Volevano la pace, sono stati arrestati con l’accusa di essere “vili”, “crudeli”, “traditori”, così li ha definiti il presidente turco Tayyip Erdogan che ha aggiunto: “Solo perché hanno titoli come professore o dottore davanti ai loro nomi non significa che siano illuminati”. 1 A sostegno di Erdogan è poi arrivato niente di meno che Sedat Peker, noto personaggio legato alla criminalità organizzata, promotore del pan-turchismo, con presunti legami con l’organizzazione segreta Ergenekon, legata allo “Stato profondo”. Peker ha dichiarato di “volersi fare la doccia con il sangue degli intellettuali”. 2 3 Sono dodici o forse diciotto i docenti universitari arrestati dalle autorità turche perché colpevoli di essere tra i 1200 firmatari provenienti da ben 89 università che hanno aderito a una dichiarazione dal titolo “Non saremo parte di questo crimine”, in riferimento al massacro in atto nel sud-est del paese nei confronti dei curdi.

Durissimo l’intervento del noto linguista e filosofo americano Noam Chomsky: “La Turchia ha accusato l’Isis per gli attacchi di Istanbul, mentre Erdogan lo ha aiutato in diversi modi, così come ha fatto con al-Nusra, che non è molto diverso. Egli ha poi lanciato un’offensiva contro chi condanna i suoi crimini contro i curdi, che sono poi i principali avversari dell’Isis sia in Siria che in Iraq. Servono ulteriori commenti?”. Chomsky in poche righe ha fotografato perfettamente la situazione turca. E’ tutto chiaro da tempo, nella Turchia di Erdogan non c’è spazio per chi vuole la pace, il dialogo e la trasparenza, decisamente no; ce n’è però per i comandanti jihadisti di Isis e al-Nusra curati negli ospedali turchi a ridosso del confine siriano; c’è posto per jihadisti in transito, che si tratti di quelli che passano per Istanbul con destinazione Siria o quelli che rientrano e fanno due passi per la città. Nella Turchia di Erdogan è permesso perseguitare i giornalisti, gli oppositori, puntando il dito contro presunte “forze oscure” che complotterebbero contro il governo Akp, tentare di bloccare i social network, ma soprattutto massacrare le popolazioni curde, plausibilmente uno dei principali ostacoli alle ingerenze islamiste di Erdogan in Siria.

I curdi hanno dato una sonora lezione all’Isis, in primis a Kobane ma anche in altre zone del nord della Siria, mentre Mosca bombardava carichi di petrolio dell’Isis curiosamente diretti in Turchia. Si potrebbe poi ritornare sulla faccenda dei carichi di armi dei servizi turchi scoperti dalla polizia nel sud del paese e diretti ai jihadisti oltre confine; faccenda per cui agenti e funzionari sono stati rimossi dai propri incarichi, un po’ come quelli che si permisero di indagare sul caso di corruzione che vedeva coinvolto Erdogan, il figlio Bilal ed altri esponenti del governo, a cavallo tra dicembre 2013 e gennaio 2014. Questa è la Turchia di oggi, da anni ormai guidata da Erdogan e dai suoi fedelissimi dell’Akp. Turchia membro della Nato e di quella coalizione che afferma di voler combattere l’Isis ma che di fatto ha concluso ben poco, tanto che secondo i dati disponibili l’Isis ha seriamente iniziato a perdere terreno soltanto in seguito a quell’intervento militare russo che mandò su tutte le furie Erdogan e l’amministrazione Obama. Insomma, questa Turchia sta mettendo in serio imbarazzo l’Alleanza Atlantica e una UE che per troppo tempo ha continuato a corteggiare il governo di Ankara ritenendolo un legittimo interlocutore e al punto da arrivare, su iniziativa della Merkel, a versare un miliardo di euro per convincerla ad occuparsi dei profughi siriani. 4 Con l’arresto dei docenti universitari si è giunti a un nuovo triste capitolo della Turchia “erdoganiana” che continua impunemente a perseguitare chiunque osi criticare il governo. L’UE cosa pensa di fare in proposito? Staremo a vedere. Un’ultima considerazione, sarebbe bello vedere in Italia qualche iniziativa da parte di intellettuali, giornalisti e docenti che tanto si indignarono per il cosiddetto “colpo di Stato” in Egitto del 2013 o da parte di quei gruppi islamisti che scesero sistematicamente in piazza a favore di Morsi. Chissà se ne vedremo?