“Le quattro rate per il Fmi in scadenza a giugno ammontano a un miliardo e 600 milioni di euro. Questo denaro non sarà versato, perché non c’è”. Queste le parole del ministro dell’interno greco Nikos Voutsis, parole che probabilmente il ministro non avrebbe mai voluto recitare e che rendono ufficiale la sempre più triste realtà greca, quella di un paese sull’orlo del disastro. Ma i membri del governo Tsipras non ci stanno e rilanciano immediatamente con l’intervista rilasciata sulla Bbc dal ministro delle finanze Yanis Varoufakis: “Ora spetta alle istituzioni internazionali fare la loro parte. Siamo andati loro incontro a tre quarti del percorso, ora loro devono venirci incontro facendo quell’ultimo quarto del cammino. Negli ultimi quattro mesi, la Grecia non ha dovuto solo gestire il pagamento di stipendi e pensioni, ma ha dovuto estrarre il 14% del Pil per rispettare gli impegni con i creditori internazionali. Ad un certo punto non saremo più in grado di farlo”. Le dichiarazioni di Varoufakis, disperate quanto ragionevoli, non sembrano aver scalfito gli esponenti delle istituzioni internazionali le quali, per bocca del ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, hanno chiarito il loro punto di vista: “Non vorrei mai scambiare il mio compito con quello dei miei colleghi greci, il lavoro che deve fare Varoufakis è più pesante del mio. Si è impegnata lo scorso 20 febbraio ad attuare l’attuale programma, quindi non abbiamo bisogno di parlare di alternative, sebbene abbia ancora un bel po’ di sforzo da fare per adempiere a quello che si è impegnata a fare. Mandare nuovi avvertimenti alla Grecia? Non è necessario. Non so se i greci ascolteranno questa intervista, ma sanno che cosa è in gioco. È per questo che non hanno bisogno di ulteriori avvisi.”

Leggendo queste dichiarazioni sembra quasi che il signor. Schaeuble viva in un mondo tutto suo. Come può la Grecia rispettare i propri impegni presi il 20 febbraio se non viene messa nelle condizioni di farlo? Nemmeno a Varoufakis sono andate giù le scelleratezze pronunciate dal ministro tedesco, perciò poche ore fa ha deciso di rispondere a tono alle provocazioni:”Il problema della Grecia non sono le riforme, ma l’austerity. Il governo greco è pronto a realizzare un’agenda che includa tutte le riforme chieste, ma l’ostacolo nella trattativa resta l’austerity più che doppia imposta al Paese rispetto agli altri, che si vorrebbe continuasse con surplus primari insostenibili. Siamo disposti ad applicare un’agenda che includa tutte le riforme economiche sottolineate dai think tank economici europei, inoltre, siamo in grado in maniera unica a mantenere il consenso dell’opinione pubblica greca per un solido programma economico. Il problema però è che i creditori insistono su un’austerità ancora maggiore per quest’anno e oltre, un approccio che impedirebbe la ripresa, bloccherebbe la crescita, peggiorerebbe il ciclo deflazionario del debito e, alla fine, eroderebbe la disponibilità e la capacità della Grecia di vedere inoltre l’agenda di riforme della quale il paese ha un bisogno così disperato”. La Grecia non può più reggere il peso dell’austerità che ormai, come riporta lo stesso ministro, è più che raddoppiata. Si sta andando sempre più verso una spaccatura dell’Europa, una divisione sempre più incolmabile tra le nazioni “mediterranee” e dell’est Europa ( proprio in questi giorni le elezioni in Spagna e Polonia hanno evidenziato ulteriormente questo dato) e le nazioni dell’Europa del Nord, prima fra tutte la Germania. L’unico paese che continua a registrare un’ insolita neutralità è la Francia che, con l’attuale presidente Hollande, sta assecondando il volere della Merkel ma che, con le prossime elezioni, potrebbe far registrare un cambio di rotta netto (nonostante la ripresa di Sarkozy alle ultime regionali).

In mezzo a tutto questo marasma cosa pensa il popolo greco? Secondo il sondaggio condotto da Public Issue, il 71% delle persone intervistate vorrebbe che Atene restasse nell’euro e il 68% ritiene che il ritorno alla dracma peggiorerebbe la situazione economica. Inoltre il 59% dei greci chiede che il governo non si pieghi alle richieste delle istituzioni finanziarie, con l’89% contrario ai tagli alle pensioni e l’81% ostile qualsiasi ipotesi di licenziamenti di massa. Davanti a questi dati, ammesso che siano attendibili, non sembra che il popolo greco abbia le idee molto chiare: da una parte si richiede al governo di andare contro le istituzioni finanziare internazionali, ma dall’altra non c’è un deciso desiderio di uscire dall’euro e di intraprendere una strada alternativa. Icaro pretendeva di raggiungere il sole con delle ali di cera, i greci chiedono a Tsipras di farli uscire dalla crisi rimanendo nell’euro: difficile capire quale tra le due sia la pretesa più assurda.