Nel bel mezzo di una crisi internazionale gli attacchi frontali, reciproci, tra le parti in causa sono all’ordine del giorno, così che ogni arciere della politica dia fondo alle riserve di frecce nella propria faretra, finché la mela in capo al malcapitato non viene centrata, ponendo fine alla disfida. Durante la crisi ucraina Occidente e Russia ci hanno abituato ad una serie di dispetti di varia natura, di natura economica, diplomatica, militare. Quando la sfida si sposta sul campo dell’informazione, però, il delicato meccanismo della propaganda si attiva, colpendo l’avversario sul vasto campo minato del soft power, cercando di minare agli occhi del lettore l’integrità dell’immagine dello Stato bersaglio.

L’ennesimo scontro mediatico si è consumato sul campo della libertà di informazione. Il pomo della discordia, questa volta, è stato l’oscuramento da parte dell’autorità russa per il controllo dei contenuti di pubblico dominio, Roskomnadzor rea, secondo gli organi di stampa occidentali, di aver iniziato un procedimento di chiusura di Wikipedia entro i confini russi, a causa della censura di una pagina dell’Enciclopedia libera nel quale si parlava del procedimento di preparazione del Charas, un tipo di hashish particolarmente pregiato. Non è questa la sede per discutere sul bacchettonismo delle asserzioni circa l’informativa e il consumo di droghe, leggere o pesanti che vogliano classificarsi, ognuno, privatamente può decidere di divertirsi/rovinarsi con le proprie mani. Tuttavia, a livello legislativo, in Italia così come in Russia le droghe sono equiparate ed il loro commercio e consumo è vietato (per ulteriori rimostranze, potete rivolgervi all’onorevole Giovanardi, ndr). In Russia, da circa tre anni, la normativa in materia di protezione dell’utente telematico contro i contenuti espliciti che incitino all’uso di droghe, armi e pedopornografia, ha incrementato i poteri di Roskomnadzor che, su segnalazione degli utenti, ha il compito di oscurare immediatamente l’indirizzo della pagina incriminata, richiedendo al proprietario della stessa di provvedere a rimuovere i contenuti vietati entro 24 ore dal provvedimento. Probabilmente qualcuno storcerà il naso di fronte ad una legge forse eccessivamente stringente, sebbene non si può non allarmarsi per l’immensa quantità di spazzatura alla mercé di chiunque sulla rete, fruibile anche dai più giovani.

Trattandosi tuttavia di una polemica scatenata contro un anelito di censura degna del più totalitario dei regimi (e, chissà perché, ora ci sta tanto a cuore la libertà d’espressione in Russia), vale la pena rammentare un analogo episodio con protagonista la stessa Wikipedia che, dal canto suo, decise autonomamente di cessare la fruizione del servizio agli utenti italiani come segno di protesta nei confronti del comma 29 del DDL intercettazioni, discussa in Parlamento il 6 ottobre del 2011. Tale disposizione normativa prevedeva che un utente, la cui immagine era dal suo punto di vista lesa da un articolo pubblicato sulla rete, avrebbe potuto richiederne la rettifica entro 48 ore, senza che tale contenuto fosse posto al vaglio di un organo competente che ne decretasse le caratteristiche offensive, senza considerazione alcuna per l’accertamento della veridicità delle notizie, indipendentemente dalla raccolta e la pubblicità delle fonti. Tale legge, parimenti considerata impopolare, fu proposta dal governo Berlusconi, che pochi giorni dopo e, ad onor del vero, per ben altre circostanze, fu costretto a dimettersi, messo alle strette da un’incalzante aggressività di un attacco mediatico e politico multilaterale e multinazionale.

La stampa è sì, un’arma molto potente, perché in grado di costruire o, al contrario, demolire il pensiero delle persone. Come un farmaco ad alto contenuto di principio attivo, deve essere usato con moderazione e con coscienza. Stigmatizzare le pur stringenti azioni di un governo sovrano con il fine ultimo di mettere sotto attacco la sua cultura e non il suo apparato politico. Pone le basi di una guerra ideologica e fomenta un ingiustificato astio nei confronti di un leader che si pone come baluardo difensivo di un insieme di valori smarriti nella libera società occidentale. Ricordatevi di accusare la Russia di essere un Paese illiberale quando gli adolescenti muoiono con l’MD in discoteca.