La latitanza di Joaquin Guzman Loera “el Chapo” è durata 181 giorni e si è conclusa alle 4:30 di venerdì notte a Los Mochis, città di 460mila abitanti nello stato di Sinaloa e a ridosso del confine con Sonora, Il blitz degli agenti messicani è scattato in seguito alla segnalazione di un abitante della zona, allarmato dalla presenza di uomini armati nei pressi di una casa. Altre fonti sostengono però che El Chapo fosse già stato individuato giorni prima dall’intelligence. Una volta giunti sul posto, i militari sono stati bersagliati da colpi di arma da fuoco ed è immediatamente scattato il blitz all’interno dell’abitazione. Il bilancio è di cinque narcos uccisi e altri sei arrestati mentre tra gli agenti si conta un ferito. All’interno dell’edificio è stato rinvenuto un vero e proprio arsenale: due veicoli blindati, otto fucili, una pistola e un lanciagranate a razzo. Due dei fucili sequestrati erano da cecchino, calibro 50, in grado di penetrare la maggior parte dei giubbotti antiproiettile e le auto. Il lanciagranate è stato trovato carico. Uno dei fucili aveva un lanciagranate 40 mm, e almeno una granata. Il capo del “cartello di Sinaloa” era evaso dal carcere di massima sicurezza di El Altiplano lo scorso 11 luglio passando attraverso un tunnel sotterraneo che dal bagno della cella scendeva sotto le fondamenta della struttura; il boss aveva raggiunto Quertaro per salire poi a bordo di un aereo privato che lo aveva portato a Sinaloa.

A fine ottobre sei facilitatori erano stati arrestati, tra cui il cognato del Chapo e uno dei due piloti che lo trasportarono da Quertaro a Sinaloa. Lo stesso boss era inoltre rimasto ferito a una gamba qualche giorno prima, durante uno scontro a fuoco con agenti che lo avevano individuato sempre nella zona di Sinaloa, ma era riuscito a far perdere le proprie tracce. L’arresto del Chapo ha avuto luogo esattamente una settimana dopo l’omicidio di Gisela Mota Ocambo, neo-eletto sindaco di Temixco che aveva dichiarato guerra ai narcos nello stato di Morelos. La donna era stata freddata nella propria abitazione da un commando di uomini armati, due dei quali erano stati successivamente uccisi e tre arrestati. Tra i gruppi sospettati di aver commissionato l’omicidio ci sono i “Rojos” e “Guerreros Unidos” che risulterebbero però attualmente in contrasto con il cartello di Sinaloa guidato da “El Chapo”. Ora bisognerà attendere e vedere se l’arresto di Guzman porterà a scontri interni volti a ridefinire gli equilibri del narcotraffico nel paese.

Un brevissimo resoconto della storia del Chapo Guzman

8 aprile 1989: in seguito all’arresto del “Padrino” Felix Gallardo, El Chapo da il via alla propria attività di narcotraffico e crea un cartello che diventerà successivamente il più potente al mondo.

24 maggio 1993: sicari del cartello del Chapo e altri legati a quello di Tijuana si affrontano in uno scontro a fuoco all’aeroporto di Guadalajara nel quale resta accidentalmente ucciso il cardinale Juan Jose Posadas Ocampo. Il caso genera un forte sdegno a livello nazionale.

9 giugno 1993: El Chapo viene arrestato in Guatemala, a ridosso del confine con lo stato messicano del Chiapas e viene trasferito nel carcere di Puente Grande, nel Jalisco.

19 gennaio 2001: El Chapo Guzman evade dal carcere di Puente Grande.

22 febbraio 2014: Guzman viene arrestato a Mazatlan, in Sinaloa, dopo 13 anni di latitanza e rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di El Altiplano, nei pressi di Città del Messico.

11 luglio 2015: Il boss evade anche dal Altiplano grazie a un tunnel di un chilometro e mezzo che dal bagno della propria cella lo porta direttamente fuori dal penitenziario. Verranno successivamente arrestati diversi dipendenti del carcere, accusati di complicità.

Ottobre 2015: El Chapo viene ferito a una gamba mentre scappa da un tentativo di arresto sulle montagne tra Durango e Sinaloa.

8 gennaio 2015: El Chapo Guzman viene catturato dai militari messicani a Los Mochis, nello stato di Sinaloa.