I greci non hanno paura e lo straordinario risultato dell’attesissimo referendum di ieri lo dimostra. Più del 60% degli aventi diritto ha detto no. No all’austerità, no al liberismo e no al terrorismo finanziario che per cinque anni hanno stritolato il Paese. La lezione di democrazia che i greci hanno voluto dare all’Europa è un chiaro segnale di cambiamento. Ma il merito di questo storico risultato è tutto del premier Alexis Tsipras e del suo,ormai ex, ministro delle finanze Yanis Varoufakis che commentando i risultati ha detto: “Volevano umiliarci: questo era l’obiettivo dell’ultimatum. Da domani con questo coraggioso no che questo popolo ci ha dato e non tenendo conto della paura, adesso tenderemo una mano per collaborare con i nostri compagni. E chiameremo ognuno di loro per aiutarci. Il no di oggi è un sì alla democrazia. Un sì a un’Europa di benessere e speranze future per tutti”. Il no della Grecia non è una vittoria solo dei suoi cittadini ma di tutti i veri europei, è un segnale di speranza e di coraggio da parte di un popolo umiliato per troppo tempo, che ha preso in mano il suo destino decidendo che è meglio un salto nel buio piuttosto che continuare a morire lentamente sotto i colpi mortali della Troika. Questa è la vittoria di Davide contro Golia, del popolo contro l’oligarchia e della democrazia contro l’aristocrazia dei burocrati liberisti di Bruxelles.

Ci avevano provato, i signori grigi dell’eurotower e delle cancellerie europee a diffidare i greci dal compiere il loro dovere civico, con una campagna mediatica martellante per far votare in massa per il sì all’accordo proposto dai creditori, travisando il significato di questo referendum e ricattando con la paura delle file ai bancomat, del grexit, di improbabili situazioni da guerra civile. Il risultato del referendum ha provocato un vero e proprio terremoto politico ad Atene, con le dimissioni del leader di Nuova Democrazia Antonis Samaras, vera quinta colonna della Troika e artefice delle disastrose politiche di austerità. Ma la decisione del popolo greco gli scossoni più duri li ha assestati all’impalcatura europea rappresentata, in questo caso, dalla cancelliera tedesca Angela Merkel portandola, in accordo con il presidente francese Hollande, a convocare un vertice straordinario dell’Eurogruppo per martedì. Il coraggio della Grecia ha annichilito i falchi dell’austerità come Sigmar Gabriel, vicecancelliere tedesco dell’SPD (membro del Partito Socialista Europeo, il che dovrebbe spiegare molte cose), che senza mezzi termini ha accusato Tsipras di “aver distrutto l’ultimo ponte verso un compromesso tra Europa e Grecia”. Un vero e proprio cortocircuito, che ha spiazzato anche Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, che con ipocrisia e toni apocalittici ha evocato un “programma umanitario” post referendum, dopo aver lui stesso contribuito alla chiusura di ospedali e al licenziamento di milioni di lavoratori greci. Le conseguenze del no sono ancora imprevedibili già dalle prossime ore la situazione assumerà contorni più chiari. A scontrarsi sono ora due visioni: quella più oltranzista dei falchi dell’austerità, del liberismo e del rigore (gli stessi che preferiscono vedere le code alle mense per poveri piuttosto che davanti ad un seggio elettorale), rappresentati dal ministro delle finanze tedesco Schauble e dai vari ministri dei paesi del nord Europa, che spingono per un grexit incondizionato, e quella più morbida franco-italiana che, con un colpo al cerchio ed uno alla botte, cerca di mediare restando però saldamente dall’altra parte della barricata rispetto al governo greco e alle forze popolari.

La posizione di Tsipras, dal canto suo, è piuttosto chiara: “Abbiamo dimostrato che la democrazia non può essere ricattata, ma da domani portiamo avanti il nostro tentativo di uscita da questa crisi. Era un referendum per un’altra Europa, non per uscire dall’Europa”. Insomma la Grecia non ha alcuna intenzione di uscire dall’euro e dalla Comunità Europea, ma se la sua voce non venisse ascoltata, potrebbe seriamente pensarci, visto il grande sostegno popolare al governo e il piano B rappresentato dai recenti accordi con Russia e Cina, pronte a rifornire di almeno 15 miliardi le casse del governo ellenico. Se il grexit ci sarà non sarà per una decisione unilaterale greca, ma per volontà dei falchi dell’austerità e del sistema finanziario internazionale, e non è un caso che sia Barclays che JP Morgan nelle ultime ore puntino tutto sull’uscita dall’euro di Atene. Il no dei greci è un’apripista per tutti i paesi impigliati nelle maglie dei meccanismi del rigore, un segnale di risveglio importante per l’Europa che potrebbe allargarsi a macchia d’olio dopo l’estate con le elezioni in Portogallo, Spagna ed Irlanda. Da oggi nasce una nuova Europa, il cui leader, Alexis Tsipras, è pronto a guidare la battaglia per un’Europa più giusta, più indipendente e più equa, un’Europa delle persone e non della finanza e della burocrazia che senza alcuna legittimità democratica hanno, fino ad oggi, condizionato la vita di milioni di cittadini.