Intervista a cura di Enrico Filotico

No al referendum. Il popolo greco ha dimostrato a Tsipras di essere dalla sua parte. Come cambiano gli equilibri europei?

 Gli equilibri europei semplicemente non ci sono. L’eurogovernance è altamente instabile: lo dimostra la gestione del caso greco ma anche del caso libico e ucraino, lontanissimi da una parvenza di soluzione. Volevano un capro espiatorio, l’hanno trovato in Yanis Varoufakis ma nessuno ha ancora detto una parola sul debito greco, che è insostenibile, e su altri tagli lacrime e sangue che non contribuiscono a far produrre un grammo di pil alla Grecia. Siamo costretti a rimpiangere i giganti del secolo scorso, De Gaulle, Adenauer, De Gasperi: si staranno certamente rivoltando nella tomba osservando il triste panorama europeo.

Le misure di austerity, la troika e il memorandum hanno negli anni abbattuto  l’economia ellenica. Samaras che stato ha lasciato in eredità a Tsipras?

L’ex premier conservatore, da pochi giorni non più al vertice di Nea Dimokratia, ha eseguito in toto tre tagli a stipendi, pensioni e indennità; una sforbiciata violenta a sanità e welfare per ottenere prestiti che per l’80% ha dovuto restituire come interessi. Non un euro per lo sviluppo. Quale prospettiva strategica c’è stata? Francamente mi sfugge. I furbetti del Partenone hanno già, indisturbati, portato via il loro malloppo in Svizzera, come dimostrano i duemila nominativi della Lista Lagarde. Ma il giornalista che l’ha pubblicata, Kostas Vaxevanis, anziché una medaglia al valore civile ha ottenuto in Grecia un processo per direttissima e un paio di manette, che gli sono valse il Premio Internazionale Julio ParradoL’austerità non può essere un metro quotidiano, perché se non gira la moneta le comunità si impoveriscono e poi muoiono. Servono politiche industriali, che sono latitate in una Grecia che importa di tutto pur avendo le premesse per produrre.

Le dimissioni di Varoufakis quanto sono reali? È possibile un suo ruolo da burattinaio dietro le quinte?

Ha detto che si sarebbe fatto tagliare un braccio pur di non firmare un memorandum (quello votato dal Parlamento greco) che è anche peggio dell’ultima proposta di Juncker e che, tra l’altro, non dice una parola sull’haircut del debito ellenico. E’stato il piede di porco con cui scardinare un tavolo che, però, oggi è ancora lì intatto a dettare legge. Credo che ormai si tratti di una grande tragedia teatrale, con numerosi colpi di scena, traditori come Efialte che si moltiplicano. Ma con un finale non ancora scritto. Nessuno sa, ad esempio, se il Grexit potrebbe essere un fallimento o un’opportunità.

L’allontanamento di Varoufakis era una delle condizioni imposte dall’eurogruppo per poter contrattare con la Grecia?

Perché, qualcuno avrebbe ripreso a contrattare? Il piano di Tsipras è ciò che gli hanno chiesto a Bruxelles, la vera trattativa sarebbe sul taglio del debito e su una nuova Europa ma non credo che da Berlino e Francoforte accettino questo tipo di dialogo. Viviamo in un continente buio, con una politica afona accecata dall’economia invasiva. I leader non programmano, la cultura non è contemplata in consigli dei ministri e summit. Si procede alla giornata e anche questo nuovo piano per Atene è solo un altro tot di miliardi in prestito. L’Ue si sta disintegrando nel silenzio colposo delle intellighenzie. Sono le elites ad essere drammaticamente mancate: hanno scelto di regalare endorsementper quella politica che, invece, avrebbero dovuto criticare e stimolare. 

Ci aiuti a conoscere il nuovo ministro dell’economia. È Tsakalotos l’uomo giusto per contrattare con la Grecia?

 E’un dignitoso economista formatosi in Inghilterra ma vale quanto altri. Le rivoluzioni si fanno con i neuroni  in movimento non con gli yes man. La Grecia dovrebbe essere analizzata con gli occhi della geopolitica: a largo di Creta vi sono importati giacimenti di gas, Mosca ha appena siglato con Atene un accordo per il nuovo gasdotto Turkish StreamRussia e Cina sono pronte aprivatizzare rispettivamente ferrovie di Treinose e porto del Pireo. Ma a occidente non gradiscono, per questo Berlino ha alzato l’ennesimo muro. Inoltre non cessano gli sconfinamenti quotidiani del caccia f-16 turchi nello spazio aereo ellenico. Ce n’è abbastanza per farsi un’idea di quanto peso specifico abbia la Grecia.

Dopo il no al referendum Tsipras ha accettato in blocco le richieste dell’Europa, è una strategia per condurre la nazione alla ripresa economica o è un segno di debolezza perché si è sentito messo alle strette?

La Grecia è già fallita e oggi il suo crack sarebbe solo sulle spalle degli stati membri che gli hanno prestato altri soldi, mentre nel 2012 il danno maggiore lo avrebbero subito le banche tedesche e francesi. Si aspetta solo di individuare la mano destinata a rimanere con il cerino in mano. Chi perde è la piazza e il voto popolare che non conta più nulla, un altro pezzo di sovranità che si scioglie in dinamiche che non producono effettivi vantaggi per i cittadini europei. L’inventore del rebetiko, il compositore greco Vassilis Tsitsannis di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita, in un suo pezzo scrisse: “Meglio separarsi adesso, dal momento che non possiamo più continuare a stare assieme”. Quarant’anni fa già immaginava la storia della Grecia e di questa Ue, forse…

E’ la Grecia ancora una meta estiva o si sente di sconsigliarla ai turisti dato il momento critico delle  banche?

La Grecia resta la regina delle mete estive mediterranee e chi scrive il contrario alimenta il terrorismo mediatico tanto caro ai disfattisti. Tutti i cittadini nel mondo prima di morire dovrebbero avere il buon gusto di visitarla, per svariati motivi, tra cui la riconoscenza civile e moraleLo scorso anno ha fatto segnare il record con 20 milioni di visitatori, quest’anno si punta a 25 milioni. Un consiglio? Non fermatevi solo al mare e in spiaggia, ma chi vuol tastare membra e nervi dell’Ellade si spinga nel suo intimo: la piana delle Termopiliil Peloponneso, la CalcidicaZagarochoriala Macedonia. Lì è stata fatta la storia, lì serve guardare per non smarrire la speranza.