Questa volta la Grecia ha deciso di fare la voce grossa: Alexis Tsipras ha infatti comunicato che non rimborserà il Fondo monetario internazionale (Fmi), a meno di uno sblocco di una nuova tranche di aiuti, evenienza che lo stesso Fmi ha più volte negato con riluttanza. La forte presa di posizione di Tsipras però non può nascondere la verità: che la scelta di non restituire i soldi alla Fmi non è tanto una scelta coraggiosa ma una scelta disperata, oltre che obbligata. Le casse greche sono totalmente vuote, non ci sono più riserve e quindi, anche se volesse, la Grecia non potrebbe comunque ridare i soldi ai propri creditori. E’ di pochi giorni fa la notizia che, per versare gli assegni di maggio ai dipendenti pubblici, l’esecutivo greco ha dovuto drenare denaro da ambasciate e consolati: un gesto disperato indice del fatto che le risorse greche si siano ormai esaurite da tempo. Perfino la rata di debito da 750 milioni da rifondere all’Fmi, fissata per il 12 maggio scorso, è stata restituita attingendo 650 milioni da un conto di emergenza aperto dallo stesso Fondo Monetario per cui, in definitiva, sono stati restituiti solo 100 milioni.

Anche dall’altra parte della barricata i toni non si placano. Angela Merkel e François Hollande hanno concesso solo altri 12 giorni a Tsipras per ottenere lo sblocco della “famosa” tranche di aiuti da 7,2 miliardi la quale eviterebbe, almeno per il momento, il collasso dello stato greco. In caso contrario, dopo un periodo di 30 giorni di “grazia”, verrebbe annunciato il tanto temuto default. Dal canto suo Alexis Tsipras cercherà di battersi con tutta la forza giovedì e venerdì prossimi a Riga, giorno in cui, in occasione della riunione dei capi di stato e di governo, incontrerà la cancelliera tedesca e il premier francese. Il presidente greco è determinato a salvare la sua nazione con ogni mezzo, cercando di ottenere un accordo finale con i creditori internazionali: in altre parole, Tsipras non ha più intenzione di pagare a rate il debito poiché ritiene che questa modalità di pagamento non faccia altro che sfavorire l’economia greca. Invece, versando tutti i soldi in un grande pagamento finale, la Grecia avrebbe il tempo di far ripartire la propria economia e restituire certezza ai mercati.

Con quest’ultima richiesta, Tsipras sembra aver colto nel segno. E’ sempre più palese che la rateizzazione del debito greco non sia altro che una tattica della Merkel e dell’Fmi per lasciare la situazione economica greca in uno stato di perfetto stallo: da una parte non c’è il ben che minimo desiderio di farla fallire ma dall’altra non sembra che le istituzioni stiano facendo ogni sforzo per salvarla. Situazione che sta esasperando tutto il popolo greco e il suo premier, perennemente alla ansiosa ricerca di nuovi fondi per “salvare il salvabile”.

Questa è una delle possibili interpretazioni di questa tragedia, ma anche un’altra lettura, molto suggestiva, potrebbe essere presa in considerazione. Come già avevamo riportato una settimana fa, Vladimir Putin ha proposto alla Grecia di entrare nella “Nuova banca dei Brics”. Nell’articolo (che potete trovare qui) tutte le cause e le possibili conseguenza di questa proposta sono state illustrate, ma ora è necessario illustrarne un’ultima, collegata a doppio nodo con la provocazione di Tsipras di oggi. La spavalderia di Tsipras e la sua presa di posizione nel non voler pagare i 300 milioni all’Fmi potrebbero derivare, oltre che dalla mancanza di liquidità di cui parlavamo prima, dalla sicurezza di non essere solo ma di avere un uomo come Putin alle spalle (oltre che tutti gli altri Brics). Questa potrebbe essere la chiave, il grimaldello che potrebbe portare allo sblocco dello stallo voluto dalla Merkel e della successiva fine dell’austerità, sogno di gran parte dei paesi europei in difficoltà (tra cui anche l’Italia).

Tsipras, soprattutto grazie all’aiuto di Putin, sta cercando di cambiare le regole del gioco, regole in precedenza decise solo da pochi e ora rimesse gravemente in discussione. Ora la palla passa alle istituzioni politiche, economiche e bancarie europee: se avranno l’elasticità necessaria potranno far fronte a questa nuova minaccia, altrimenti soccomberanno: l’unico modo è quello di ridisegnare il debito greco e sbloccare gli aiuti di cui il paese ha bisogno. La Merkel ora deve mettere da parte l’orgoglio, l’Fmi accettare la scomoda evidenza, Tsipras aspettare e sperare. E Putin? Putin non può far altro che leccarsi i baffi…