Il 23 settembre il presidente della Colombia Juan Manuel Santos e il leader delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (FARC) Rodrigo Londoño Echeverri detto Timochenko, si sono incontrati all’Avana alla presenza di Raúl Castro, per porre fine ad un conflitto che dura da più di quarant’anni. Il governo di Bogotá e i guerriglieri hanno raggiunto un accordo sul risarcimento delle vittime e sul processo ai responsabili dei crimini commessi da ambo le parti. Sarà dunque istituito un tribunale sul modello del Sud Africa post-apartheid per giudicare le violazioni commesse dai combattenti in particolare i cosiddetti falsos positivos ovvero l’uccisione da parte dell’esercito di civili innocenti fatti passare per guerriglieri morti in combattimento. L’intesa che è stata ratificata nella capitale cubana si aggiunge ai precedenti accordi già raggiunti quali la riforma agraria (maggio 2013), la partecipazione politica degli ex guerriglieri (novembre 2013) e la produzione e la vendita della droga (maggio 2014) lasciando tuttavia aperta la questione del disarmo da parte delle FARC. “E’ la prima volta nella storia che un governo e un gruppo armato illegale creano un sistema di questo tipo, dentro al proprio sistema giudiziario nazionale”, ha detto Santos, sottolineando che comunque l’accordo sarà sottoposto alla volontà degli elettori colombiani.

Gli ultimi colloqui di pace erano falliti nel 2002 dopo quattro anni di negoziati tra il presidente Andrés Pastrana e l’allora leader delle FARC Manuel Marulanda Vélez. Le trattative sono durate più del previsto: nel 2012 si parlava di un anno invece ne sono passati quattro tuttavia sembra che ora si sia giunti ad un accordo duraturo. Contrariamente a quanto chiedevano l’ex Presidente Álvaro Uribe Velez e il procuratore generale della Repubblica Alejandro Ordóñez, i guerriglieri che confesseranno i propri crimini non finiranno in carcere, ma sconteranno tra i cinque e gli otto anni in una colonia penale agricola. Dall’accordo del 23 settembre rimane escluso l’Esercito di liberazione nazionale (Eln), noto ai più per essere la formazione in cui militò il prete rivoluzionario Camilo Torres Restrepo. Tuttavia anche questa organizzazione si è resa conto che la perpetuazione della lotta armata non può portare da nessuna parte. Sembra comunque che siano stati avviati colloqui fra il governo colombiano e i leader dell’Eln. Un ruolo di mediazione particolare lo ha avuto Bergoglio. Come ha sottolineato il Presidente colombiano: “Il Papa ci ha detto che non possiamo permetterci un altro fallimento sul cammino della pace e della riconciliazione. Non intendiamo fallire, è arrivata l’ora della pace”

Papa Francesco ha incoraggiato infatti in molti modi gli sforzi fatti finora dietro le quinte, in questi anni, dalla Comunità di Sant’Egidio, una specie di facilitatore del progetto di riconciliazione. Progetto che fino a qualche anno fa sembrava fantascienza. Tuttavia questa intesa potrebbe trasformarsi in una potenziale trappola per la sinistra colombiana. Nel 1984, in seguito agli accordi di pace tra l’allora Presidente Belisario Betancourt e le FARC, gli ex guerriglieri diedero vita all’Unión Patriotica, il cui scopo era quello di mettere in discussione il vecchio sistema elitario di divisione del potere vigente nel paese. L’esperimento politico durò tuttavia poco tempo a causa del rapido assassinio di circa 3.000 attivisti, tra i quali candidati presidenziali, sindaci e legislatori. Tali avvenimenti scoraggiarono qualsiasi tentativo da parte dei guerriglieri di deporre le armi e portare avanti le loro istanze politiche attraverso un processo democratico. Si spera che Juan Manuel Santos, che ha dato prova di essere più lungimirante dei propri predecessori, non faccia naufragare questo accordo che potrebbe mettere fine al più longevo conflitto di tutta l’America Latina.