Dopo Gran Bretagna e Francia, ora anche il Canada finisce nel mirino del terrorismo islamico con due attentati in meno di tre giorni. La dinamica è sempre la stessa, singoli individui radicalizzati, in molti casi con precedenti penali, che improvvisano attacchi con ciò che hanno a disposizione e non sempre serve un kalashnikov o una bomba; a volte basta un machete, un coltello o persino un’auto con cui investire il bersaglio. Lo si è visto lunedì scorso quando un convertito canadese, Martin Couture-Rouleau, ha investito con l’auto due soldati canadesi nei pressi di una base militare alla periferia di Montreal, uccidendone uno e ferendo l’altro. Due giorni dopo a Ottawa un altro convertito, Michael Zehaf-Bibeau, con precedenti penali, ha aperto il fuoco contro un soldato canadese di guardia al Milite Ignoto e lo ha ucciso; il terrorista è poi risalito in auto, ha parcheggiato e si è introdotto all’interno del Parlamento armato di fucile prima di essere neutralizzato dalla sicurezza.

I precedenti

Il 24 maggio 2014 Mehdi Nemmouche, con precedenti penali, francese di origine algerina, aprì il fuoco con armi automatiche contro il museo ebraico di Bruxelles uccidendo quattro persone. Pochi giorni dopo il terrorista venne arrestato a Marsiglia e si scoprì che era da poco rientrato dalla Siria, dove aveva combattuto nelle file dei jihadisti. Secondo fonti francesi Nemmouche si sarebbe radicalizzato in carcere. Il 22 marzo 2013 il militare britannico Lee Rigby venne investito da Michael Adebolajo e Michael Adebowale, due convertiti di origine nigeriana, vicino alle Royal Artillery Barracks di Woolwich. Una volta investito Rigby, i due terroristi scesero dall’auto e lo massacrarono a colpi di coltello e machete cercando poi di decapitarlo. I due vennero poi feriti dalla polizia e arrestati. Nel marzo 2012 Mohamed Merah, francese di origini algerine, con precedenti penali, uccise tre soldati francesi e quattro civili della scuola ebraica a Tolosa. Anche in questo caso le autorità francesi sono convinti che il terrorista si sia radicalizzato in carcere. Una volta rilasciato Merah si recò in Afghanistan e Pakistan dove sarebbe entrato in contatto con gruppi qaedisti. Merah terminò la sua corsa barricandosi armato fino ai denti all’interno di un appartamento alla periferia di Tolosa dove venne ucciso in un assalto delle forze speciali francesi.

Perché il Canada e cosa non ha funzionato

Questa volta è toccato al Canada, colpevole di aver partecipato ai raid contro l’Isis. Secondo alcuni analisti il Canada era considerato dai jihadisti un “soft target”; un paese tranquillo, con un basso tasso di criminalità, senza precedenti per quanto riguarda gli attentati e con un livello di guardia relativamente basso. Un paese nel quale era ancora possibile entrare in Parlamento senza troppi controlli, come hanno dimostrato i fatti; le stesse autorità di Ottawa hanno fatto sapere durante la conferenza stampa di mercoledì scorso che il livello di allerta per attentati era rimasto “medium” in seguito al primo attentato di lunedì e che continuava ad essere tale anche dopo l’assalto al Parlamento. Martin Couture-Rouleau e Michael Zehaf-Bibeau erano entrambi noti alle autorità canadesi. Il primo non aveva precedenti penali ma era da tempo sotto il monitoraggio della polizia, assieme a una novantina di altri estremisti e gli era anche stato sequestrato il passaporto nel timore che potesse partire alla volta della Siria. Pare che Couture-Rouleau si fosse radicalizzato attraverso la rete, dove era molto attivo. Il secondo, precedenti per vari reati tra cui possesso di stupefacenti e rapina, era invece in attesa di ricevere un nuovo passaporto e pare non fosse nella lista dei novanta nominativi posti sotto controllo dalle autorità. Secondo alcune informazioni pare che Zehaf-Bibeau avesse frequentato per un periodo la moschea al-Salam di Burnaby; è prematuro però stabilire con certezza attraverso quali canali sia avvenuta la radicalizzazione.I due individui erano noti alle autorità ed è dunque evidente che qualcosa nelle procedure di monitoraggio e prevenzione non ha funzionato. Nel caso di Zehaf-Bibeau in particolar modo c’è da chiedersi come sia possibile che nonostante i numerosi precedenti penali e le frequentazioni ambigue, il soggetto sia stato lasciato libero di avvicinarsi al Parlamento armato a bordo di un’auto senza targa.

La radicalizzazione e i lupi solitari

La strategia del terrore è cambiata nel tempo; oggi non sono più le organizzazioni terroriste strutturate e con una precisa gerarchia a far paura (come poteva essere al-Qaeda) quanto piuttosto singoli individui, che si tratti di “jihadisti di ritorno” o elementi che si radicalizzano su internet attraverso vari siti, forum e social network e che decidono poi di mettere in atto un attacco su obiettivi relativamente facili da colpire. Questi “lupi solitari” sono però realmente soli? E’ vero che non sono parte integrante di un’organizzazione strutturata, ma è pur vero che si ritrovano spesso in piccole network virtuali dove vengono scambiati consigli, dove si stringe amicizia con altri “confratelli” che seguono la medesima ideologia radicale filo-Isis. In particolare vale la pena chiedersi come avviene la radicalizzazione, che ruolo abbiano alcuni dei cosidetti predicatori televisivi e virtuali che sono a volte invitati anche in centri islamici. Quali sono poi le letture che forgiano il loro immaginario.