Per fare informazione bisogna conoscere, e non improvvisarsi conoscitori delle cose. Essere puntuali, di senso e di fatto, precisi e onesti. Alle volte certe qualità si dimenticano sulla scrivania, per produrre titoloni utili ad ingraziarsi il potente, senza però avere il benché minimo senno di quello che si riporta. È così che si rischiano di fare i grandi minestroni che Ilario Lombardo de La Stampa ha preparato, di fretta e furia perché in ritardo agli appuntamenti cui, per mestiere, dovrebbe presenziare. Mancando, per giunta, molte delle cose che sono state dette durante l’incontro di alcuni parlamentari del Movimento 5 Stelle recatisi a Mosca per sensibilizzare i membri della comunità italiana nella Federazione Russa, in prossimità dell’importante consultazione popolare con la quale si deciderà il destino della nostra carta costituzionale. Non solo Ilario Lombardo è arrivato al Loft Farfor con abbondantissimo ritardo, ma trafelato com’era ha contato anche male, sedie e persone. Tutti con i giusti propositi di rendere al cittadino una corretta informazione, senza il mezzo politico a farla da padrone. Il Comitato per il NO ha una sua vita propria, slegata da qualunque logica politica interna. Ed è anche questo motivo per cui chi si occupa della sua attività nella capitale russa non poteva di certo legare il proprio nome ed il proprio operato alla Lega Nord, che conduce una battaglia parallela ma distinta, sulla quale tuttavia si pone un forte accento politico.

Interessa soltanto parlare di sanzioni, di russofobia – o meglio, di filorussismo – e dei “burattinai” del Cremlino che flirtano con il movimento grillino per minare la stabilità politica italiana. Sempre La Stampa si era resa protagonista di una barbarie giornalistica di questo genere meno di due settimane fa, cavalcando l’onda della propaganda russa veicolata sulla politica italiana. Questa volta si sono superati, andando a scomodare direttamente i vertici istituzionali russi, che avrebbero messo a disposizione del Movimento 5 Stelle l’agenzia di stampa statale per fare la loro propaganda, organizzando anche incontri in gran segreto, come ai bei vecchi tempi del Politburo. I russi sono proprio cattivi. Così come gli italiani che vivono in Russia, tutti spie del Cremlino, ricoperti di rubli, traditori della patria. Mah. Le carte le ha scoperte direttamente il Ministero degli Esteri russo con una tagliente dichiarazione della portavoce Maria Zakharova, la quale tanto aveva apprezzato Renzi durante il Forum di San Pietroburgo. Ma d’altronde, ad avere giudizio, è facile comprendere come non sia plausibile tale ingerenza del Cremlino negli affari interni di un altro Paese, per giunta amico, veicolando un movimento politico che veniva altresì accusato di essere una espressione della CIA, altro che Russia! Come ha sostenuto il Prof. Igor Pellicciari, la febbre maccartista del giornalismo nostrano non aiuta a comprendere il mondo politico russo. Demonizzando politica, gente comune, economia, la vittima sacrificale è la verità. E non serve essere grillini per accorgersene.