La NATO e il ruolo dell’Italia all’interno dell’Alleanza Atlantica tornano al centro del dibattito politico. Su questo tema, il Movimento 5 Stelle , venerdì 29 gennaio, ha organizzato il simposio “Se non fosse NATO” presso la Camera dei Deputati. In una sala gremita hanno preso la parola, oltre ai deputati Manlio Di Stefano e Alessandro Di Battista, numerosi ospiti internazionali e della società civile, tra cui il premio Nobel Mairead Corrigan Maguire e il documentarista Andre Vltchek. La conferenza, stando a quanto dichiarato dagli organizzatori, è la prima di una lunga serie di incontri sul tema, che serviranno a preparare il terreno per una proposta di legge volta al ridimensionamento del ruolo italiano nella NATO e a ricondurre l’Alleanza agli scopi originari di organizzazione intergovernativa, deputata alla mera difesa collettiva. Già, perché, dal 1999, come ricordato sia dalla Corrigan che da Vltchek, la NATO si è trasformata da alleanza difensiva in offensiva, contribuendo alla distruzione di Stati sovrani, come la Jugoslavia, l’Iraq e la Libia, provocando la morte di migliaia di civili e l’esodo forzato di intere popolazioni. Il momento chiave dell’incontro è stato l’intervento del giurista Claudio Giangiacomo, autore della proposta di legge di iniziativa popolare sui Trattati Internazionali, basi e servitù militari, depositata nel 2008, ma mai discussa dalla Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera dei Deputati. Una proposta meritevole, che inquadra il problema, ma che non sembra in grado di produrre soluzioni adeguate. Allo stesso modo, l’iniziativa “Se non fosse NATO” del M5S ha sì riportato al centro del dibattito politico un tema, come quello dell’Alleanza Atlantica, da tempo taciuto e messo in secondo piano anche dai partiti della sinistra, ma propone soluzioni gattopardesche a una questione ormai non più rinviabile.

Sia nella proposta di legge di iniziativa popolare, che nella conferenza organizzata dai 5 stelle, non si cita la dissoluzione della NATO, ma solo un vago ritorno agli scopi originari di organizzazione deputata alla difesa collettiva, escludendo ogni operazione di tipo offensivo. Il problema dell’Alleanza Atlantica non è il suo ridimensionamento, ma la sua stessa esistenza. Dopo il 1989, anno della dissoluzione dell’Impero Sovietico, invece di cessare le sue attività, la NATO ha vissuto una seconda giovinezza. L’allargamento a est, l’avventurismo nei Balcani e in Medio Oriente, sono solo alcuni degli esempi che testimoniano la necessità, non di un ritorno agli scopi originari dell’Alleanza, ma di una sua rapida dissoluzione. La NATO ha ormai cessato la sua missione storica di bastione anti sovietico e di deterrente militare per un possibile attacco contro l’Europa. Messo in discussione deve essere anche il ruolo guida degli Stati Uniti d’America, in un’alleanza che non è mai stata alla pari. A 27 anni dalla caduta del muro di Berlino, l’Europa deve prendere in mano le chiavi del proprio destino. L’Alleanza Atlantica, al contrario, vincola gli interessi del vecchio continente a quelli d’oltreoceano, non permettendo ai governi europei di agire liberi da vincoli politici, economici e militari. La demilitarizzazione a priori, la denuclearizzazione totale e il pacifismo fini a se stessi non possono essere la soluzione. L’Italia e l’Europa dovrebbero organizzarsi in un’ alleanza militare comunitaria, aprendo i proprio orizzonti anche verso est, in nome degli interessi nazionali e europei. La NATO, al contrario, non permette soluzioni di questo tipo e spesso ha prodotto più danni che altro al nostro continente, come dimostra la vicenda ucraina. La posizione del M5S è piuttosto ambigua. La riforma della NATO non è un progetto realistico. Ricondurre l’Alleanza Atlantica agli scopi originari significa di fatto accettare la versione statunitense, che vede nella Russia un nemico e non un prezioso alleato e significa continuare l’alleanza in Medio Oriente con paesi come l’Arabia Saudita, che in questi anni ha favorito la destabilizzazione della Regione. Il merito del Movimento 5 Stelle nell’aver riacceso il dibattito sulla NATO è innegabile, ma se vogliamo evitare di entrare in tranelli gattopardeschi è necessario prendere una posizione chiara e netta che riesca a mandare in soffitta l’Alleanza Atlantica, in nome della difesa dell’Italia e dell’Europa.