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L
a capacità di ipocrisia dà la misura della capacità di incivilimento di un popolo.

Così Nicolás Gómez Dávila descriveva in poche battute il doppio filo che da sempre lega un popolo, la sua evoluzione, e la capacità di creare una rete di inganni, di menzogne, di finte rappresentazioni, per dimostrare agli altri (prima ancora che a sé stesso) di non essere ciò a cui la realtà lo condanna. Se il poeta colombiano aveva ragione, allora è proprio vero che l’Europa, sul finire del 2016, è ancora, dopo millenni, il continente più civile del mondo. Perché un così vasto e articolato sistema di ipocrisie, una rete così ampia di finzione, difficilmente può essere individuata in modo più nitido come quella con cui è stata catturata tutta la popolazione europea nella grande opera chiamata “lotta al terrorismo”. Un’ipocrisia malcelata, ma continua, che si estende in tutti gli ambiti: quell’inferno dell’opinione pubblica fino ai soliti salotti perbenisti; dalla politica nei parlamenti alla politica nelle piazze; dai messaggi di cordoglio a quelli odio; dalla carta stampata ai social network. Tutto quanto forma quel grandioso spettacolo dell’Occidente, in questo caso sul palcoscenico d’Europa, che lotta contro il Terrore.

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Il pianto dei cittadini europei

L’Europa piange. Piange ormai da tredici anni, da quando per la prima volta, con gli attentati di Madrid, si sentì scossa dal sangue di poveri innocenti uccisi da una follia più grande di loro. Da quel momento, con cadenza più o meno regolare, il fenomeno terroristico ha assunto connotati sempre più diversi, colpendo in modo più o meno schematico prima il Regno Unito, poi la Francia, infine la Germania. Ed in ogni momento, da subito, la guerra al terrore ha reso tutti i cittadini europei consapevoli di un nemico oscuro, ma altrettanto ignari di chi ne fossero i mandanti. L’Europa, dicevamo, piange. Ma piange perché solo questo sa e solo questo vuole fare. Piange perché disperata, ma soprattutto piange perché sa che in cuor suo essa è vittima ma allo stesso complice di un gioco al massacro che vede morire suoi cittadini inermi in ogni parte. E questo essere disperata, va di pari passo con un fiume di ipocrisia, di lucida follia e di tradimento verso sé stessa, che è opportuno ricordare, per non cadere nella trama di chi sguazza nel Terrore.

Se di ipocrisie parliamo, l’ipocrisia prima e più grande è certamente quella della scelta degli alleati. L’Europa non solo non sa scegliere, ma quando lo fa, sbaglia clamorosamente, andando a consegnarsi non soltanto ai tagliagole, ma anche a chi è legato a doppio filo al terrorismo in tutte le sue sfumature. Siamo il continente alleato degli Stati Uniti d’America, paese che per decenni ha usato i fanatici jihadisti per combattere i propri nemici sui campi di battaglia dell’Oriente. Iniziarono con l’Afghanistan, per frenare l’avanzata sovietica, finiscono con il Daesh (con i ribelli moderati), per eliminare il nemico Assad, il più grande alleato della Russia in Medio Oriente. Li abbiamo aiutati e siamo stati loro complici nell’eliminazione del Colonnello Gheddafi, devastando con le bombe anche italiane l’unico Paese che poteva rappresentare (con tutte le sue perplessità) l’ultimo baluardo al terrorismo islamista e all’orrenda tratta di schiavi che l’ipocrisia occidentale chiama semplicemente “migrazione”.

Il messaggio di fine anno del Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin

Siamo il continente che ha stretto enormi rapporti di affari con le grandi potenze del petrolio del Golfo Persico, Qatar e Arabia Saudita: Paesi da cui sgorgano, in modo più o meno chiaro, i fiumi di denari che servono a finanziare lo Stato Islamico contro i loro storici nemici dell’area mediorientale, la Siria degli Assad, ma anche l’Iran della Rivoluzione sciita, il nemico culturale, finanziario e militare per eccellenza, con il quale guerreggiano anche in Yemen, devastando un popolo dimenticato quale quello yemenita. Abbiamo pagato con miliardi di euro la Turchia di un personaggio ambiguo e pericoloso come Erdogan, tenendoci stretto non un alleato, ma un avversario, che dell’Europa vuole solo i soldi e la minaccia. Abbiamo scelto come alleati i più grandi finanziatori del terrorismo islamico, ne siamo stati consapevoli e ne siamo complici: ci siamo consegnati e abbiamo consegnato l’Europa al nemico, adesso ne paghiamo le conseguenza.

La seconda grande ipocrisia, collegata in modo indissolubile alla prima, è la scelta del nemico. L’Europa ha scelto un nemico da tempo: è la Russia. Caso vuole che, volenti o nolenti, la Russia sia l’unica a combattere veramente sul campo l’orrore dello Stato Islamico in Siria ed Iraq. Inutile nascondersi dietro un velo, quell’ipocrisia appunto, e non guardare in faccia la realtà. Si può guardare la Russia con sospetto, si può idolatrare Putin come biasimarlo, ma c’è un unico dato incontrovertibile: se ad Aleppo si è festeggiato il Natale e l’Isis arretra nel deserto, questo è stato soltanto possibile attraverso l’impegno militare costante e profondo dell’esercito e della flotta russa, che da subito hanno sostenuto la controffensiva di Damasco contro la barbarie dell’Isis. L’Europa però questo non lo vuole capire, e fa di tutto per negarlo. Continua nella sua folle corsa alle sanzioni alla Russia, continua a sostenere l’Ucraina contro Mosca, continua a tagliare i ponti con il Cremlino.

Senza capire, ancora una volta, che l’Europa senza la Russia non è Europa: perché la Russia, che piaccia o no ai burocrati europei e ai loro fedeli amici Oltreoceano è ancora oggi la più grande potenza europea.

Disegni realizzati con gessetti colorati in ricordo delle vittime degli attentati di Bruxelles, 23 marzo 2016. ANSA/ CHIARA DE FELICE

Disegni realizzati con gessetti colorati in ricordo delle vittime degli attentati di Bruxelles, 23 marzo 2016 – Ansa/ Chiara De Felice

Queste ipocrisie si inseriscono e fanno nascere la grande ed ultima ipocrisia del mondo europeo, che è quella dell’opinione pubblica, che reagisce senza alcuna cognizione di causa, lasciandosi andare alla deriva del pensiero. Con il terrorismo si è aperto un vaso di Pandora contenente davvero la peggiore barbare culturale che si potesse immaginare. Incapaci di discutere e di comprendere, i cittadini europei sono ormai costantemente soffocati dall’incapacità di razionalizzare, di analizzare, ma si trincerano nel luogo comune. Inebetiti dai salotti della televisione, dai giornali (padri dell’ipocrisia in molti casi), dall’indegna classe politica che accomuna l’Europa, da Dublino a Atene, da Lisbona a Berlino, e da tutti quei finti intellettuali che si trincerano dietro alle frasi fatte, i cittadini europei di oggi sono il frutto ipocrita di tute le ipocrisie precedenti.

Tra carichi di gessetti colorati, candele accese, revanscismi nazionalisti e utilizzo del cristianesimo come arma contro un fantomatico jihad contro l’Europa cristiana, nessuno è veramente capace di porre un limite a sé stesso. Si piangono i morti, ma nessuno si rialza. Si urla al nemico che vuole convertire l’Europa all’Islam, ma nessuno vede che colpiscono luoghi che nulla hanno di cristiano. Si incolpano i profughi, ma nessuno capisce come quei profughi vengano fatti scappare dalle proprie terre e utilizzati per scopi che nulla hanno né di umanitario né di civile. Siamo un continente ipocrita che spegne la Torre Eiffel per Aleppo Est quando essa viene liberata dal giogo del terrorismo (con una carneficina è vero, ma del resto è una guerra, una guerra orrenda, e nelle guerre orrende, i morti purtroppo sono l’unico vero frutto) e nessuno parla di un Aleppo che per la prima volta dopo anni ha festeggiato il Natale in piazza, tra luci e gente di ogni Fede che ha celebrato in piazza un primo Natale di pace dopo molti Natali di sangue. Siamo il continente che marcia per i ribelli moderati, poi arresta i foreign fighter che combattono in Siria. E siamo il continente che grida vendetta ad Assad il sanguinario, e poi arresta chi lo combatte, perché è pericoloso per l’ordine pubblico nazionale.

Il Natale ad Aleppo