Nel giorno in cui inizia ufficialmente l’estate, migliaia di greci si sono dati appuntamento davanti al parlamento in piazza Syntagma ad Atene per esprimere tutto il loro sostegno al governo Tsipras, impegnato nelle dure trattative con la Troika sulla questione del debito. In più di quindicimila, secondo gli organizzatori, si sono stretti attorno al premier in vista del vertice di oggi a Bruxelles nel quale Atene si giocherà praticamente tutto. Per tutta la giornata di domenica l’esecutivo ha lavorato senza sosta per portare davanti ai creditori una proposta concreta che possa garantire alla Grecia una boccata di ossigeno e sbloccare i 7,2 miliardi di prestiti per la fine del mese, necessari per ripagare il prestito del FMI. Tsipras ha presentato le sue proposte a tutti i leader più importanti dell’eurozona, in primis ad Angela Merkel con la quale si è a lungo intrattenuto al telefono. Il piano proposto ai creditori, secondo le intenzioni di Atene, mira a “portare benefici a tutte le parti”. La nuova proposta del governo di Syriza, rispetto a quella presentata all’inizio del mese, prevede di raggiungere entro la fine dell’anno un avanzo primario dell’1% sul PIL, con l’obiettivo di un avanzo del 3,5% per il 2018. Inoltre il governo ateniese sarebbe disposto ad aumentare le imposte e adottare misure fiscali permanenti per una cifra pari al 2% del PIL.

Nonostante l’evidente tentativo dell’esecutivo di venire incontro alle richieste dei creditori, rimangono notevoli punti di disaccordo, soprattutto sulla questione dell’IVA che Atene vuole in tre aliquote distinte mentre la sua controparte insiste sulla necessità di due aliquote: una standard al 23% e una per i beni primari dell’11%. Ma il punto più controverso rimane la ristrutturazione del debito, la vera linea rossa di Atene, e la questione delle pensioni. Senza l’assicurazione da parte dei creditori di una ristrutturazione difficilmente ci sarà il tanto agognato accordo che scongiurerebbe, per ora, il default greco e il tanto citato Grexit. Se da gran parte d’Europa sono numerosi gli inviti, più o meno diretti, a fare presto, dalla Germania arrivano le maggiori resistenze. Il ministro delle finanze di Berlino, Wolfgang Schäuble, continua a dimostrarsi poco interessato al raggiungimento di un accordo condiviso e punta il dito contro Atene rea, a suo dire, di non aver rispettato le regole del club europeo e di non lavorare abbastanza per una soluzione. Parole sconfessate dal ministro delle finanze elleniche Varoufakis che, come riportato da Dimitri Deliolianes su Il Manifesto, in un’intervista ha rivelato che le proposte presentate dalla Grecia durante l’eurogruppo non sarebbero nemmeno state lette per il veto del ministro Schäuble. Altro che scarsa collaborazione da parte greca, la sensazione è che a remare contro siano proprio i paesi nordeuropei ostinati a proseguire sulla via dell’austerità.

La situazione, in realtà, è meno tragica di quanto non si creda e anche qualora si dovesse arrivare al tanto citato Grexit le conseguenze non sarebbero poi così gravi, del resto il fondo è stato toccato da un pezzo e adeguarsi alle richieste dei creditori significherebbe di fatto formalizzare lo status di malattia irreversibile del Paese. Mentre da un lato istituzioni europee e mezzi d’informazione scommettono sulla fine della Grecia, come dimostrano i toni apocalittici di alcune cronache giornalistiche riguardo fantomatiche code agli sportelli delle banche, dall’altro lato i popoli europei dimostrano grande solidarietà e si schierano dalla parte dei greci alle prese con un’epocale battaglia di dignità. In 250mila sono scesi in piazza a Londra sabato scorso contro le politiche neoliberiste del governo Cameron e per ribadire un secco no alle misure di austerità che hanno massacrato l’Europa. Tra i manifestati, a voler simboleggiare la lotta comune contro il neoliberismo, era presente anche una delegazione di Syriza che per bocca di uno dei suoi rappresentanti ha affermato: “In Grecia abbiamo pagato con il nostro sangue per la politica del rigore. Il dovere politico, ma anche morale, del governo greco è quello di porre fine alle austerità che hanno provocato nel paese una crisi umanitaria”. Ecco perché la lotta di Tsipras e del popolo greco è prima di tutto una lotta per l’Europa prima che per se stessi.