La caotica crisi che negli ultimi mesi sta sconvolgendo la Repubblica Bolivariana del Venezuela è stata più volte oggetto di analisi da parte de “L’Intellettuale Dissidente” e di essa si è provveduto a più riprese di parlare diffusamente, cercando di offrire un punto di vista critico e di descrivere al meglio le cause, lo svolgimento e i possibili sviluppi futuri di uno scenario divenuto critico settimana dopo settimana. L’atteggiamento con cui la redazione Esteri ha voluto porsi nei confronti della delicatissima crisi venezuelana si pone in contrapposizione con il comportamento prevalente del mondo dell’informazione e degli esponenti politici occidentali, che hanno troppe volte riportato il resoconto degli avvenimenti interni al Venezuela in maniera parziale, distorta o addirittura volutamente menzognera. L’oggettiva gravità della situazione in cui versa la Repubblica Bolivariana e le vistose lacune strategiche ed operative che hanno paralizzato le azioni dell’esecutivo di Nicolas Maduro, dimostratosi poco risoluto nella risposta alle diverse sfide che gli si stanno proponendo dinnanzi, sono state tuttavia usate come giustificazione per condurre una campagna unilaterale volta a denigrare una volta di più un paese troppe volte ritrovatosi nel centro del mirino di una campagna di discredito funzionale alle strategie dei governi occidentali che, vedendo come fumo negli occhi la permanenza di Maduro e del Partito Socialista Unito Venezuelano al potere, avvallano dichiaratamente l’opzione del cambio di regime in Venezuela. Avversario dichiarato degli Stati Uniti e obiettivo primario delle manovre diplomatiche funzionali al suo isolamento condotte dal Dipartimento di Stato, il governo della Repubblica Bolivariana ha recentemente avuto attriti con la Spagna: le tensioni tra Caracas e Madrid sono tornate a livelli che ricordano i durissimi giorni dell’aprile 2002, quando il governo spagnolo guidato da José Maria Aznar fu solerte nel suo avvallo ai golpisti che per poche ore riuscirono a rovesciare il presidente Hugo Chavez e costituire un governo provvisorio guidato da Pedro Carmona. In questo caso, a scatenare la contrapposizione tra i due paesi è stata la denuncia da parte di Maduro e di Delcy Rodriguez, ministro degli esteri venezuelano, di presunti finanziamenti illeciti da parte di Madrid all’opposizione militante venezuelana, scatenatasi a più riprese in violenti tafferugli e scontri contro le forze di sicurezza interna. A denunciarlo è stato “L’Antidiplomatico”, tra gli unici nel panorama informativo italiano a presentare un’informazione precisa sugli avvenimenti venezuelani, che ha inoltre elencato in un recente articolo le principali distorsioni informative di cui si rendono colpevoli i media occidentali che trattano della questione venezuelana: esse attengono la disinformazione circa i reali assetti istituzionali della Repubblica Bolivariana, presentata come un regime dittatoriale e repressivo, e la presunta assenza di democrazia, la deliberata distorsione dei dati riguardanti l’inflazione nel paese, la difesa aprioristica dei leader dell’opposizione al governo Maduro, compresi quelli dei gruppi insurrezionali più violenti, e infine il silenzio riguardo il boicottaggio economico da parte dei grandi industriali che negli ultimi mesi ha contribuito ad aggravare la situazione interna venezuelana.

La catastrofica deriva interna del paese è stata progressivamente accentuata da un sovrapporsi di fattori interni ed esterni che hanno rappresentato un carico insostenibile per il paese, andato incontro a squilibri troppo repentini dopo annate di sviluppo continuo e entusiasmante che avevano portato al superamento di annose problematiche che affliggevano il paese come la carenza di servizi sanitari, la disuguaglianza nel campo dell’educazione e la malnutrizione. Proprio il tema della fame è stato assunto come uno dei principali cavalli di battagli dello schieramento che accusa di inefficienza il governo Maduro, dato che ripetutamente giornali e agenzie informative riportano di sommosse nel paese relative alla cronica carenza di generi alimentari di prima necessità e parlano del Venezuela come di una nazione oramai allo stremo, sull’orlo della carestia. Un reportage di TeleSur ha contribuito a fare chiarezza in questo ambito e a dimostrare il reale stato di cose: sebbene sia vero che diversi venezuelani abbiano patito gravi difficoltà e a partire da metà 2015 sia cresciuto il numero di coloro che devono lottare per procurarsi generi di prima necessità o per trovare i mezzi necessari a pagarli, dopo alcune settimane di sbandamento la situazione sotto questo punto di vista è decisamente migliorata. Le immagini provenienti dal paese mostrano file molto più ordinate rispetto alle confuse resse ai supermercati di pochi mesi fa, e l’arresto di alcuni imprenditori e tenutari di centri commerciali accusati di occultamento degli stock alimentari e di manovre deliberate per far salire alle stelle i prezzi ha allentato in parte la morsa sul paese da parte dei boicottatori dell’economia venezuelana, a cui va ascritta una rilevante quota di responsabilità per lo stato in cui versa oggigiorno il paese. Il grande silenzio circa l’altra faccia della medaglia delle tribolazioni economiche del Venezuela, ovverosia il carattere di guerra intestina assunto dalla contrapposizione al regime politico vigente da parte di certi settori del mondo imprenditoriale, è un’ulteriore testimonianza della capacità solo parziale da parte dell’informazione occidentale di spiegare in maniera completa quanto realmente stia accadendo nel paese. Inoltre, i dati raccolti da TeleSur testimoniano come, nonostante una riduzione della quota media di calorie consumata giornalmente dai venezuelani, la disponibilità di cibo medio pro capite risulti tuttora superiore rispetto al livello minimo di sicurezza alimentare stabilita dalla FAO, quantificata in 2720 kilocalorie al giorno per persona. Con buona pace di Internazionale, Huffington Post e compagnia, in Venezuela oggigiorno non è in corso nessuna carestia: si è assistito a un passo indietro nella disponibilità e nei consumi di generi alimentari imputabili in gran parte a deliberate manovre dal fondamento politico, favorite in ogni caso dagli scarsi progressi conosciuti dall’azione governativa di contrasto all’endemica corruzione dell’apparato burocratico di medio-basso livello e di settori delle forze dell’ordine compiacenti alle manovre degli spregiudicati oligarchi.

In definitiva, è necessario approcciarsi con la necessaria dose di oggettività all’analisi della situazione politica venezuelana. Il continuo cecchinaggio mediatico di cui è stata vittima la Repubblica Bolivariana negli ultimi anni rappresenta un caso di offensiva mediatica con pochi paragoni nella storia dei media occidentali, e il progetto destabilizzante a cui queste azioni sottendono ha ricevuto aspre critiche solo da limitati settori dell’opinione pubblica e politica. Tra questi è da segnalare la critica arringa dell’eurodeputato francese Jean-Luc Mélenchon, che in un recente intervento dinnanzi all’assemblea comunitaria di Strasburgo ha puntato il dito contro gli ambigui atteggiamenti occidentali nei confronti del Venezuela: “Quale paese del mondo viene qualificato una dittatura, dove il governo perde le elezioni e ne riconosce il risultato? In quale paese del mondo si chiede di appoggiare un’opposizione che maneggia bombe e armi da guerra?”. Una denuncia rimasta praticamente isolata: il conformismo internazionale non accetta queste voci fuori dal coro, il comodo rifugio delle verità di facciata è sempre preferito al più aspro percorso dello studio oggettivo. Il Venezuela, già in sofferenza, viene oggigiorno ferito anche dalla spudorata condotta dell’informazione occidentale, funzionale a strategie politiche volte al rovesciamento di un sistema che, ora più che mai, necessita di opportune riforme interne per riuscire a raddrizzarsi e a riprendere il cammino interrotto della Rivoluzione Bolivariana, grazie alla quale il Venezuela ha potuto beneficiare sino a pochi anni fa dei più grandi successi sociali della sua storia.