La resa di Angela Merkel; la cancelliera alza bandiera bianca, va ad Istanbul ad incontrare il sultano Erdogan e pur di fermare un’ondata ingestibile, nemmeno per un paese come la Germania, di immigrazione che parte dal suo paese paga un prezzo molto salato: dare il disco verde all’adesione della Turchia nell’UE. Angela Merkel già nel 2005, quando la questione era in cima alle agende diplomatiche, ripeteva sempre di essere contraria all’adesione di Ankara nell’UE; la sua campagna elettorale di 10 anni fa, si era svolta tutta così: da candidata della CDU di tradizione quindi democristiana, aveva in un certo senso posto il veto sull’ingresso della Turchia in caso di sua vittoria. La Germania mostrava i muscoli, la Merkel si ostinava a farsi vedere riluttante all’ipotesi di eventuale ricatto di Erdogan strumentalizzando la folta comunità turca in Germania. I toni ad Istanbul sono stati di tutt’altro genere; l’unica concessione di Erdogan, non certo forte come pochi anni fa dopo l’attentato molto grave di Ankara ed a pochi giorni da elezioni anticipate, è stata proprio sul luogo dell’incontro: Istanbul piuttosto che il lussuoso e controverso palazzo presidenziale della capitale. Per il resto, Angela Merkel ha ceduto le armi politiche della Germania, ha sciolto qualsiasi resistenza, concedendo l’avvallo di Berlino ad un eventuale ingresso della Turchia in seno alle istituzioni comunitarie.

L’impressione è che la Germania del dopo Volkswagen sia già molto diversa rispetto a quella di pochi mesi fa; Angela Merkel ha iniziato a cedere su molti fronti: a settembre la cancelliera affermava di poter e voler accogliere tutti, oggi chiude le frontiere ed inizia a rimpatriare alcuni profughi non ritenuti più come provenienti da paesi in guerra (basti vedere l’esempio del rimpatrio di centinaia di albanesi) e seppur in maniera molto implicita dimostra a tutti gli effetti di non poter assorbire i milioni di migranti nella sua società ed adesso, costi quel che costi, si deve fare in modo che siriani ed afghani non arrivino in occidente. Gran parte dei profughi di questi mesi, partono proprio dalla Turchia; Erdogan mostra il pugno duro ed uno Stato molto forte quando vi è da mettere bavagli alla stampa, al contempo in questi ultimi tempi polizia e forze di sicurezza turche sono misteriosamente risultate assenti e non efficienti quando vi è da fermare scafisti e trafficanti di esseri umani. In cambio dell’adesione della Turchia, un’arrendevole Merkel ha chiesto ad Erdogan di fermare i profughi che transitano dal suo paese; ma in che modo? Si parla di campi da istituire proprio in Turchia, ma anche in Libano e Giordania, fare in modo quindi che chi emigra resti nei paesi limitrofi e non venga in Europa.

Come detto, il prezzo di quest’operazione è decisamente salato; un caposaldo della politica di Berlino verrà a mancare ed Erdogan ottiene uno dei punti promessi all’inizio della sua scalata al potere, sperando in tal modo che la mai sopita volontà dei turchi di sentirsi a tutti gli effetti europei dia al suo partito quello scatto finale capace di ottenere la maggioranza assoluta in Parlamento il prossimo 1 novembre, passaggio fondamentale per il presidente turco per modificare la Costituzione ed avere pieni poteri di governo. Ma lo stesso ok della Germania, mostra l’incoerenza di fondo dell’Europa nella sua politica estera; mentre si è impegnati ad etichettare come ‘totalitari’ i regimi di Putin e di Assad e si donano premi ed onorificenze a chi in paesi considerati come poco liberi svolge il ruolo di opposizione, ad una Turchia sempre più dispotica guidati da un Erdogan sempre più sultano si offre un posto all’interno dell’UE. Un’altra, l’ennesima, storia che dimostra come sui temi inerenti democrazia e libertà di parola, la strumentalizzazione è perennemente dietro l’angolo; mentre in Turchia si arrestano giornalisti, non ultimo quello di colui che rivelò il passaggio di armi dal territorio turco a quello siriano controllato dall’ISIS, il più popoloso paese UE offre ad Ankara una rinnovata speranza di adesione. Nessun cenno alle violazioni della libertà di stampa attuate da Erdogan, nessun cenno sui tentativi di zittire anche i social network, tali trattamenti sono riservati solo a coloro che perseguono differenti interessi dalla NATO e dagli USA; ed anche Angela Merkel dunque capitola: tra Volkswagen ed immigrati, la pressione sulla Germania sta producendo i suoi prevedibili effetti.