Tra questa e lo scorsa settimana, più precisamente tra sabato e lunedì, sono giunte notizie che connotano chiaramente un calo di tensione nella regione ucraina. La prima indiscrezione, la ripresa dei rapporti commerciali tra le miniere del Donbass, sotto il controllo della Repubblica Popolare di Donetsk, e l’Ucraina. Successivamente, lunedì, Gazprom ha ripreso le forniture di metano al governo di Kiev, il prescelto dall’Occidente per stuzzicare i russi, ricevendo in risposta altrettante dimostrazioni e concessioni pacifiche. Si è di fronte alla ricostruzione dei rapporti interni di questa regione, divisa e ingiustamente ferita dal tiro alla corda russo-occidentale. Tiro alla corda voluto fortemente dagli U.S.A., che da una parte intendevano infastidire la Russia costruendo basi militari NATO al confine ucraino-russo, mentre dall’altra miravano a destabilizzare ancor di più una Russia in recessione in modo da tenerla occupata e agire indisturbati in Medio-Oriente. I piani degli americani non sono però riusciti. Il presidente russo Vladimir Putin ha infatti riconosciuto come la situazione al confine ovest del paese comportasse una spesa insostenibile per la debole economia russa, e ha così deciso di accantonare il progetto del Donbass per concentrarsi – mossa vincente considerando l’evoluzione di cui siamo stati testimoni – sulla Siria. La seconda notizia simbolo di una riappacificazione è accompagnata dalle voci che arrivano riguardo l’attuale situazione al confine delle repubbliche separatiste: non c’è più gran movimento, i conflitti sono terminati, le truppe e gli armamenti ritirati dal fronte.

Ma sono le dichiarazioni dei leader separatisti che confermano l’allentamento delle tensioni, se non la costruzione concreta di una via verso la pace. Sabato scorso hanno entrambi posticipato le elezioni locali che sarebbero dovute avvenire il 18 ottobre: il presidente (se così si può definire un presidente di una repubblica tra virgolette) di Donetsk Alexander Zakharchenko le ha posticipate al 20 aprile 2016, mentre il leader di Lungansk Igor Plotnitsky al 21 febbraio. Queste sono dichiarazioni di grande peso. Il progetto iniziale, infatti, vedeva nelle elezioni delle due repubbliche di Donetsk e Lungansk la voglia di confermare e anzi dare ancora più credito all’immagine di indipendenza, sovranità e legittimità delle due. Invece questo rinvio, che potrebbe anche rivelarsi il primo di tanti, avvicina le due entità separatiste al destino già prefissato a febbraio dagli accordi di Minsk, che determinano e confinano il futuro di Donetsk e Lungansk come due distretti all’interno dell’Ucraina. Putin avrà anche perso la battaglia per l’Ucraina allora, ma più che una sconfitta sarebbe giusto parlare di un compromesso, di una concessione, di un sacrificio – offerto all’altare dell’Occidente e ancor di più a quello a stelle e striscie degli Stati Uniti – utile per permettere di riporre attenzione e forze in uno stato come la Siria, dove la posta in gioco è forse ancora più alta e dove gli attori in scena sono sicuramente più affidabili rispetto ai colleghi ucraini.

In queste settimane abbiamo vissuto l’escalation della presenza militare russa in Siria: la battaglia per l’Ucraina sarà anche stata persa, ma proprio per questo il leader del Cremlino Vladimir Putin non intende cedere di un passo nella sua marcia verso gli obiettivi mediorientali prefissati. Per ora non sembrano esserci grandi pericoli all’orizzonte per l’ex ufficiale del KGB, che per ora tra Siria, Israele, Iran, Iraq e Turchia ha dimostrato di saper tessere una fitta rete di rapporti e di essere un vero leader e un grande stratega. E’ riuscito a fare ciò che tutti i grandi strateghi della storia – degni di essere definiti tali – riescono a fare, seguendo i precetti del grande Sun Tzu nel suo favoloso “L’Arte della Guerra”: si è dimostrato in grado di ribaltare una situazione sfavorevole, in una favorevole. Avrà forse letto questo capolavoro mondiale, riconoscendo che la guerra, in fondo, non è nulla più che “l’arte dell’inganno”? Sun Tzu lo aveva detto: “Se sei pronto, sembra impreparato; se sei vicino, sembra lontano; se sei lontano, sembra vicino.”