La NATO si prepara ad aumentare la sua presenza nel Baltico. Almeno questo è quanto emerso dall’intervista rilasciata dal vice segretario della Difesa USA, Robert Wark, al quotidiano statunitense Wall Street Journal. Saranno quattro i battaglioni operativi in Polonia, a protezione dei confini orientali con la Russia. La mossa arriva dopo un periodo di crescenti tensioni militari tra NATO e Federazione Russa nel mar Baltico, obiettivo strategico sia per Mosca che per i Paesi dell’Alleanza Atlantica. La strategia della NATO è chiara: contenere il più possibile la forza militare russa che, secondo i ministri della Difesa dei 28 stati membri, è una minaccia reale per l’esistenza stessa dell’Alleanza. A febbraio, la NATO ha approvato il dispiegamento di truppe nell’Europa Orientale, senza però dare direttive particolari. I quattro battaglioni annunciati dal vice segretario Wark, saranno composti da una forza multinazionale, un punto particolarmente caro agli Stati Uniti, ormai stanchi di dover contribuire, quasi per intero, alla sopravvivenza stessa dell’Alleanza Atlantica.

La risposta del Cremlino non si è fatta attendere. In un comunicato a firma di Alexander Grushko, inviato russo presso l’Alleanza, si legge: “Noi non saremo osservatori passivi e prenderemo tutte le misure necessarie per compensare una presenza militare assolutamente ingiustificata. La NATO, giocando con le parole, viola chiaramente i trattati”. Secondo Mosca, il dispiegamento di ulteriori truppe a ridosso dei suoi confini è una minaccia che infrange il NATO-Russia Foundation Act del 1997, dove si vieta la presenza di un numero considerevole di soldati a ridosso dei confini russi. Per ora, di quattro battaglioni, due sarebbero forniti dagli Stati Uniti, mentre Germania e Regno unito contribuirebbero con un battaglione ciascuno. Un passo importante che segna il completo coinvolgimento di Berlino nella NATO. Del resto da Washington più volte si sono levati malumori nei confronti della politica della Germania troppo conciliante con Mosca. Le pressioni americane sui tedeschi sono cosa nota e, secondo un recente sondaggio della Bertelsmann Foundation, solo il 31% dei cittadini teutonici sarebbe a favore dell’invio di truppe nel Baltico mentre circa la metà è a favore della creazione di basi militari NATO nell’Europa orientale. Dati che preoccupano gli alleati d’oltreoceano e che testimoniano la crescente disaffezione degli europei per quella che, ormai, è percepita come un’alleanza anti storica e potenzialmente pericolosa.

Ma non solo in Europa, anche negli Stati Uniti la NATO è vista come un peso. Lo dimostrano le recenti dichiarazioni del candidato repubblicano alla presidenza, Donald Trump. Il tycoon newyorkese, campione nell’intercettare l’umore dei suoi concittadini, ha, in diverse occasioni, attaccato con durezza l’Alleanza Atlantica. “Obsoleta e costosa” l’ha più volte definita, dando voce a quanti in America si domandano, perché spendere miliardi per difendere confini che non sono i nostri? La recente escalation con la Russia, non ha fatto altro che acuire l’astio nei confronti della NATO. L’operazione militare in Siria condotta dal Cremlino ha dimostrato che Mosca è ora più che mai un partner di fondamentale importanza per affrontare le sfide di questo decennio, in primis quella del terrorismo islamico. Dove c’è cooperazione si vedono risultati concreti, quindi perché continuare a irrigidire i nervi russi con provocatorie esercitazioni militari e con un ingiustificato aumento di truppe ai suoi confini?