Nella notte tra venerdì e sabato la gran parte dei greci si è ritrovata davanti alla tv, tutti in attesa di un messaggio di speranza. Dall’altra parte, all’interno dello schermo televisivo, un Alexis Tsipras visibilmente provato cercava le parole, se non il coraggio, per spiegare al suo popolo cosa stesse accadendo. L’annuncio è risuonato per i saloni, le cucine, le stanze degli appartamenti, generando sgomento e panico tra gli ascoltatori: l’ottimismo non c’è più, è scomparso, come la speranza. Non si è infatti riusciti a trovare un accordo con i creditori, dunque la Grecia fallirà, a meno di assurdi colpi di scena, il 30 giugno, come stabilito dagli stessi creditori. L’accordo non è stato trovato poiché, come afferma lo stesso premier greco, le offerte che i creditori hanno presentato alla Grecia non sono altro che ricatti e ultimatum contrari ai valori europei. Tsipras continua, con evidente difficoltà, ad illustrare ai propri concittadini cosa accadrà nei prossimi tempi, annunciando clamorosamente per il 5 luglio un referendum nel quale i greci saranno chiamati a respingere o abbracciare l’ultima inaccettabile offerta avanzata dai creditori, referendum approvato dalla maggioranza del parlamento grazie ai voti di Syriza e Alba Dorata. Dopo aver sollecitato il popolo a votare in massa “ No” per dare uno schiaffo molto più che simbolico alle prepotenze dei creditori, Tsipras ha concluso: ”Il momento delle verità per loro è venuto, il momento di quando vedranno che la Grecia non si arrenderà, che la Grecia non è un gioco cui si può mettere fine. Sono certo che il popolo greco sarà all’altezza delle storiche circostanze. Non abbiamo voluto accettare la morte lenta dell’economia greca. In ogni caso la nostra volontà per individuare una soluzione percorribile sarà sempre sul tavolo. La Grecia non è semplicemente un turista nella Ue.” Frasi queste del premier Tsipras che per alcuni hanno sottolineato la ferrea dignità del popolo greco, per altri invece nient’altro che un becero populismo.

Indipendentemente da ciò, sembra che i cittadini non stiano seguendo il suggerimento del loro premier: un primissimo sondaggio di “K- Research” rivelerebbe infatti che i sì sarebbero al 47%, i no al 33% e gli indecisi al 20%. Queste previsioni denotano la grandissima paura che sta investendo il popolo greco, indeciso se piegarsi ancora alle assurde pretese dei creditori europei (Ue, Fmi, Bce e Esm) oppure andare incontro all’inevitabile default. Inoltre, non appena è terminato l’intenso discorso di Tsipras, si è generata una istantanea ma prevedibile corsa all’accaparramento di contanti. I bancomat sono stati presi d’assalto, in un solo giorno i greci hanno ritirato ben 700 milioni di euro. Normalmente, in un intero fine settimana, ne vengono prelevati 30. Tutti questi soldi, che vengono erogati alla Grecia grazie ad un meccanismo di liquidità di emergenza della Bce, di nome “Ela” , verranno tagliati improvvisamente se la Grecia non risarcirà una somma pari a 1.6 miliardi di euro all’Fmi. Una possibilità che, se non impossibile, è di sicuro altamente improbabile.

Il 5 di luglio i cittadini greci saranno chiamati al referendum più importante della loro storia. La scelta giusta potrebbe far riprendere, una volta per tutte, un paese al collasso. Al contrario, la scelta sbagliata potrebbe cancellare per sempre la Grecia come nazione ed istituzione. Il problema però è un altro: a questo punto, per il popolo greco, esiste una scelta giusta? Arrivati oramai a questo punto, è possibile ancora rimettersi in carreggiata attraverso una di queste due soluzioni? La risposta arriverà dopo il 5 luglio, quando le conseguenze del voto saranno manifeste, ma sembra ormai veramente troppo tardi per una conclusione a lieto fine. Secondo molti giornali, attraverso questo referendum è stata finalmente data la possibilità al popolo greco di decidere democraticamente il proprio futuro. Ma la verità è ben diversa, la democrazia è arrivata tardi: al popolo greco è stata data la possibilità di decidere democraticamente di che morte morire.