Esistono nella storia movimenti di lotta che non si riescono mai a sedare del tutto. Lo Stato può anche impegnarsi capillarmente, violentemente, coerentemente, ma esisterà sempre una vena di quel fiume che prima o poi scardinerà la roccia e tornerà ad affiorare quando meno lo si aspetta. È con questa storia, che ci rievoca quasi un cardiogramma con i suoi saliscendi, i suoi acuti e i suoi bassi, che si può ripercorrere la storia dell’IRA, dai giorni di lotta feroce e tumultuosa che infiammarono il Regno Unito e l’Irlanda, al placido percorso legalitario che sembravano aver intrapreso da alcuni anni a questa parte i seguaci dell’Irish Republican Army. Ma, come dicevamo prima, non si può incardinare in un percorso calmo e retto un movimento che è radicato nel sentimento più antico del popolo irlandese. Nonostante i buoni propositi di una parte, la repressione dall’altra, ed anche il difficile cambio generazionale che vivono quasi tutti i movimenti di resistenza negli ultimi decenni, esiste sempre l’incognita che fa rimpiombare tutti in una realtà che per certi versi si è voluto dimenticare.. Oggi l’incognita è quella che per molti è una cellula impazzita, ma che in realtà può veramente dare l’input a una lotta che sembrava dover scomparire dalla cronaca ed essere relegata nelle pagine di storia dell’identitarismo europeo: la nuova IRA, la sigla che riassume tutti i movimenti paraterroristici che non hanno voluto seguire la nuova linea legalitaria della vecchia IRA, che dal 2005 ha scelto di deporre le armi, continuando la lotta su binari distinti da quelli della lotta armata. A marzo, con l’uccisione di una guardia carceraria a Belfast a seguito dell’esplosione di un ordigno, il problema della Nuova Ira era già tornato agli onori della cronaca e aveva destato ansia nelle fila del governo conservatore di Cameron. L’uccisione di un secondino, ma soprattutto di uno che per trent’anni aveva lavorato tra Long Kesh e Maghaberry, non poteva essere una casualità, ma un gesto esemplare. Si è voluto colpire chi ha lavorato per le strutture che hanno rappresentato per decenni l’inferno di tutti i detenuti irlandesi internati per reati politici.

Ed ecco che con queste premesse, non deve sorprendere la notizia di poche ore fa secondo cui i servizi segreti di Sua Maestà hanno innalzato il livello di allerta terroristica nei confronti dei dissidenti repubblicani irlandesi da “moderate” a “substantial”, qualificando quindi il grado di pericolosità della minaccia al terzo livello di gravità in una scala da uno a cinque. L’Home Secretary di Londra, Theresa May, ha deciso così di elevare il livello di allerta in tutto il Regno Unito, dichiarando che sono possibili attacchi terroristici di matrice repubblicana in Inghilterra, Galles e Scozia contro lo strutture dello Stato centrale. Con questo nuovo allarme, Londra sembra risvegliarsi non da un incubo, ma anzi, svegliarsi per tornare in un incubo che per anni hanno pensato di aver scacciato a forza di repressione violenta e accordi politici. E sembra ricordarsi che in fondo, anche se resi innocui, i sentimenti di lotta del popolo irlandese, pur se incanalati in una pace abbastanza duratura e tutto sommato accettata, rischiano sempre di divampare. Sono gli stessi sentimenti che da anni sfociano in violenze durante le manifestazioni per le strade di Belfast o di Derry, e sono le stesse che hanno portato la nuova IRA, in occasione del centenario della rivolta di Pasqua ad aprile scorso, ad affermare di voler intraprendere nuovamente la via della lotta armata e degli attacchi mirati contro lo Stato inglese. Quanto ci sia i realmente pericoloso e quanto ci sia anche di fanatismo senza sostanza, non è dato saperlo. Resta il dato rilevante che la bomba è stata messa, il morto c’è stato e l’MI5 ha rilevato un pericolo provenire da Dublino e Belfast. C’è soprattutto il dato rilevante di quelle frasi pronunciate pochi giorni fa dai responsabili della Nuova IRA, con cui hanno solennemente affermato di voler liberare l’Irlanda dal suo antico oppressore. Parole che, unite agli allarmi dell’intelligence e al morto di qualche mese fa, non sembrano da prendere alla leggera.