Non è una novità: quando pensi che tutto stia andando per il verso giusto, allora arriva qualcosa o qualcuno che cerca in ogni modo di rovinarti i piani. Così potrebbe essere riassunto l’attuale rapporto tra Francia e Russia. Quando le strategie geopolitiche francesi stavano per avverarsi senza eccessivi problemi, ecco arrivare Iran e Russia ad ostacolare i nobili fini del presidente Hollande e dei suoi ministri. Proprio oggi il ministro degli esteri francese ha, in conferenza stampa, reso note quelle che sono a suo dire le reali intenzioni dei russi:” l’80-90% dei raid russi in Siria non hanno come obiettivo i jihadisti dell’Is, ma mirano a garantire la sicurezza del presidente siriano Al- Assad”. Il ministro ha poi continuato il suo discorso, vantandosi di aver bombardato, a differenza della Russia approfittatrice, i veri militanti Is nell’area attorno a Raqqa. Davanti a questa denuncia del ministro francese, ricolma di senso di giustizia e priva “naturalmente” di secondi fini, bisogna però porsi un paio di quesiti. Innanzitutto è doveroso chiedersi, a livello preliminare, se è possibile ancora fidarsi della parola dei francesi.

E’ possibile fidarsi del paese che ha distrutto il governo di Gheddafi in Libia per mero interesse economico, lasciando il paese in mano alle fazioni islamiste più estreme? Ha ancora senso fidarsi di una nazione che sostiene l’immigrazione internazionale, anche quella clandestina, senza però accogliere quanti migranti dovrebbe e potrebbe? D’altronde il “caso di Ventimiglia” ci ha insegnato quanto la compassione francese verso gli altri esseri umani, tanto e più volte osannata, sia in realtà inesistente. Sembra dunque lampante la risposta a questa domanda preliminare: non ci si può fidare della Francia. Non ci si può fidare della sua parola. Non può esistere alcuna certezza che le parole del ministro rispecchino la realtà dei fatti, che la Francia stia effettivamente bombardando senza sosta l’Is e che invece Putin stia facendo solo gli interessi di Assad. Chiarito questo punto è necessario chiedersi: pur ammettendo che Putin stia facendo solo gli interessi di Assad e non dei ribelli moderati, quando e dove è il problema? Assad è uno degli alleati più fedeli di Putin e quindi, come da consuetudine, la Russia non può far altro che difendere il proprio alleato siriano.

Inoltre, dicendo che Putin fa gli interessi di Assad, non si fa altro che sottolineare quanto la Russia stia combattendo l’Is con efficacia: difatti solo l’esercito regolare siriano, con l’aiuto dell’Iran, fino ad ora ha realmente combattuto le forze jihadiste, a differenza dei tanti osannati ribelli moderati addestrati dagli Usa, sempre più isolati o addirittura inglobati nelle forza islamiste. Denunciare, come ha fatto il ministro degli esteri francese, che “Putin fa solo gli interessi di Assad e in questo modo non colpisce l’Is” è quanto di più insensato, scellerato e ambiguo si possa affermare. E’ il concetto stesso esposto ad essere deficitario, a contraddirsi davanti alla realtà ben diversa che ci si presenta davanti agli occhi. A questo punto due sembrano essere i fattori innegabili: in primis aiutare Assad significa combattere il terrorismo, tutte le altre soluzioni proposte sono solo chiacchiere. E il secondo? Che ai francesi piace chiacchierare.