I paracadutisti statunitensi della 173rd Airborne Brigade, di stanza a Vicenza, sono arrivati lo scorso venerdì all’aeroporto di Lviv, in Ucraina; secondo informazioni del Ministero degli Interni di Kiev sarebbero 290 gli uomini giunti nel paese per addestrare l’esercito ucraino e partecipare a un’esercitazione congiunta. L’addestramento durerà 24 settimane e coinvolgerà circa 900 uomini appartenenti a vari settori della Guardia Nazionale d’Ucraina. Il Maggiore Jose Mendez, della base di Vicenza, ha parlato di “incrementare il livello di professionalità e competenza dei militari ucraini”. 1 Il piano è stato concordato a inizio primavera dal vice-presidente americano Joe Biden e il presidente ucraino Petro Poroshenko e va ad aggiungersi a quello organizzato da Londra a marzo, che prevede il trasferimento mensile di 75 uomini, per un periodo di sei mesi, con l’obiettivo di rafforzare le capacità difensive delle forze armate di Kiev. 2 Più preoccupanti invece le dichiarazioni del Generale Frederick “Ben” Hodges, comandante delle forze statunitensi in Europa, il quale, oltre a dichiarare che la Russia è una “vera minaccia” ha anche aggiunto che la NATO non è interessata a uno “scontro leale” ma piuttosto a far si che la Russia non riesca a farsi superare in quanto a capacità militari.

Hodges è ottimista per quanto riguarda l’incremento della cooperazione militare di Svezia e Finlandia con la NATO e si augura che gli altri paesi membri siano disposti a contribuire finanziariamente all’”ombrello di difesa” creato dall’Alleanza Atlantica, facendo notare come alcuni di essi siano maggiormente “consumatori di sicurezza” piuttosto che “fornitori di sicurezza”; un riferimento al mancato contributo del 2% del PIL da parte di alcuni paesi membri nei confronti della NATO. Hodges ha poi dichiarato che negli ultimi anni, mentre l’Occidente ha ridotto i budget militari, la Russia li ha incrementati e che truppe di Mosca sono coinvolte nei combattimenti nell’est dell’Ucraina. Il Generale si augura poi che Mosca decida di tornare a svolgere un ruolo di primo piano all’interno della comunità internazionale e che riprenda a cooperare con l’Occidente nella lotta al terrorismo islamico e per quanto riguarda le ambizioni nucleari iraniane. 3 4

Una serie di mosse e dichiarazioni che destano perplessità e preoccupazione e sulle quali è necessario mettere in evidenza alcuni punti:

1- Gli Stati Uniti accusano Mosca di aver preso parte con le proprie truppe ai combattimenti in Ucraina orientale, a fianco dei “separatisti”, ma non hanno ancora presentato alcuna prova concreta ed inconfutabile di queste presunte presenze militari. Un atteggiamento che si è già visto nel caso del volo MH17 della Malaysian Airlines, quando la Russia venne immediatamente accusata da Washington di aver abbattuto l’aereo, senza aver però fornito alcun elemento di prova, al contrario di Mosca che in breve tempo fu in grado di fornire elementi validi su eventuali responsabilità di Kiev al riguardo. D’altro canto però, gli Stati Uniti e la Gran Bretagna ammassano truppe in Ucraina con lo scopo di “addestrate ed incrementare la professionalità dell’esercito di Kiev”. Cosa sarebbe successo se fosse stata Mosca a mandare truppe a Donetsk per addestrare gli indipendentisti?

2- Il linguaggio del Generale Hodges riporta l’Europa in pieno clima da Guerra Fredda (nonostante egli sostenga che non si è più a quei livelli di tensione), con una terminologia da vera e propria “corsa agli armamenti”. Una pressione contro Mosca che va tutta a vantaggio della Casa Bianca e che risulta invece estremamente controproducente per diversi paesi europei come Italia, Francia e Germania che hanno nel tempo instaurato solide relazioni commerciali ed economiche con Mosca.

3- Riprendendo il discorso sugli “interessi”, non si comprende il motivo per cui i paesi europei, oggi in piena crisi economica, debbano fornire alla NATO un contributo del 2% del proprio PIL per un “ombrello difensivo” verso est. E’ veramente Mosca oggi il reale nemico dell’Europa?

4- Il Generale Hodges invita Mosca a cooperare con l’Occidente contro il terrorismo islamico, ma non dice nulla alla Turchia, membro della NATO e preso in castagna diverse volte mentre trasferiva armi ai jihadisti dell’ISIS e mentre curava i jihadisti negli ospedali turchi.

Varrebbe poi la pena riflettere sul fatto che organizzazioni come i Fratelli Musulmani, messi al bando con una sentenza della Corte Suprema russa nel 2003 per l’appoggio ai jihadisti nel Caucaso e recentemente dichiarati organizzazione terrorista in Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi, sono invece liberi di operare in diversi paesi occidentali, tra cui Stati Uniti e Gran Bretagna, esattamente come Hizb ut-Tahrir, altra organizzazione islamista messa al bando da anni in Russia. Bisogna inoltre tener presente che l’ex governo dei Fratelli Musulmani in Egitto ha goduto dell’appoggio dell’Amministrazione Obama fino all’ultimo, mandando su tutte le furie gli egiziani scesi in piazza per chiedere nuove elezioni; una crisi che ha raggiunto il suo apice con l’intervento dell’esercito. In seguito alla caduta del governo Morsy, l’Egitto è caduto in una spirale di violenza messa in atto da gruppi jihadisti. Volendo poi far riferimento all’avvicinamento alla NATO di Svezia e Finlandia, può valer la pena ricordare che la base operativa e i server del Kavkaz Center, sito internet legato all’Emirato del Caucaso, organizzazione islamista resasi responsabile di numerosi attentati su territorio russo, ha fatto spola proprio tra i due paesi scandinavi. 5 Non è forse giunto il momento di porre fine a obsolete politiche conflittuali in stile “Guerra Fredda”, estremamente controproducenti sotto tutti i punti di vista e valutare attentamente le reali necessità dell’Europa del XXI secolo?