Come al solito gli inglesi vogliono fare i furbi. Cosa che da sempre fanno anche i francesi, i tedeschi e via dicendo; solo noi italiani sembriamo avere uno strano gusto masochistico nel prendere ordini lesivi per i nostri interessi. Non contenti del trattamento di favore che l’Unione europea da sempre ha garantito alla Gran Bretagna, con una serie di benefit che altri paesi – noi per primi – si possono scordare, dopo il referendum che ha espresso la volontà dei cittadini inglesi di lasciare l’Ue, il governo britannico ha realizzato di dover preparare altre strategie per consolidare la sua posizione di favore. Attraverso l’agenzia di stampa Agence France Press (AFP) sappiamo che le parole pronunciate da Boris Johnson a inizio settimana sono state: “Stiamo lasciando l’Unione europea ma non l’Europa” per poi continuare: “Faremo di tutto per aiutare la Turchia ad entrare nell’Ue”. E non è finita. Perché il neo insediato ministro degli esteri britannico, da qualche settimana a questa parte, elargisce elogi ad Erdogan e alla Turchia neanche il Sultano fosse l’ex presidente dell’Uruguay Jose Mujica. Prima, la scorsa settimana, ha elogiato il ruolo della Turchia nel trattare la crisi dei rifugiati. Poi, come riporta il The Guardian, ha affermato di essere proprietario di “una fantastica lavatrice prodotta in Turchia.” Tanto per rimarcare, per chi se lo fosse scordato, l’importanza delle relazioni economico-commerciali tra Londra e Ankara. Le sviolinate sono finite? No. Ha aggiunto che “l’Inghilterra è fortunata ad essere uno dei più grandi importatori di beni turchi.” Eppure, questo maggio, prima di essere nominato ministro degli esteri, Boris Johnson vinse un premio di poesia con una sua lirica che cantava un grottesco incontro ‘amoroso’ tra Recep Tayyp Erdogan ed una capra:

“There was a young fellow from Ankara

Who was a terrific wankerer

Till he sowed his wild oats

With the help of a goat

But he didn’t even stop to thankera.”

Per un Presidente che al minimo dissenso, nel suo Paese, uccide o incarcera, una poesia di questo tipo sembrava segnare la rottura definitiva del rapporto tra lui e il poeticamente ispirato Johnson. Ma, a giudicare dalle ultime dichiarazioni dell’ex sindaco di Londra, quest’ultimo sta giocando carte false per tornare nelle grazie di Erdogan. Chissà, potrebbe anche funzionare. Non solo perché il Sultano non può permettersi di avere un paese come l’Inghilterra che gli sia ostile; ma anche perché Johnson ha un legame molto forte con la Turchia e i suoi cittadini, o almeno con alcuni di questi. Il suo bis-nonno da parte di padre infatti, portava il nome di Ali Kemal ed era nato e cresciuto nella città di Kalfat, nella provincia di Cankiri. Qui, Boris Johnson è venerato come un idolo e considerato l’onore del piccolo sobborgo turco. Tanto che gli abitanti della zona hanno affermato che, nel caso di una sua visita, ridipingerebbero tutti i palazzi e le case del paese, oltre a sacrificare diverse capre in suo onore. Adel Karagaac, capo del villaggio, ha detto al Middle East Eye: “Il nostro Boris era pronto per diventare primo ministro, ma ora almeno potrà crescere politicamente ancor di più grazie alla sua nomina a ministro degli esteri, così sicuramente diventerà il primo ministro inglese in futuro.” Ha poi continuato dicendo: “Ho notato, guardandolo in televisione, che molte sue movenze e modi di fare assomigliano in maniera impressionante a quelle degli abitanti del nostro villaggio. Oltretutto Kalfat è una piccola città e quasi tutti siamo imparentati, anche se solo lontanamente. Pensate che addirittura mia moglie è in qualche modo imparentata con Boris.” Johnson è stato costretto a tendere una mano ad Erdogan, perché sa che l’Inghilterra ha bisogno di avere amica la Turchia. Ma Erdogan la stringerà, consapevole dei versi scritti da quella mano che lo dipingono mentre si gode un amplesso con una capra?