Le motivazioni dello scoppio e dell’aggravarsi della guerra siriana non sono dovute a un reale bisogno da parte dell’Occidente – elettosi come alfiere della democrazia e dei diritti – di portare civiltà in tutto il bellicoso, incivile e barbarico (a detta sua) Medio Oriente né tanto meno di salvare i civili e i profughi alla deriva. I fini sono ben altri, rilegati a questioni geostrategiche molto vecchie che tanto per cambiare ruotano sempre e solo attorno ad un elemento cardine: l’energia. Le accuse dell’America e della NATO circa l’utilizzo da parte del governo di Damasco di armi chimiche a Sud di Idlib ricordano molto quelle utilizzate dal Generale Colin Powell per giustificare la guerra a Saddam e la relativa invasione dell’Iraq (motivazioni smentite dallo stesso Powell alcuni anni dopo).

La Siria si trova in una posizione strategica poiché oltre l’accesso al Mar Mediterraneo e quindi un contatto diretto e rapido con il mercato europeo, è un territorio ricco di petrolio e gas naturale tanto da essere stato, prima della guerra, uno dei maggior produttori del Sudovest asiatico. Per la Repubblica Araba di Siria passano diversi oleodotti e gasdotti che collegano tutto il Medio Oriente (nord Africa compreso) e permettono l’accesso al mercato energetico europeo (dominato in gran parte dai russi) quali:

1) Arab Gas Pipeline: il quale parte dalla Siria e arriva fino in Egitto (Homs-Tripoli-Damasco-Amman-Aqaba-Taba-Arish) con un prolungamento verso Israele (Ashkelon). Nel 2006 è partito il progetto per un prolungamento verso la Turchia (Homs-Kilis).

 

2) Friendship Pipeline: un massiccio insieme di gasdotti e oleodotti che parte dall’Iran (Iran Gas Trunkline) e arriva fino in Siria passando per l’Iraq; la maggior parte dei gasdotti sono concentrati tra Iran e Iraq mentre gli oleodotti nel nord e nordest verso Turchia e Turkmenistan.

South-Pars

South-Pars

La grande quantità di reti energetiche di cui dispone la Siria è resa possibile grazie al sodalizio commerciale con l’Iran il quale a sua volta irrora le sue reti grazie all’enorme giacimento di gas naturale che possiede assieme al Qatar nel Golfo persico, il South Pars / North Dome Gas-Condensate field, vicino allo Stretto di Hormuz. Questo enorme giacimento ha una capacità di 51 trilioni di metri cubici di gas naturale e 7 trilioni di gas naturale condensato e copre un’area di quasi 10.000 chilometri quadrati. E’ di proprietà sia dell’Iran per quanto riguarda il South Pars (3700 km2) che del Qatar per quanto riguarda il North Dome (6000 km2).

L’Iran è uno dei maggiori finanziatori dei paesi sciiti sia a livello economico sia a livello energetico rifornendo gran parte del Sudovest asiatico e dell’Asia centrale attraverso le risorse che riesce estrarre dai propri giacimenti costieri (come il Kish Gas Field e l’Aghajari Oil Field) e soprattutto dall’abnorme cisterna di gas naturale marino; il South Pars è molto più piccolo di quello in dotazione al Qatar ma non essendoci una vera e propria divisione tra i due giacimenti tutto sta nel riuscire a pompare più velocemente carburante rispetto al proprio vicino. Il gasdotto iraniano è suddiviso in 27 “fasi” (12 di gas e 15 petrolchimiche) che variano in ampiezza e capienza, allo sviluppo di questo progetto concorrono più di 400 compagnie iraniane assieme a diversi colossi europei e non (la fase 2 e 3 è stata sviluppata infatti dalla Total e dalla Gazprom; la 4 e la 5 da un consorzio dell’Eni, probabilmente Saipem; la 6, 7 e 8 dalla norvegese Statoil e l’11 sempre dalla Total con un investimento di oltre 6 miliardi per il 50% dell’appezzamento). La zona nella quale questo mastodontico apparato di raffinerie e stoccaggio opera si chiama PSEEZ (Pars Special Economic Energy Zone) ed è situata nei pressi del villaggio iraniano di ‘Asaluyeh.

A meridione invece è situata la controparte qatarina che vede coinvolto il North Dome nel Dolphin Gas Project, uno dei primi progetti energetici del Gulf Cooperation Council (composto dalle monarchie petrolifere di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Oman, Qatar, Kuwait e Bahrain), che ha come finalità quella di portare gas naturale dal Qatar all’Oman (Ras Laffan-Taweelah-Fujairah) e di ricongiungersi alla rete che collega già tutta la penisola arabica.

Arab gas pipeline

Arab gas pipeline

Quello che differenzia i due schieramenti è che il primo, quello che potremmo definire iraniano-sciita, ha già diverse partnership con paesi come la Russia e praticamente con tutto il Medio Oriente, riuscendo quindi a far concorrenza ai gasdotti caspici e a spartirsi gran parte del mercato asiatico ed europeo (seppur in dimensione ridotta); il secondo, quello che potremmo definire invece saudita-sunnita, ha invece un mercato meno ricco dovendo quindi svendere il proprio carburante ai paesi limitrofi (che se ne fanno ben poco a loro volta) accontentandosi di uno scarno mercato con USA e Cina che poco ripaga gli enormi finanziamenti che il GCC sta sostenendo.

La chiave di volta a questo problema, per quanto riguarda i sauditi, è appunto la Siria poiché confinando sia con la Turchia che con il Mediterraneo permetterebbe un collegamento diretto con il mercato europeo che è in mano alla controparte russa-iraniana. Il problema però sta nel fatto che la Siria, la quale è guidata dalla minoranza etnica alauita (di ispirazione sciita), ha come partners Iran e Russia: i primi, acerrimi nemici dei sauditi (sunniti wahabiti) e i secondi, secolari nemici del principale cliente del mercato arabico, gli US. I continui attacchi al blocco avverso (invasione dell’Iraq, sanzioni alla Russia, sanzioni all’Iran durante i mandati di Ahmadinejad e il conflitto siriano) sembrano più volti a sgretolare questa intesa piuttosto che a portare civiltà e democrazia (dato che la Comunità internazionale tace quando i raid sauditi radono al suolo lo Yemen).

Midstream Dolphin Pipeline map

Midstream Dolphin Pipeline map

Il conflitto siriano può quindi essere spiegato anche sotto questa ottica dato che da quasi dieci anni le monarchie del Golfo provano a sedurre la Siria onde riuscire ad avere i permessi per estendere le loro linee di rifornimento ma la famiglia Assad ha sempre scelto l’alternativa della sovranità energetica e del partenariato con Russia ed Iran; quindi cosa c’è di meglio di una guerra per ristabilire tutte le sfere di influenza poiché anche la Turchia spera di riuscire a strappare territori siriani quando la guerra sarà finalmente finita.