Da Riga,  Gianni Ventola Danese

 Vale la pena di prendersela una mezzoretta e ascoltarla integralmente l’intervista alla presidente della Lituania Dalia Grybauskaite (http://ltv.lsm.lv/lv/raksts/19.05.2015-11-gundars-reders–dala-gribauskaite-eng.id49662). Perché è un documento autentico, senza filtri, della propaganda anti russa che questa Europa sta mettendo in atto da tempo secondo una precisa agenda di comunicati, interviste, sondaggi e false notizie o disinformazione. Una carriera folgorante, la sua, suggellata dagli studi statunitensi presso la Georgetown University di Washington D.C. ed incarichi prestigiosi presso l’ambasciata americana a Vilnius. Insomma, un partner fedele e affidabile di Europa e, in particolar modo, Stati Uniti. E non a caso le parole del presidente lituano riservate alla Russia hanno il sapore di una sfida, un guanto lanciato sapendo bene di avere le spalle coperte.

Ucraina. La Grybauskaite lamenta il fallimento degli accordi di Minsk, la guerra continua e gli accordi non sono rispettati, lo scopo di Putin sarebbe quello di destabilizzare l’area, economicamente e militarmente, mentre gli obiettivi dell’Ucraina sono molto semplici: indipendenza, libertà e democrazia e l’ingresso nella Nato. Il presidente dimentica che in Ucraina il governo attuale è sostenuto da filonazisti che certamente poco hanno a che fare con indipendenza, libertà e democrazia, e che l’ingresso nella Nato è un tassello geopolitico che non ha alcuna reale relazione con la volontà del popolo ucraino. In una costante espressione severa, il presidente si illumina in un breve sorriso (min 2:45) quando afferma che la soluzione di extrema ratio è quella militare, ma che per ora si cerca di riportare Putin alla ragione attraverso le sanzioni economiche che dovranno essere presto inasprite, proprio a partire da iniziative della presidenza lituana nei prossimi incontri internazionali di giugno. Attualmente la Lituania, aggiunge, su mandato della Nato e delle Nazioni Unite, sta inviando armamenti all’Ucraina.

La Russia e Putin. Nella mappa concettuale della Grybauskaite Putin e la Russia sono due entità slegate tra loro, la Russia è amica, Putin è nemico. L’esponente politica lituana manda un messaggio molto chiaro. Alla domanda se lei ritenesse la Russia una minaccia, risponde che la Russia non è una minaccia, la Russia è un vicino di casa, la minaccia è Putin, l’aggressività del Cremlino, la sua politica espansionistica “pericolosa per il mondo”. E non ci vuole la traduzione per capire il senso: vogliamo un cambio di leadership in Russia, e poco importa che Putin sia stato eletto proprio dai russi. Per il presidente, i leader scendono dal cielo, si installano nelle istituzioni all’insaputa dei popoli, ed è forse questo il senso del suo ragionamento, un altro leader può rimpiazzare Putin, in qualsiasi momento, fosse necessario organizzare l’ennesima rivoluzione colorata, o peggio.

Leva obbligatoria, richiamo in servizio di civili e i bei tempi di Medvedev. Il tono delle parole del presidente assumono la forma di una argomentazione prettamente militare, strategica. Sarebbero le condizioni attuali che spingono la Lituania a seguire l’esempio di altre nazioni che si affacciano sul baltico: Danimarca, Lettonia, Svezia, Estonia ma anche Norvegia. Quello di richiamare in servizio i civili per garantire il numero necessario di uomini per eventuali missioni. Entrare nella Nato, aggiunge, non garantisce un ombrello di protezione per eventuali attacchi, dobbiamo investire come nazione nella nostra difesa soprattutto guardando a cosa accade intorno a noi. Ed è qui che persino il giornalista lettone Gundars Rēders, non certo avvezzo a mostrare simpatia per il Cremlino, chiede “ma cosa starebbe accadendo intorno a noi, presidente?”. “La Russia è cambiata”, poi si corregge, “la leadership russa è cambiata”, prima c’era Dmitry Medvedev, ora c’è Putin, e tutto è cambiato. Già, parole non opinabili. E’ infatti Putin che ha fatto perdere ai Rotschild i 250 milioni di dollari (da questi dati a Khodorkovski), per comprare la Yukos (oggi Gazprom) a un cinquantesimo del suo valore. È ancora Putin che ha messo in galera il detto Khodorkovski e recuperato al popolo russo la Gazprom. E’ naturale che l’occidente si trovasse meglio con Medvedev, più accomodantee filo-occidentale. Tanto accomodante che, nel 2011, non fece una piega e si astenne dal veto in sede di Consiglio di Sicurezza ONU, avallando l’invasione “umanitaria” della Libia da parte della NATO che ha portato il paese nella drammatica situazione attuale.

L’invasione russa dei paesi baltici, Putin peggio di Stalin. Il giornalista non può trattenere a questo punto una domanda (min 9:30) che sto facendo anche io, personalmente, qui a Riga, come corrispondente: “veramente lei pensa che la Russia si appresterebbe ad attaccare nuovamente le repubbliche baltiche?”. E qui le risposte del presidente lettone prendono una piega surreale quanto inquietante. Secondo una studiata strategia di ribaltamento della domanda, afferma «Siamo già sotto attacco, stiamo subendo “cyber attacchi”, “attacchi di propaganda” e “attacchi di informazione”». Devo usare le virgolette, perché non vengono forniti ulteriori dettagli su che cosa sia un “attacco di propaganda” ma la Grybauskaite li definisce senza alcuna esitazione come aggressioni “non convenzionali” che rappresentano i “primi elementi di una guerra”, come ad esempio la dimostrazione di forza della parata militare, o il rafforzamento della presenza militare nell’enclave di Kaliningrad. Non vale a nulla l’obiezione imbarazzata del giornalista, poiché queste, sempre per la Grybauskaite, non sarebbero solo innocue dimostrazioni ma segni di una propaganda aggressiva, ancora “peggiore di quella di Stalin”. Parole di un presidente di uno stato della UE.

La crisi greca? quisquilie! Un’altra risposta infelice del presidente lituano (min 20:50), in riferimento alla tenuta economica dell’eurozona in presenza dell’ipotesi grexit. La Grecia, appena il 2% dell’economia europea, è assolutamente ininfluente, non sposterebbe una virgola. E la questione viene liquidata con queste parole.

Accoglienza di quote immigrati, gli immensi flussi dall’Est e il rischio “omofobia”. Di accogliere quote di rifugiati provenienti dal mediterraneo non se ne parla. Il presidente lituano sostiene che i paesi baltici siano già oggetto di “immensi flussi” di migranti dall’Est (Russia, Bielorussia, Ucraina) ai quali viene data accoglienza, servizi e in molti casi rifugio. E continua affermando che per spirito di solidarietà qualche migrante africano potrebbe essere accolto, ma solo per iniziativa personale (sic!), nessuno ci potrà obbligare ad accogliere migranti che non provengono dalle nostre aree di specificità anche perché ciò potrebbe comportare problemi interni di “omofobia” (min 25:30). Quindi o la Grybauskaite pensa che i migranti siano tutti omosessuali, oppure semplicemente scambia il termine “xenofobia” con quello di “omofobia”. Una gaffe colossale sfruttata ad arte dal giornalista lettone.

La polemica finale la chiusura dell’intervista. Occorre fare presente che tutte le domande, o meglio, gli argomenti da trattare nell’intervista, erano stati concordati tra l’esponente politico e la redazione televisiva, ma dato che la Grybauskaite cita involontariamente il problema dell’omofobia, scambiandolo con quello della xenofobia, il giornalista coglie la palla al volo (min 25:56) e rilancia: a proposito ci dica, cosa ne pensa del riconoscimento delle coppie gay. Il presidente lituano si vede così costretta a chiudere l’intervista, perché l’argomento non era stato concordato. L’intervistatore chiede allora se il crollo del supermercato Maxima a Riga è stato d’insegnamento anche il Lituania per il controllo dell’edilizia pubblica. Anche questa domanda viene respinta perché non concordata. E così, dopo poche battute formali di reciproco ringraziamento, l’intervista si conclude. Resta alle cronache il ritratto di un personaggio con molti lati oscuri, che si rifiuta di rispondere su importanti temi nazionali ma che non lesina accuse e argomentazioni contro la Russia, contro il suo governo legittimamente eletto, contro il suo primo ministro, Putin. Fino ad accusare quest’ultimo di essere il nuovo Stalin, anzi peggio e ad affermare che la Lituania e attualmente sotto attacco da parte della Russia. E tutto questo senza che un capo di stato europeo si dissociasse da queste parole irresponsabili, non un richiamo da parte della Mogherini, nemmeno una nota di qualche ambasciata a sanzionare il fatto. Per ora. Staremo a vedere.