di Francesca Lupi

Foto di Damasco prima della guerra sono esposte alle pareti della sala del Caffè Giubbe Rosse di Firenze, sotto la nobile bandiera siriana quella vera, con due stelle sul tricolore rosso-bianco-nero. Gli ospiti (Monsignor Hilarion Capucci, Arcivescovo di Gerusalemme; il Dottor Jamal Abo Abbas, Presidente della Comunità Siriana in Italia; il Dottor Ouday Ramadan, Portavoce della medesima; Hujjatulislam Abbas di Palma, dellAssociazione “Imam Mahdi”; Saverio Di Giulio, volontario Sol.Id.; Francesco Torselli, Consigliere Comunale di Firenze), entrano nella sala e si preparano per iniziare la conferenza di fronte a un pubblico poco numeroso ma entusiasta.

Monsignor Capucci, al centro della tavolata, attende pazientemente il suo turno per prendere la parola. L’imponenza della sua personalità suscita rispetto reverenziale in tutti noi. Egli, come ci ricorda il Dottor Ouday Ramadan con commozione, è stato in carcere per il ruolo che ha ricoperto nella pubblica denuncia dell’operato di Israele nei confronti della popolazione palestinese, ed è un simbolo vivente della resistenza siriana. I presenti vengono ringraziati: il primo, grave problema, per coloro che hanno a cuore il destino del popolo siriano e delle inestimabili ricchezze della sua terra, e si impegnano ogni giorno per apportare il loro contributo in questo senso, è infatti quello di comunicare; o meglio, di essere ascoltati. A livello pubblico, ci testimoniano, trovare modo di esprimere un punto di vista differente da quello propugnato dai media occidentali è quasi impossibile. Il clima che si respira in Occidente è quello della censura, la censura della “più grande dittatura che sia mai esistita, la dittatura del politically correct”. I mass media escludono dal confronto quelle personalità di spicco che potrebbero fare la differenza nell’opinione pubblica; le interviste vengono contraffatte, le storie inventate ad arte. Al contempo, però, i nostri proclami politici in merito alla situazione siriana traboccano di parole come “democrazia” e “libertà“.

Eppure dalla Siria, dal Regime degli Assad con la R maiuscola, specifica Ouday Ramadan, come sinonimo di Ordine, Legalità, contro il Caos di cui lo Stato Islamico e gli altri gruppi ribelli sono espressione molti paesi europei avrebbero molto da imparare in materia di libertà. In Siria, paese laico e storicamente multiculturale, in cui vige la libertà di culto, non si davano episodi di discriminazione religiosa e di xenofobia, come invece avviene oggi in paesi come l’Italia, nonostante la pretesa di guida civilizzatrice che i paesi europei si attribuiscono nei confronti dei paesi arabi. Sunniti, sciiti, alauiti, cristiani, drusi – tutte le confessioni convivevano in armonia sul suolo di Damasco, la capitale più antica del mondo, la capitale delle capitali, uniti a livello superiore da un’unica appartenenza, quella verso la patria: perché quando la patria è in pericolo, allora si è siriani prima di essere qualunque altra cosa; ed allora i siriani sono al 100% sunniti, al 100% sciiti, al 100% alauiti, cristiani, drusi – un popolo unito, indivisibile, con un unico destino.

Anche in questo un paese come l’Italia avrebbe sono da imparare da un paese come la Siria: il patriottismo e il valore che il popolo siriano sta dimostrando oggi, in questa lotta contro un nemico esterno e non interno, come ci spiega Ouday che ne minaccia l’unità e l’armonia, non è nemmeno immaginabile per luomo occidentale. Ognuno dei partecipanti al convegno ce lo ha confermato. Noi, che abbiamo avuto il privilegio, ma anche il dolore, di assistere a questa guerra, lo sappiamo bene: i siriani non hanno paura di morire per la loro patria; i giovani combattono eroicamente; le madri eroicamente assistono al loro sacrificio, per la patria e contro il nemico. Nemico esterno e non interno, ci teniamo a sottolinearlo e a ribadirlo, perché non prevalga l’informazione di regime. Il nostro regime, questa volta. Poichè non si tratta di una guerra civile, come la versione ufficiale” dei fatti ci propugna, ma di un’invasione di assassini e criminali: tali sono i fomentatori della rivolta, armata e foraggiata, direttamente e indirettamente da Washington, Londra, Parigi, Tel Aviv, Riyad, Doha, e sostenuta, fomentata da un numero impressionante di testate nazionali in tutto il mondo mentre nemmeno un giornalista è presente all’incontro di oggi, nonostante lo spessore delle personalità presenti e l’importanza di ciò che avrebbero da dire, si nota incidentalmente.

Non vi è quindi separazione, ma perfetta coincidenza tra il Presidente Bashar al-Assad e il suo popolo, il popolo siriano: non è possibile, afferma con convinzione Ouday Ramadan, vedere una separazione, una volta che si è potuta toccare con mano la costanza e la forza della resistenza. Essa è un fatto. Ma un fatto può essere occultato, manipolato senza alcuno scrupolo, ed ogni giorno ci si presentano esempi di questa tragica realtàVi sono rimasti ben pochi paesi liberi nel mondo, nota Hujjatulislam Abbas Di Palma; alcuni più liberi di altri. Siria, Iran, Russia sono i principali esempi; ed è particolarmente illuminante notare quanto questi tre paesi siano emblema di tre visioni del mondo alquanto differenti tra loro, ma che, ciò nonostante, si ritrovino alleate su un unico fronte. L’Iran, in particolare, che si discosta sul piano della laicità dalla visione del Regime degli Assad, non è mai stato così vicino alla Siria come in questo momento storico. Questo è il multipolarismo, questo è ciò che fa paura, reca disagio al fronte opposto, alla dittatura del pensiero unico occidentale; questo è ciò per cui la Siria combatte, quando fronteggia lo Stato Islamico e Jabhat Al-Nusra (dei quali è recente la notizia di ripresa collaborazione), oltre agli altri gruppi taqfiri.

Sono fiero che vi fossero così tanti volontari italiani in Siria confida Ouday, lanciando uno sguardo a Saverio Di Giulio e insieme a loro volontari provenienti da tutta Europa e dal mondo; poichè questa resistenza non è solo siriana, ma di tutti coloro che abbracciano questa causa mondiale. Ed è soprattutto italiana, poiché è il momento di prendere coscienza di questo altro fatto: ogni anno, l’Italia, per assecondare leggi eteronome, perde alleati e partner commerciali importanti. Così per Iran, Siria, Libia. Di Giulio ci racconta della prime esperienza coi volontari italiani di Sol.Id. in Siria, nel 2013: erano presenti nel momento più drammatico, afferma, quando le pressioni e le minacce dei paesi occidentali verso il governo legittimamente eletto degli Assad erano al loro culmine. Oggi quella minaccia è sopita, ma non superata; e il traguardo della pace è ancora ben lungi dall’essere raggiunto. In che modo, dunque, possiamo fare la nostra parte, noi italiani? È molto semplice, ci hanno detto in Siria: raccontate. Raccontate quello che avete visto. Prestate la vostra voce alla nostra causa e diffondete!