“Sto G-20, ci serve o non ci serve?”. Parafrasando Carlo Verdone in “Gallo Cedrone”, questa è la domanda che tutti ci poniamo dopo che ad Amburgo è andata in scena quella fera della vanità che ha visto una ventina di Capi di Stato farsi qualche bella chiacchierata. Perché è inutile negarlo, la formula del grande summit internazionale con i presunti venti personaggi più importanti del mondo, i cosiddetti Grandi, in realtà è una formula vecchia, obsoleta, e a tratti insignificante. È una grande messa in scena, come quando si decide di organizzare il pranzo di Natale nonostante in famiglia si faccia a gara per odiarsi, mentre si cerca di nascondere sotto le portate principali le staffilate e le offese perpetrate da anni.

In pratica, quello che abbiamo visto ad Amburgo altro non è che l’auto-esaltazione di una classe dirigente al collasso, che in buona parte si odia al suo interno, e che si sente in dovere, ogni tanto, di mostrarsi aperta agli avversari, mentre poi, finita la fiera, si torna a tramare e odiarsi ingigantendo i problemi del mondo piuttosto che risolvendoli. Mentre i cosiddetti black-block assediavano Amburgo mettendo sotto scacco il “formidabile” sistema di sicurezza tedesco, nel frattempo venti persone si mettevano introno a un tavolo per dire sostanzialmente che non erano d’accordo su nulla, e che quello che sarebbe uscito dal G-20 era sostanzialmente quello che c’era prima. In parole povere, non è successo niente se non qualche centinaio di poliziotti feriti e un altrettanto indefinito numero di manifestanti arrestati o portati in ospedale. Questo è il G-20 di Amburgo.

Le proteste al G20 di Amburgo: l’organizzazione tedesca non è stata all’altezza dell’evento 

Ma vediamo nei dettagli cosa è successo, e soprattutto cosa non poteva andare diversamente. Bastava vedere chi fossero i presenti, per capire che si sarebbe andato incontro a una serie di match di pugilato piuttosto che a un tavolo delle trattative di persone che avessero il minimo senso del bene comune. Da una parte c’era il mitico blocco europeo, ormai totalmente piegato alla narrazione di Macron e alla totale predominanza della figura di Angela Merkel (questa volta aiutata anche dal fatto che fosse padrona di casa, anche se si può dire tranquillamente che ormai è padrona di casa anche in altri Stati). C’era Theresa May che ormai non sa neanche se potrà essere considerata premier dopo l’autunno. C’era Vladimir Putin, che si presentava quale leader dell’unico Paese in grado di mostrare fermezza e coerenza, insieme alla Cina di Xi, rispetto alla deriva del mondo occidentale. Poi avevamo Trump, inossidabile nella sua voglia di sbaragliare le carte in tavola, ma che dimostra, ogni volta, di non capire di far parte di un sistema ben più potente della sua carica e che non si può risolvere tutto con tweet e hashtag quando c’è in gioco il destino del mondo e il deep-State sta ancora decidendo se liberarsi della sua presenza. C’era Erdogan, ormai una vera scheggia impazzita del sistema internazionale, e grande punto interrogativo del Medio Oriente che prima dà della nazista alla Merkel e poi la saluta con una bella e calorosa stretta di mano. E come dimenticarsi dei sauditi, arrivati lì come fossero rappresentanti del mondo civilizzato e occidentale, mentre nel frattempo decidevano di condannare a morte alcuni sciiti.

La foto di rito dei partecipanti al G20 di Amburgo, con Angela Merkel padrona di casa

La foto di rito dei partecipanti al G20 di Amburgo, con Angela Merkel padrona di casa

Ora, con queste premesse, e vedendo chi fossero i leader presenti all’incontro, era del tutto chiaro, sin da subito, che sarebbe stato un meeting assolutamente privo di alcun valore sostanziale. In realtà, quello che si pensava, e che poi si è avverato, è stato una serie di incontri privi di valore da cui sono scaturite tre cose:

  1. A) Che l’immigrazione è un problema e che gli Stati hanno pieno potere sovrano per decidere cosa fare dell’ondata migratoria;
  2. B) Che la globalizzazione, in fondo, ha tanti pregi ma comincia ad avere pure qualche difettuccio, e che se non ci si inventa qualcosa rischiano di vedere l’opinione pubblica rivoltarsi contro le classi dirigenti;
  3. C) Che gli Stati Uniti di Donald Trump vanno presi per quello che sono, e cioè una potenza guidata da un personaggio curioso che ha deciso di disinteressarsi completamente di fare da guida al resto del mondo (e di questo, gliene saremo per sempre grati).

Per il resto, è stata la fiera dell’autocompiacimento. Inutile dare un’altra definizione. E del resto è proprio questa la logica del G-20, incensare le proprie politiche a favore della globalizzazione, cercando magari di limitare o mettere l’accento su qualcosa di assolutamente privo di alcun valore effettivo, per esempio parlando del clima o dei diritti delle minoranze o delle donne, e infine concentrarsi su come spartirsi l mondo in attesa del prossimo G-20. Forse, in questo senso, Donald Trump, con la sua solita delicatezza da americano tutto d’un pezzo, ha reso perfettamente il senso di questo summit piazzando la figlia Ivanka in mezzo agli altri leader. Se il presidente degli Stati Uniti decide di delegare alla figlia la rappresentanza di Washington, il messaggio è abbastanza chiaro: quell’incontro è talmente inutile che può parteciparvi anche chi non ha alcun potere politico.

Tutti i leader presenti al G20 in ‘bella mostra’ prima dell’incontro privato tra Donald Trump e Vladimir Putin, tra i più attesi del summit

Nel frattempo, mentre andava in mostra questo teatro, Amburgo era messa a ferro e fuoco da migliaia di persone arrivate da tutta Europa, i cosiddetti “incappucciati” o “black block”, che ormai, va detto, sono una nota di colore che non può mancare. Non lanciano alcun messaggio, non combattono effettivamente contro nulla, sventrano auto e vetrine e danno qualche bastonata ai poliziotti. In molti, probabilmente, sono andati là più per divertirsi e farsi un selfie che per combattere veramente contro qualcosa che neanche conoscono. A fronte della totale inutilità di devastare una città quando si è perfettamente dentro il sistema e se ne rappresenta solo l’altra faccia della medaglia, bisogna anche dire che la polizia tedesca ha fatto ancora una volta fiasco. Un fallimento su tutta la linea che dimostra come poi, di fronte ai problemi reali, i governi non sappiano proprio come comportarsi. Il modello tedesco, della ferrea polizia teutonica, francamente sembra lasci molto a desiderare. Come del resto tutto quello che ha che fare con la sicurezza nell’Europa centrale e settentrionale.