Le promesse si mantengono fino a quando i termini dei patti sono validi. Mikhail Khodorkovsky, ex uomo più ricco di Russia, è espatriato in Svizzera alla fine del 2013, a seguito dell’amnistia accordatagli dal Presidente Putin per consentire all’ex oligarca di essere vicino alla madre malata, con la condizione che non si sarebbe occupato di politica. Questo è stato sempre un obiettivo perseguito da Putin sin da quando, nel 2000, si insediò al Cremlino: eliminare gli oligarchi dalla vita politica del Paese, dopo che questi ne avevano messo in ginocchio l’economia con la loro spietata e illegale ricerca del profitto ai danni del carrozzone di Eltsin.

Ad agosto di quest’anno la madre di Mikhail Borisovic si è spenta, per cui lo stesso oligarca ha apertamente dichiarato che non è più vincolato nei confronti di Putin da nessun obbligo, essendo venuta meno la ragione primaria del patto, ossia la malattia della madre. Sebbene l’esilio non avesse mai impedito a Khodorkovsky di proseguire la sua attività di opposizione al Cremlino anche a distanza, certo la sfida aperta a Putin costituisce un fastidio in più al primo cittadino di Russia. Nel giro di poco più di 48 ore si sono susseguite le perquisizioni da parte della polizia russa nelle abitazioni di alcuni dipendenti di “Otkytaya Rossiya” (Open Russia), la fondazione-partito politico dello stesso Khodorkovsky per questioni inerenti al processo di bancarotta della major petrolifera del 2003. Inoltre, nella giornata di ieri il Comitato Investigativo della Federazione, nella persona del suo portavoce Vladimir Markin, ha ufficializzato l’emissione di un mandato di arresto nei confronti dell’oligarca, in seguito alla chiusura delle indagini riguardanti l’omicidio di Vladimir Petukhov, all’epoca dei fatti sindaco della città di Nefeyugansk, in Siberia, sede di una delle filiali della compagnia Yukos. Oltre a Petukhov, l’ex capo di Yukos è ritenuto colpevole dell’assassinio di un altro individuo e al tentato omicidio di altri quattro, tra cui l’uomo d’affari Evgeny Rybin, manager di una società competitor di Yukos e in forte attrito con Khodorkovsky per alcuni giri di denaro poco chiari.

Già dal settembre 2014, con la grande conferenza di rilancio di Open Russia, da Kaliningrad a Tomsk, si sono comprese le intenzioni dell’ex oligarca. Il suo attrito nei confronti di Putin, unito alla sua consapevolezza di contare qualcosa più di altri in Russia, lo ha spinto a pianificare un progetto che si propone di costruire il futuro per una Russia moderna, libera e democratica. E senza Putin. Dunque intuitiva sarà la provocazione da parte della pubblica opinione che i tempi siano maturi per provvedere all’eliminazione politica dei rivali dello Zar, sebbene possano ritenersi dei processi politici fisiologici, in un contesto di crisi interna ed internazionale, particolarmente accentuati. Le prossime elezioni presidenziali si terranno nel 2018, e non è detto che Putin sia naturalmente investito del secondo mandato fino al 2024. Le spinte centripete delle forze politiche si fanno insistenti da molti lati, compreso quello che da Londra spinge per una estromissione dell’attuale presidente. Al di là del marasma politico che sta investendo la Russia, a prescindere da quella che sia la simpatia politica nei confronti di Putin, non si può assolutamente dubitare della posizione di un individuo come Mikhail Khodorkovsky e del suo trascorso criminale. Per quanto la fazione anti-Putin possa spendersi nell’invettiva della trama politica, espiare le colpe dell’ex re del petrolio russo sarebbe comunque un pensiero immorale. Ma si sa, le antipatie per alcune questioni piuttosto che altre, ci portano irrazionalmente a scegliere “il male minore”, ma che male sempre resta.