europeo, a scherzare e ridere neanche fossero dei liceali che aspettano che entri il professore in classe. Vogliamo e abbiamo bisogno di grandi uomini in grado di rappresentarci, in grado di rappresentare l’Europa. Non abbiamo bisogno di un elenco di piani da eseguire, abbiamo bisogno di qualcuno che ci infiammi gli animi con le sue parole e nel quale possiamo riporre la nostra fiducia. Scrisse Brecht: beato il Paese che non ha bisogno di eroi. Eh, no caro Bertold, mai come in questo momento c’è bisogno di eroi.