Più gli anni passano più la Cina dimostra quanto sia la candidata più quotata per prendere in mano le redini del nuovo mondo. Mentre continua a rafforzare la sua già fortissima presenza in Africa – il continente del futuro – non trascura i rapporti né con i suoi vicini né con le superpotenze del Golfo, Arabia Saudita e Iran. Pechino sembra diventare, anno dopo anno, l’interlocutore preferito dagli attori internazionali più importanti. Tra i primi a virare verso Oriente troviamo proprio l’Arabia Saudita, il cui re, il monarca Salman, il 26 febbraio ha cominciato un lungo viaggio in Asia, lasciando che fosse il figlio – il principe ereditario Muhammad Bin Salman – a incontare Trump alla Casa Bianca la settimana scorsa. Il 12 marzo il re saudita è atterrato in Giappone per confrontarsi con Shinzo Habe – in particolar modo per parlare dell’entrata in borsa del gigante petrolifero Aramco – mentre tra qualche giorno, quando avrà finito la serie di incontri organizzati in Cina, si recherà alle Maldive per un soggiorno all’insegna del riposo in vista del summit della Lega Araba previsto a fine marzo nella capitale giordana Amman. Agenda piena di appuntamenti quella del monarca saudita, alla disperata ricerca di alternative ora che sembra in pericolo la storica alleanza con gli Stati Uniti che, nonostante abbiano un presidente che ha molti investimenti e interessi nel paese del Golfo, non allettano più Riad come da consuetudine storica. A dimostrare quanto Trump proceda cautamente con i sauditi è il tanto discusso “Travel ban” che ha fatto scalpore soprattutto per aver colpito paesi come lo Yemen, che mai nessun problema ha causato agli americani, e non l’Arabia Saudita, il probabile burattinaio dietro l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001.

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Esportazioni Saudite e Russe verso il mercato Cinese

Nonostante ciò l’Arabia Saudita vòlta lo sguardo a oriente, capendo che il centro del mondo si sta spostando proprio lì. L’economia della monarchia del Golfo sta affrontando un periodo di estrema recessione e quindi quale migliore occasione per cercare nuove soluzioni per risollevare la situazione economica della nazione. A minacciarla è anche il Justice Against Sponsors of Terrorism Act (Jasta), il provvedimento che consente ai parenti delle vittime statunitensi dell’11 settembre di citare in giudizio l’Arabia Saudita, eventualità che costerebbe a Riad cifre spaventose. Durante l’incontro con il presidente cinese Xi Jinping, il re Salman ha firmato una serie di accordi, dal settore economico a quello commerciale, da quello energetico a quello aerospaziale, per un valore che si aggira intorno ai 65 miliardi di dollari. L’Arabia Saudita tiene molto al suo partner asiatico. Il colosso cinese è il principale acquirente del petrolio saudita, unico mercato che si è dimostrato stabile perfino durante le fluttuazioni del prezzo del greggio di questi anni. Altro argomento di significativa rilevanza è la quotazione in borsa del gigante petrolifero Aramco, che si sta preparando a fare la sua entrata in scena nella borsa di Hong Kong. Il primo fornitore mondiale di petrolio vuole stringere rapporti privilegiati con la più grande economia del mondo. Iran e Russia hanno fatto sempre più concorrenza a Riad nel mercato energetico: dal 2000 al 2015 il monopolio è rimasto comunque saldamente in mano ai petromonarchi, ma nel 2016 Mosca li ha superati. Da quest’anno invece è tornata in testa l’Arabia Saudita.

L’avvicinamento tra Arabia Saudita e Cina non va analizzato prendendo in considerazione il solo aspetto energetico-commerciale. La Cina recentemente si è offerta di mediare il dialogo tra Teheran e Riad invitando a consultazioni amichevoli che favoriscano la fioritura dell’economia nella regione. Pechino ha tutti gli interessi ad avere questi due suoi partner se non amici tra loro quantomeno non impegnati in uno scontro armato, perché intrattiene rapporti economici importanti con entrambi e un eventuale avvicinamento tra le due potenze non potrebbe che favorire la Cina, che anche quest’anno si conferma come il primo importatore dei beni iraniani e sauditi. Inoltre l’Arabia Saudita ha bisogno del supporto dei cinesi alle Nazioni Unite per avere ancora più influenza sulla scena mondiale, ma il conflitto che sta portando avanti in Yemen contro i ribelli Huthi finanziati da Teheran non aiuta la mediazione cinese, nonostante il suo peso diplomatico; anche perché l’Arabia Saudita sta utilizzando droni di fabbricazione cinese nella guerra in Yemen e Pechino ha appena confermato la vendita a Riad dei missili balistici DF-21 e di diversi missili da crociera.

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Importazioni Cinesi e Statunitensi di grezzo Saudita

L’Oriente attrae sempre di più le superpotenze mondiali e i legami della Cina con Africa (nel 2016 ha iniziato a costruire la sua prima base navale oltreoceano a Djibouti, nel Corno d’Africa), Medio Oriente e paesi del Golfo si infittiscono a discapito dell’influenza statunitense sul territorio. La decisione del re Salman di mandare il figlio Muhammad Bin Salman, principe ereditario e ministro della Difesa del regno saudita, a parlare con Trump, ricorda quella di un padre che, ospite di un amico importante, manda il figlio a fare amicizia con il pargolo del proprietario di casa mentre, i due “grandi”, parlano di affari.