L’ex Presidente Lula da Silva è nei guai. È stato accusato di aver occultato la proprietà di un immobile di lusso a Guarujà, litorale di San Paolo, derivante dal drenaggio di denaro pubblico verso il colosso industriale nazionale PetroBras. Un sistema di corruzione e tangenti smentito dall’anima del PT Lula, che ha affermato di aver utilizzato occasionalmente quell’immobile e che varie volte gli è stato proposto di acquistarlo, ma ha sempre rifiutato. La strategia per destabilizzare il governo brasiliano e il PT ha virato da qualche mese sulla corruzione e l’etica politica, da sempre un baluardo del partito di Dilma Rousseff. Proprio tre mesi fa era stata accolta la richiesta di impeachment per la Presidente, accusata di aver falsificato i conti utilizzando ingenti somme delle banche statali. L’attacco provenne da Cunha, leader del Movimento Democratico Brasiliano (ala liberista della coalizione di governo), che sapeva bene che sarebbe stato inutile, considerato che per annullarlo basta un terzo dei voti più uno tra senatori e deputati. Ma ciò fu fatto, e ora ne abbiamo la conferma, in un’ottica di cambio di strategia per attaccare il PT. Se negli ultimi anni le “manifestazioni colorate” e i classici metodi per destabilizzare un governo non hanno funzionato, ora si fa leva sulla morale politica. La richiesta d’impeachment era solo l’inizio. E oggi tocca a Lula da Silva che avrebbe goduto di un immobile di lusso donatogli come tangente per aver favorito la PetroBras. A prova che ciò che sta accadendo non è semplice ricerca di verità e giustizia, va considerato che in questa maxi-operazione denominata Lava Jato sono coinvolti anche molti deputati e senatori dell’opposizione, ma tutti i media (brasiliani e internazionali) si concentrano sull’ex Presidente.

Il PT è sotto attacco, e non è una novità: è nuova però la modalità con cui oggi viene attaccato. I detrattori sanno che questo scandalo non implicherà nulla a livello strettamente politico e governativo, specialmente perché colpisce Lula da Silva, che rappresenta l’anima di sinistra e più amata del partito; ma serve a fare passi avanti nel processo di destabilizzazione del legittimo governo brasiliano. Dopo la fine dell’era Kirchnerista in Argentina e la tremenda crisi politica ed economica del Chavismo in Venezuela, la fine del Lulismo sarebbe un colpo durissimo per l’America Latina e per quel processo di integrazione continentale. Il Lulismo non è paragonabile a governi ben più coraggiosi come quello Boliviano, Venezuelano, Cubano, e anche Ecuadoriano ed Argentino, ma rappresenta comunque l’ideologia che ha permesso al Brasile di diventare il gigante sudamericano e guida del continente. Senza un’economia del genere a fare da collante, i paesi dell’ALBA farebbero drastici passi indietro, e questo va evitato ad ogni costo considerato il voltafaccia dell’Argentina e la crisi del governo di Maduro.

Il partito di governo si trova ora schiacciato tra l’incudine dell’opposizione interna e il martello delle brame esterne. Tra i primi vi è una parte del ceto medio le cui aspettative dal PT sono state disattese e converge ora a destra, e parte della base più povera delusa dal non proseguimento delle forti politiche sociali del governo come la Borsa Famiglia, che converge ora verso partiti più estremi come il PSOL (Socialismo e Libertà), di matrice trotzkista. Tra i secondi vi sono i grandi gruppi bancari e i latifondisti: i leader della destra liberista filo-statunitense. Un’involontaria alleanza, ma già vista in altre parti del mondo, tra sinistra trotzkista e neoconservatori, che hanno in comune l’obiettivo di far cadere il governo democraticamente eletto e sovrano di Dilma Rouseff; e ora attaccano Lula, che è sempre pronto come ultimo calcio d’angolo del PT considerato il suo carisma e il suo apprezzamento tra la popolazione. Dalla stabilità del Brasile non dipende solo il futuro dell’America Latina, ma anche quello dei BRICS che stanno trainando il mondo verso il multipolarismo. Un voltafaccia così pesante significherebbe un forte rallentamento della transizione verso un mondo multipolare.