L’Isis ha rilasciato un video di 5 minuti dal titolo “Il sangue scorrerà a fiumi” con il quale minaccia di distruggere Russia. Il filmato, con canti in russo e immagini di potenziali bersagli, è stato rilasciato dalla Al-Hayat Media Center. I jihadisti invocano la presa del Cremlino e l’instaurazione del Califfato in Russia, Crimea, Caucaso, Urali e Tatarstan. L’autenticità del filmato, attualmente sotto analisi da parte dell’FSB, non è ancora stata confermata. L’Isis ha annunciato attentati contro la Russia in seguito all’intervento militare di Mosca partito il 30 settembre, col quale sono stati sistematicamente colpiti più di 1600 obiettivi dei jihadisti in tutto il territorio siriano e con conseguente avanzata dell’esercito governativo siriano. L’Isis non è però l’unico gruppo jihadista ad aver lanciato minacce contro Mosca anche se sui media occidentali sembrano trovare spazio soltanto i comunicati dello “Stato Islamico”. In primis vi è infatti l’annuncio fatto recentemente dal ramo siriano dei Fratelli Musulmani, nel quale affermavano che la jihad contro l’occupazione russa è un dovere di tutti coloro che sono in grado di usare armi. Un altro comunicato ufficiale era poi arrivato dal sito dell’organizzazione dei Fratelli Musulmani, dove l’intervento russo contro i jihadisti veniva spacciato per attacco contro l’Islam sunnita da parte di Russia, Iran e Egitto. Il comunicato dei Fratelli Musulmani invocava poi una resistenza come quella in Cecenia e Afghanistan che avrà “conseguenze tragiche” per Teheran, Mosca e i suoi alleati. Ci sono poi le minacce del gruppo qaedista siriano Jabhat al-Nusra, che aveva incitato ad attaccare militari ma anche civili russi, in risposta all’intervento di Mosca in Siria. 1 2 3

Poco dopo tali comunicati è precipitato sul Sinai l’aereo della compagnia russa Kogalymavia: fatto immediatamente rivendicato dall’Isis come attentato. Le indagini per appurarne le cause sono ancora in corso e se l’ipotesi della detonazione a bordo sembra al momento la più plausibile, le responsabilità sono tutt’ora da accertare. Una cosa è certa, la Russia sembra essere diventata l’obiettivo principale di tutti i gruppi jihadisti di matrice sunnita: Fratelli Musulmani, qaedisti e Isis. Un fatto che ha una sua logica visto e considerato che l’Isis non è l’unico in lotta per la conquista del territorio in Siria; vi sono anche le milizie di Jabhat al-Nusra, legate ad al-Qaeda e quelle di Ajnad al-Sham, Ahrar al-Sham e al-Jabhat al-Islamiyya (Fronte Islamico), con forte presenza di Fratelli Musulmani siriani. Tutte queste fazioni mirano alla conquista del potere e all’instaurazione di uno Stato che non può certo essere definito “laico” e “democratico”; fondamentale è inoltre il loro operato in funzione anti-sciita per spezzare l’asse che da Teheran arriva a Beirut, passando per Iraq e Siria. Non è certo un caso che proprio ieri il quartiere sciita della capitale libanese è stato teatro di un duplice attentato che ha causato almeno 41 morti e circa 200 feriti. Due uomini con indosso delle cinture esplosive si sono fatti saltare in aria all’ingresso di un centro commerciale a Bourj al-Barajneh, roccaforte di Hizbullah. L’attentato è successivamente stato rivendicato dall’Isis.

La Russia dal canto suo continua a colpire Isis e al-Qaeda anche fuori dalla Siria: martedì scorso a Nalchik le forze di sicurezza federali hanno eliminato Robert Zankishiev, comandante dell’Isis per l’unità della Kabardino-Balkaria. 4 5 Ad inizio novembre era inoltre misteriosamente stato ucciso Abdulvakhid Edilgeriev, amministratore del sito jihadista ceceno “Kavkaz Center” e parente di Movladi Udugov, estremista islamico ceceno che per diverso tempo nascosto a Istanbul. Edilgeriev era appena rientrato dai combattimenti in Siria, dove militava con una fazione qaedista e a quanto pare era libero di muoversi per la capitale turca senza alcun tipo di restrizione da parte delle autorità locali. L’agguato è avvenuto nei pressi della sua abitazione al rientro dalla moschea. Non è certo il primo jihadista originario del Caucaso che trova rifugio nella Turchia islamista dell’Akp.