“Alla fine della guerra fredda la buona notizia sarebbe stata la fine dell’ URSS come impero che controllava l’Europa centrale e la cattiva sarebbe stata la sopravvivenza degli Stati Uniti come impero che controllava l’Europa occidentale” scrive Imad Shueibi, presidente del Centro Studi Strategici di Damasco. Alla fine della guerra fredda l’URSS fu accompagnata nella sconfitta dalla Germania, la quale ne uscì unita, egemone in Europa, ma totalmente sottomessa agli Stati Uniti. Per la terza volta la Germania perdeva una guerra mondiale. Il momento esatto della sconfitta fu poco meno di 3 settimane dopo la caduta del muro di Berlino, il 30 novembre, quando in un misterioso attentato con ordigno esplosivo, rimase ucciso il visionario Alfred Herrausen, potente presidente di Deutsche Bank. Questo sconosciuto personaggio, caduto nell’ oblio della storia, è paragonabile per la grandezza dei suoi sogni ed alla possibilità concreta di realizzarli a Mattei, Kennedy e De Gaulle. Herrausen sognava una Germania ponte tra Europa occidentale ed orientale come raccontò nell’ articolo consegnato al Wall Street Journal pochi giorni prima di morire. Rifiutava la visione statunitense di un “Est come territorio di conquista”. Scosse il mondo quando all’ assemblea del Fondo Monetario Internazionale si batté per la riduzione dei debiti nei paesi del terzo mondo in accordo con le teorie di Craxi. Tentò di cambiare i rapporti internazionali quando descrisse il suo progetto di infrastrutture da ovest a est per una “Grande Europa Unita” senza interferenze della Banca Mondiale. A quest’ attentato seguì quello eseguito da un cecchino ai danni di Detlev Rohwedder, incaricato di privatizzare le compagnie statali della Germania dell’ est in linea con i principi e le direttive di Herrausen. Le indagini su queste morti rimasero impantanate in un groviglio di servizi segreti ed organizzazioni terroristiche. Ciò che sopravvisse a quelle vicende fu un Europa sottomessa ed una Germania ancora una volta sconfitta al culmine di una guerra mondiale.

Oggi sembra passato un secolo dalla morte di Herrausen. La gestione della sua Deutsche Bank, dedita al finanziamento esclusivo dell’ industria tedesca è passata, tra i tanti, a Josef Ackermann, alfiere della globalizzazione finanziaria, per giungere poi all’ indiano Anshu Jain, cresciuto a Wall Street è considerato tra i più folli speculatori in derivati. La sua gestione ha portato la Deutsche Bank ad avere la più grande esposizione in derivati al mondo, raggiungendo i 75.000 miliardi di dollari. Il consiglio d’amministrazione della banca e ancor di più il consiglio di sorveglianza non erano unanimi ne nel nominare Anshu Jain manager, ne nel permettere al management tali folli politiche di internazionalizzazione e speculazione finanziaria. La prima battaglia la Germania l’ha persa contro se stessa, puntandosi una pistola carica contro. L’emissario di Wall Street Anshu Jain, dopo aver gettato Deutsche Bank nella spazzatura, ha annunciato le sue dimissioni, inutili e calcolate, il 6 giugno, ufficialmente in conseguenza allo scandalo sulla manipolazione del tasso Libor costato dall’ inizio della vicenda oltre 10 miliardi di multe da parte delle autorità Americane ed Inglesi. Il 9 giugno Standard&Poor declassa il rating di Deutsche Bank a BBB+, inferiore al rating di Leheman Brothers prima del default, ed ecco che la sicura è stata tolta dalla pistola. Il nuovo manager, pur appartenendo all’ “esercito di Anshu” (500 banchieri di Wall Street trasferitesi in Germania con la nomina di Anshu Jain AD di DB), dichiarerà che la situazione disastrosa della banca deriva da anni di “irresponsabilità organizzata” e probabilmente richiederà il licenziamento di 20.000 dipendenti (proprio come Lehman Brother prima di fallire). La pistola carica e pronta a sparare è stata impugnata dai nuovi mezzi statunitensi contro gli alleati, il Dipartimento di Giustizia, il SEC e l’EPA (già scagliate contro l’ENI come spiego qui http://www.lintellettualedissidente.it/esteri-3/scontro-tra-eni-e-la-grande-finanza-per-il-mediterraneo/ ) e proprio quest’ ultima ha sparato il colpo con la megamulta di 18 miliardi alla Volkswagen (in casi simili, anche più gravi, non è mai stato superato il miliardo di multa) la quale ha causato alla maggiore industria tedesca il crollo di un terzo del valore in borsa, un probabile annullamento degli utili per 10 anni con la effettiva possibilità che alcuni azionisti vendano, favorendo un cambio di proprietà.

Adesso si spiega l’ambiguità di Obama nelle ore della trattativa tra Germania e Grecia, il cattivo gioco della Germania è stato pubblicamente contrastato e silenziosamente sostenuto e da Washington, per tenere Atene come territorio geostrategico della NATO, lasciando in pasto all’ opinione pubblica mondiale, il ruolo del cattivo a quegli ingenui di Merkel e Schaeuble, tutto in preparazione del colpo finale. Non può essere difesa in nessun modo l’ amministrazione tedesca, ha mantenuto i greci al limite della sopravvivenza, derubandoli dalle loro più redditizie aziende statali. È stata il “simbolo della precarizzazione del lavoro in Europa con un tedesco su quattro costretto ad un minijob da 450 euro al mese” (Luciano Gallino). Questi inetti non hanno fatto altro che assecondare il gioco del loro assassino fino al punto in cui sarebbe stato impossibile tornare indietro. Infatti gli attacchi di oggi, potenzialmente fatali alla finanza ed all’ industria tedesca, sono stati una diretta conseguenza del fatto che da un lato la Merkel, il ministro della difesa Ursula Von Der Leyen ed il ministro degli esteri Steinmeier hanno fatto ripetute dichiarazioni sulla volontà di dialogare con la Russia in Siria e in Ucraina, dall’ altro il governo tedesco è stato un fermo oppositore al Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (TTIP).

Dopo aver perso la prima, la seconda, la terza, combattendo, la Germania ha perso questa quarta guerra mondiale senza combattere. Non può fare un passo avanti ne un passo indietro. Ma noi europei non dobbiamo dimenticare che la guerra della Germania coincide con quella dell’ Europa, con quella dell’ Italia. Se il TTIP diventasse legge, l’Europa si disintegrerebbe, romperebbe immediatamente ogni legame con la Russia rifornendosi di shale gas dall’ America, perderebbe la piccole e medie imprese di prodotti agricoli e alimentari (liberalizzazione OGM e carni stereoidizzate made in USA) e cosa più grave verrebbe sottomessa alle Multinazionali con la “Clausola di Arbitrato” (le multinazionali possono ricorrere contro gli stati se non approvano le loro richieste). Adesso che il top player dell’ Unione Europea è stato messo fuori gioco e ben farcito di nuovi ordigni nucleari NATO, toccherà ad Italia e Francia lanciarsi in quelle partite che lo sconfitto con difficoltà potrà giocare, opporsi al TTIP e aprire a Putin, stando attenti a schivare gli attacchi dei soli,unici, veri nemici, gli alleati.