Agosto 1991: i componenti della spedizione congiunta sino-sovietica che sta attraversando in battello il corso tortuoso del fiume Amur, linea di demarcazione tra quelli che per decenni erano stati i due opposti poli d’attrazione del movimento comunista internazionale, sono consci di essere, in un certo senso, dei veri e propri pionieri. Ne è conscio anche l’ospite di eccezione della spedizione: Tiziano Terzani, celebre giornalista italiano che, nelle settimane successive, avrebbe avuto modo di viaggiare attraverso le numerose Repubbliche Federali componenti l’Unione Sovietica poco prima dell’implosione del grande Stato comunista, traendo dalle sue esperienze i racconti in seguito riportati nel suo libro Buonanotte signor Lenin. La spedizione congiunta sino-sovietica, in effetti, testimoniava il mutato corso conosciuto dalle relazioni bilaterali tra Mosca e Pechino negli ultimi anni di vita dell’Unione Sovietica, rappresentava concretamente una svolta iniziata nel 1989 con la visita ufficiale di Michail Gorbačëv nella Repubblica Popolare Cinese. L’Amur, da confine impenetrabile quale era, tornava ad essere terra d’incontro, di scambio: nel corso dei due decenni seguiti alla caduta dell’URSS, la Cina e la Federazione Russa avrebbero instaurato regolari e continue relazioni diplomatiche e commerciali. Solo negli ultimi anni, tuttavia, il rapporto tra Mosca e Pechino ha conosciuto un salto di qualità di primo livello, e la relazione bilaterale si è consolidata in seguito alla convergenza diplomatica, economica e geopolitica tra la rinata Russia di Vladimir Putin e una Cina sempre più consapevole della propria potenza. Oggetto di terza e ultima parte dell’analisi delle prospettive geopolitiche di Pechino sarà proprio la relazione speciale venutasi a creare tra la Cina e la Russia nell’ultimo quadriennio, le cause principali del riavvicinamento tra le due nazioni e le prospettive future della loro alleanza.

Chinese President Deng Xiaoping (C) ushers hand in hand Soviet President Mikhail Gorbachev (L) and his wife Raisa into the banquet hall at the Great Hall of the People in Beijing on May 16, 1989. AFP PHOTO VITALY ARMAND (Photo credit should read VITALY ARMAND/AFP/Getty Images)

La visita di Gorbaciov a Pechino nel 1989, punto di svolta delle relazioni russo – cinesi Ph. Vitaly Armand

Per lo studio della dialettica tra Pechino e Tokyo si era posto l’accento sul ruolo della storia dei rapporti, a lungo conflittuali, tra Cina e Giappone nella determinazione degli assetti presenti delle relazioni tra le due potenze. Per quanto riguarda Russia e Cina, invece, si può dire che a favorire il miglioramento continuo dell’intesa sia stata la convergenza strategica tra due concezioni geopolitiche complementari prima ancora che una reinterpretazione moderna di precedenti storici. Nei fatti, la sintonia lungamente cercata da Unione Sovietica e Cina in nome di un’artefatta solidarietà comunista nei primi anni della Guerra Fredda si è realizzata sotto la spinta di interessi materiali ben definiti, obiettivi politici a lungo termine concretamente strutturati e input esterni di rilevanza primaria. Tra questi ultimi ha giocato un ruolo cruciale l’accelerazione del processo di sviluppo del progetto unipolare statunitense a cavallo tra fine XX e inizio XXI secolo.

Un paper realizzato da Chandra Rekha per il numero di aprile di Air Power Journal ha eloquentemente sottolineato questo dato: “Non è un caso che proprio al 1996 risalga il primo partenariato tra Cina e Russia per la cooperazione economica sul lungo periodo […] La sfida rappresentata dai progetti egemonici degli USA rappresentò un fattore di avvicinamento delle politiche estere dei due paesi”. I processi di tumultuosa crescita economica della Repubblica Popolare Cinese e la grande ricchezza di materie prime del sottosuolo russo furono la base di partenza per una convergenza crescente delle economie di Pechino e Mosca. La Russia, ritornata grande potenza dopo l’ascesa di Vladimir Putin alla presidenza, e la Cina hanno rafforzato le fondamenta comuni nel primo decennio del XXI secolo. In ogni caso, è solo negli ultimissimi anni che l’alleanza strategica cruciale per l’edificazione dell’ordine multipolare ha preso definitivamente piede e si è dotata delle connotazioni che oggigiorno la rendono una forma decisamente atipica di partnership cooperativa.

Nei primi anni del XXI secolo, la convergenza tra Russia e Cina si è tradotta in un salto di qualità nelle relazioni reciproche

Nei primi anni del XXI secolo, la convergenza tra Russia e Cina si è tradotta in un salto di qualità nelle relazioni reciproche

L’innalzamento della tensione con gli USA e l’Unione Europea in seguito allo scoppio della crisi in Ucraina ha portato la Russia ad approfondire la sua cooperazione con Pechino attraverso un reindirizzo della linea strategica del pipeline pivot, ovverosia della scuola di pensiero che giudica i tracciati dei grandi gasdotti la direttrice d’espansione delle relazioni internazionali e dell’influenza di Mosca. La conclusione del “Santo Graal energetico” nel maggio 2014, di fatto, ha segnato la prima pietra miliare nel percorso di costituzione dell’attuale alleanza sino-russa: l’accordo da 400 miliardi di dollari per la fornitura di 38 miliardi di metri cubi di gas russo alla Cina ha aperto una nuova era nel campo delle relazioni tra la Russia e la Cina, ma anche svelato al meglio il repentino mutamento conosciuto dal contesto internazionale, nel quale l’ascesa economica delle nazioni orientali, Cina su tutte, aveva causato uno spostamento dei rapporti di forza planetari a vantaggio della regione asiatica e pacifica. Il trattato col gas con la Russia portò la Cina ad accelerare i piani per la costruzione della Nuova Via della Seta destinata a veicolare la penetrazione politico-economica di Pechino in Asia, Africa ed Europa e al tempo stesso a rompere definitivamente, grazie anche al contemporaneo rafforzamento del gruppo BRICS, il timore strategico tradizionale dell’isolamento internazionale. Nel frattempo, la Russia forte della consolidata amicizia di Pechino poté spezzare il vecchio incubo dell’accerchiamento, dato che il supporto della superpotenza cinese garantì Mosca contro le conseguenze geopolitiche dell’assedio diplomatico ed economico imposto dai paesi occidentali.

La saldatura tra le prospettive globali della Cina e la vocazione sempre più asiatica della Russia si è poi ripercossa negli approcci delle due grandi potenze alle questioni internazionali. Già sul finire del XX secolo, quando condussero azioni congiunte in sede del Consiglio di Sicurezza ONU per ostacolare l’implementazione dei bombardamenti USA contro l’Iraq nel 1998 (Operazione Desert Fox) e dell’attacco NATO alla Jugoslavia nell’anno successivo, Russia e Cina avevano avuto numerose cause in comune tra loro. Tuttavia, anche su questo piano è solo negli ultimi anni che si è assistito a un deciso salto di qualità. Alla stregua della saldatura tra i sistemi economici, la convergenza diplomatica e geopolitica tra Mosca e Pechino ha rappresentato una delle travi portanti necessarie per l’edificazione del sistema multipolare. Come testimoniato dal recente sostegno accordato da Pechino al legittimo governo siriano di Bashar Assad, attivamente sostenuto sul campo dalla Russia da quasi un anno nella sua lotta contro i gruppi ribelli e i miliziani dell’ISIS, tale convergenza è ora più che mai una realtà attiva, dinamica, viva. Marcin Kaczmarski, professore universitario polacco e attento studioso delle interazioni russo-cinesi, in uno studio intitolato Russia’s turn to China ha evidenziato come la cooperazione russo-cinese abbia comportato ripercussioni sulle relazioni tra le forze armate delle due nazioni. Al crescente fornitura di equipaggiamento all’Armata di Liberazione Popolare da parte delle industrie russe, infatti, si è accompagnato un incremento delle esercitazioni congiunte condotte a partire dal 2005, tra le quali si segnalano le Joint Sea-Naval Cooperation messe in atto nell’Oceano Pacifico annualmente dal 2012 in avanti.

L'alleanza tra Mosca e Pechino è possibile rintracciarla nel sostegno cinese garantito a Bashar al Assad

L’alleanza tra Mosca e Pechino è possibile rintracciarla nel sostegno cinese garantito a Bashar al Assad

Le prospettive di sviluppo dell’alleanza russo-cinese, che seppur mai codificata in un trattato specifico vive e prospera grazie alla continua sedimentazione di nuovi accordi tattici e strategici, sono oggetto di numerosi dibattiti tra gli studiosi di politica internazionale. Nel breve e medio periodo, è oggettivamente possibile ritenere che il sistema russo-cinese conoscerà un’ulteriore espansione, dovuta principalmente alla maggiore convergenza degli interessi di Mosca e Pechino e alla sempre maggiore considerazione in cui questo sistema è tenuto da numerosi paesi come Siria, Iran, Kazakistan e Turkmenistan. Sul lungo periodo, tuttavia, le prospettive sono più incerte. In primo luogo, la natura stessa dell’alleanza russo-cinese la connette fisiologicamente alla struttura del contesto internazionale: al di là della comune appartenenza dei due paesi al gruppo dei BRICS, essa necessiterebbe di una formalizzazione esplicita per avere una sicura garanzia di durata negli anni a venire.

Numerosi fattori potrebbero infatti erodere progressivamente i vincoli stretti che oggi saldano le strategie geopolitiche russe a quelle cinesi. Tra questi va segnalato, in particolare, il grande sbilanciamento economico e demografico che contraddistingue i due partner. Al 2015, infatti, se la Cina poteva vantare un PIL (a parità di potere d’acquisto) di 17.617 miliardi di dollari e di una popolazione di 1,38 miliardi di abitanti, la Russia presentava un PIL (PPA) di 3.473 miliardi di dollari e una popolazione di 144 milioni di abitanti. Sino ad oggi, le accurate mosse del governo di Mosca, l’intraprendenza di Vladimir Putin e il grande pragmatismo del governo di Pechino hanno fatto sì che questa sproporzione di forze non avesse manifestazioni nelle relazioni tra i due paesi, che hanno proceduto su un piano di parità.

Non è detto che in futuro, tuttavia, Pechino non possa decidersi a far valere il suo maggior peso nelle relazioni bilaterali con Mosca; in diversi campi, in ogni caso, si nota chiaramente come sia la Cina la nazione destinata a prendere le redini dell’alleanza nel lungo periodo. Il fatto che sia stato il governo di Pechino a progettare l’ambiziosa rete commerciale della “Nuova Via della Seta”, proponendo una propria versione della globalizzazione, per valorizzare il ruolo strategico dell’Heartland centroasiatico (cui sarà dedicata un’accurata analisi nelle prossime settimane) e a lanciarsi in una vera e propria riedizione del “Grande Gioco” ottocentesco, sfidando le volontà di leadership di Washington in Asia, danno un’idea di come il centro di gravità dell’alleanza russa sia più vicino alle mura della Città Proibita che alle cupole del Cremlino. Questo non sminuisce certamente il ruolo della Russia nel moderno sistema internazionale: la restaurazione della legittima potenza internazionale di Mosca è stata altamente favorita dall’incontro tra l’Orso e il Dragone, che potrebbe rappresentare un punto di partenza cruciale per incentivare i rapporti tra Europa e Asia, tra due mondi complementari il cui avvicinamento è mediato dalla Russia, oggi come molte volte nel passato ricoperta della funzione, importantissima ed imprescindibile, di “ponte” politico, economico, culturale.