Il 17 maggio, la cruciale data d’inizio della nuova “rivolta colorata” macedone, il grande giorno della manifestazione anti-governativa, è stato un flop totale, meno di 10.000 persone hanno risposto all’ appello di Zaev dopo un anno di preparazione. Surreali comparse in piazza. Numerosi video di anziani che dopo aver avuto un aumento del 50% nella pensione, visite mediche e biglietti del bus gratuiti, si lamentavano di un governo del quale non conoscevano ne il nome ne il colore, oppure ragazzi che dichiaravano di non avere la più pallida idea del motivo per cui erano in piazza, “un giorno di festa”, “magliette gratis”, ” mi hanno pagato” tra le più diffuse motivazioni. Qualche tenda qua e la per tenere fresca nella mente l’immagine di Majdan. Fortunatamente il ricordo di domenica è stato immediatamente cancellato il giorno successivo, lunedì 18 maggio, dai quasi 100.000 in piazza a Skoipe, presenti al richiamo del presidente Gruevski, preparato soltanto qualche giorno prima, per supportare le forze di polizia e onorare la memoria degli agenti morti negli scontri di Kumanovo. L’amministrazione Obama ha perso questa battaglia, per adesso il grande gasdotto Turkish stream – Balkan stream va avanti. Soros, il suo esercito di ONG, giornali, televisioni e i suoi miliardi ne sono usciti sconfitti. Il popolo macedone è stato l’unico vincitore, ma con la consapevolezza che non finisce qua.

La riproposizione dello scenario ucraino è stata evitata con successo, il governo Gruevski ha retto egregiamente. La rivolta colorata è fallita, ma lo spettro dello scenario siriano si fa sempre più concreto. Il governo ed il popolo macedone, nonostante la scarsità delle risorse, riescono al meglio a tenere sotto controllo la situazione interna ed evitare che esploda, per quanto infettata da organizzazioni straniere. Ma il vero pericolo proviene dall’ esterno. La prima trance di scontri armati è stata evitata con successo anticipando ed arrestando il 9 maggio a Kumanovo i numerosi terroristi armati, provenienti dal Kosovo come annunciato dal ministro degli esteri russo Lavrov, addestrati da “forze esterne” come ribadito dal presidente macedone durante la manifestazione di lunedì, molto probabilmente nella base statunitense di Bondsteel in Kosovo come confessato da uno dei guerriglieri catturati. Ma adesso, l’obbiettivo dei grandi burattinai occidentali è aizzare lo strisciante governo bulgaro e l’ambiguo governo albanese ad avanzare pretese sui confinanti territori macedoni, l’uno seguendo il progetto di “Grande Albania” l’altro quello di “Grande Bulgaria”.

Proprio dalla Bulgaria di Bojko Borisov, ostinato anti-russo nonostante sia alla guida del paese più povero d’Europa, esecutore materiale del sabotaggio del progetto Russo-Europeo South Stream, viene fuori la posizione dell’ Unione Europea in merito ai fatti macedoni. L’ex primo ministro bulgaro Sergej Stanišev ed attuale presidente del partito socialista europeo ha effettuato un discorso a favore della rivolta colorata esaltando le motivazioni dei manifestanti. Il ministro degli esteri bulgaro, Daniel Mitov, cerca invece di aumentare la spinta nazionalista della Bulgaria annunciando l’incondizionato appoggio dell’ UE alle loro ragioni nella nuova crisi dei balcani e alla scelta di rinforzare enormemente le truppe militari bulgare al confine con la Macedonia. Invece dal ministro degli esteri Albanese partono pesanti accuse contro Skojpe per l’eccessiva violenza da parte dei poliziotti sui terroristi arrestati a Kumanovo. Se questi due paesi portano assurde ragioni attraverso i loro governi sciacalli, è dal governo serbo che provengono le più ragionevoli soluzioni. Il Primo Ministro serbo, Alexander Vucic, sta facendo enormi sforzi per aiutare Gruevski a creare un clima di cooperazione tra i paesi Balcanici, anche con la stessa Albania.

Una prima soluzione alla crisi macedone sarebbe quella di seguire l’esempio della Serbia, da parte degli altri paesi balcanici, aiutando il governo macedone a difendere i confini dalle infiltrazioni terroristiche. Stessa cosa dovrebbe fare l’Europa, come sottolineato da Lavrov, troppo miope nel sminuire e sottovalutare la pericolosità dell’ incendio nei balcani e del pericolo di infiltrazione dell’ ISIS da Bosnia e Kosovo in Europa. La seconda soluzione sarebbe quella di seguire la Russia nell’ approvazione (per adesso soltanto della Duma, mancano Senato e promulgazione del presidente) di una legge che vieti alle ONG straniere, finalizzate alla propaganda politica ed all organizzazione di insurrezioni, di mettere piede nel territorio sovrano di uno stato, a pena di sanzioni pecuniarie, carcere e ritiro del visto. Senza National Endowment for Democracy, Open Society Foundation, USAID, CANVAS, la piccola Macedonia avrebbe certamente evitato il caos di oggi continuando nel percorso di progresso sviluppo avviato dal governo Gruevski.