Sembra quasi la scena di un film Hollywoodiano, uno di quelli che piace tanto all’americano medio: Shinzo Abe, il presidente giapponese, in piedi davanti al Congresso degli Stati Uniti che chiede scusa, a nome di tutto il Giappone, per i morti americani della seconda guerra mondiale. Una scena epocale, una scena che non può far altro che riempire di orgoglio chi non aspettava altro da decenni. Non si fa aspettare troppo il lungo applauso di tutti i membri del Consiglio, fragoroso e superbo, volto a sottolineare ulteriormente ciò che ormai è palese ai più: quelle scuse sono l’ultimo tassello che mancava per la totale sottomissione, da parte degli Stati Uniti, di un paese potente e ricco di storia come il Giappone. Quello che però nessuno ha calcolato, ciò che nessuno ha veramente colto, è che dietro quel microfono non c’è una comparsa qualsiasi di un film hollywoodiano come tanti. Lì, di fronte a tutte quelle mani che sbattono ad un ritmo cadenzato, c’è Lui, Shinzo Abe, il quale è appena riuscito nell’impresa di far credere ai vinti di essere i vincitori. Un vero colpo di scena, come in ogni film che si rispetti.

E’ facile asserire, per noi europei, che Abe non stia facendo altro che svendere il Giappone agli Stati Uniti. Osservata la situazione dal nostro punto di vista, sarebbe più che giusto affermare questa probabile verità. Ma la vicenda va analizzata dal punto di vista giapponese e ciò è possibile solo puntando gli occhi su un altro paese: la Cina. Storica rivale del Giappone, per motivi purtroppo assai tragici, la Cina negli ultimi tempi ha espanso molto non solo il suo mercato, ma anche e soprattutto la sua presenza militare nel Pacifico. Abe, dal canto suo, non ha più voglia di stare a guardare l’inarrestabile ascesa del colosso cinese, perciò ha deciso di agire, portando avanti un programma per molti versi revisionista. Primo punto per importanza di questo programma è la ricostituzione di un esercito che non sia solo di autodifesa, ma che abbia un più largo raggio di azione e di libertà. Questo è l’unico modo, come Abe e i giapponesi ben sanno, di contrastare attivamente la Cina prima che essa riesca ad estendere la propria egemonia su tutto il Pacifico. Se la Cina riuscisse in questo intento, ogni sforzo diventerebbe tardivo e vano.

Bisogna ammettere che l’idea di dover scendere a patti con gli Stati Uniti per avere un esercito autonomo non deve essere esaltante, senza contare poi quelle frasi che Abe ha dovuto recitare davanti al Congresso statunitense, che di sicuro avranno fatto storcere il naso a più d’un giapponese. Bisogna però allo stesso tempo capire che questi sono solo espedienti necessari affinché il Giappone possa finalmente ottenere ciò che da tanto tempo gli è stato sottratto. Dietro a quegli applausi scroscianti dei congressisti si cela la verità dei fatti, ossia che Abe sta riuscendo a rendere il Giappone non più una pedina nelle mani degli Stati Uniti, da muovere a piacimento, ma una potenza che possa dire la sua all’interno di un’alleanza non più a senso unico. L’esempio più calzante è il patto del TTP (Trans Pacific Partnership), in cui il Giappone non sta accettando passivamente le regole dettate da Obama, ma anzi è proprio Abe che sta imponendo le proprie richieste. Riguardando nuovamente il video del discorso (che potete trovare qui http://www.lintellettualedissidente.it/rassegna-video/la-sottomissione-del-premier-giapponese-abe-al-congresso-usa-eterne-condolianze-per-caduti-americani/) non si può che esclamare:”Eh sì, sembra proprio un film di Hollywood, uno di quelli in cui gli eroi coraggiosi sconfiggono ed umiliano pubblicamente il nemico.” Peccato però che questa volta il film non sia di Hollywood e perciò l’esito della scena non sia poi così scontato. Perciò sedetevi, rilassatevi e godetevi il resto del film. Il regista e primo attore Shinzo Abe non vi deluderà.

Buona visione.