E’ la curiosità che spinge un uomo europeo a stare sveglio alle tre di notte, dopo una giornata di lavoro, per vedere sullo streaming tv della BBC il primo dei tre faccia a faccia tra i due candidati alla Presidenza degli Stati Uniti, Donald Trump e Hillary Clinton? O forse è un alternativa divertente al vedere un bel film o un video porno con Tera Patrick? L’evento avviene alla Hofstra University di New York. Questo istituto presenta numerose organizzazioni studentesce di fratellanza e sorellanza sociale, nella sigla GLO, Greek-Lettered Organization. In realtà è una massoneria composta da studenti. Infatti, la caratteristiche del GLO sono la segretezza dei contenuti, l’uso di simbologie con le lettere greche antiche, riti di iniziazione per i nuovi membri. La GLO è una fucina di indottrinamento per la preparazione all’ingresso nelle lobby di potere per la futura classe dirigente. Non è un caso se il dibattito tra i due candidati presidenziali sia avvenuto in questa sede. Trump si presenta con un completo blu e una cravatta blu elettrico. Il blu è il colore della calma, della tranquillità, dell’equilibrio. Clinton, invece si presenta con un abito intero color rosso, il colore del sangue, della forza. Entrambi sono i colori che rappresentano i loro caratteri e i loro approcci alla politica. Si inizia con l’economia e il lavoro. Trump da bussinesman quale è, parla di taglio delle tasse (ci ricorda il Berlusconi di un tempo) agli imprenditori americani, fermare la fuga dei capitali verso l’estero, come il vicino Messico, e la Cina, e in questo modo creare nuovi posti di lavoro nelle zone sottosviluppate del paese. Evidenzia molte volte il grande debito pubblico che si aggira sui 20 trillioni di dollari, di cui 6 trillioni di dollari all’anno vengono spesi per le guerre in Medio Oriente. Su questo tema la Clinton vuole sembrare “socialista”.

Lei propone un non chiaro piano pubblico di risanamento dell’economia, ma per la maggiore esperienza politica e retorica che possiede rispetto a Trump, dirotta la questione sul rapporto famiglia/lavoro, ricostruire la classe media, incrementare i salari base. Deludenti entrambi sulla questione delle discriminazioni razziali. Dicono le stesse cose, con parole diverse, la solita solfa del: “ripristinare le relazioni tra le comunità etniche e la polizia, l’ordine, e la legge”. Ma nessuno dei due affronta il tema di proibire il commercio delle armi nel paese. Buon sangue non mente, se il razionalismo violento è alle origini della storia degli Stati Uniti D’America. Veniamo alla politica estera, il tema che doveva essere cruciale invece è risultato essere al quanto ridicolo. Per la Clinton, la Russia è il male di tutto, e lei che non ha nessun dubbio che gli hacker russi hanno attaccato i servers delle istituzioni americane. Clinton prova imbarazzo che Trump apprezzi Putin, e della sua proposta di invito negli Usa. Trump qui è bravo ad ironizzare, gettando una frecciata contro la Cina, risponde che non ci sono prove su chi possa essere stato a bucare i servers, può essere stato chiunque, con la battuta comica dell’uomo di 180 chili seduto sul letto della Clinton. Comicità americana. Sull’Isis avrebbero dovuto essere entrambi più chiari e precisi, invece sembrava un dialogo tra due persone al bar dello sport. Trump le rinfaccia di non aver fatto nulla per fermare la nascita dell’Isis quando era Segretario di Stato. Lei ripete più volte di avere un piano per fermare Daesh, senza andare nei dettagli (come il piano economico di prima), e di rafforzare l’alleanza con i curdi. Trump replica che non funziona la guerra all’Isis se riveli al nemico tutto quello che intendi fare, tramite i partner arabi. Ma quale è il piano di Trump per combattere l’Isis? Rimane un mistero. L’unica nota di merito dell’intero dibattito è la politica dell’Impegno Selettivo di Trump. Egli intende preservare la presenza militare americana con i paesi alleati, ma con l’esclusione di ogni intervento militare difensivo nei confronti di tali paesi.  Nel dibattito vince la povertà politica e la mancanza di chiarezza dei dei due leaders.

La grande democrazia americana dei dementi funziona attraverso la simpatia o meno dei due in discussione, e che gli americani realmente credono che una persona e un semplice voto possano cambiare le sorti del paese. Gli elettori non pensano che dietro ai due personaggi ci sono poteri forti, lobby di affari, centri strategici, contigenze con paesi alleati ed avversari, personaggi ombra chiave, dove tutto è già deciso.  I sondaggi servono solo per capire a quale candidato va l’appoggio dei poteri forti negli Usa. Quando i mass media si focalizzano maggiormente su un candidato significa che quella è la preferenza dei grandi poteri. Hillary Clinton è favorita per la vittoria, e probabilmente vincerà le elezioni, anche perchè una parte del Partito Repubblicano rema contro Donald Trump, il quale è dalla parte di una politica che si interessi dei reali problemi interni del paese, e di una politica estera isolazionista. Hillary Clinton deve preservare l’egemonia unipolarista americana (o imperialista, parola che piace ai residui marxisti) per il nuovo secolo di dominio. Chi vinca dei due poco cambierà per l’Eurasia. Poco cambierà con la presenza delle basi NATO su tutto il continente. Il popolo eurasiatico non ha bisogno di eroi Marvel americani che decidano sul loro futuro. L’Eurasia ha delle potenzialità immense, e che la strada per un vero cambiamento politico-economico c’è ma non si vuol vedere. Che un giorno il popolo “da Lisbona a Vladivostok” si risvegli dal lungo sonno. Intanto ci saranno altri faccia a faccia tra i due leader candidati, in diretta notturna, prima del 8 Novembre election day. Ma forse è meglio vedere il video porno con Tera Patrick, la prossima volta.