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In un video rilasciato circa un mese fa, tre uomini armati di mirta e lanciarazzi pattugliano alcune strade di Ardoyne, quartiere storicamente nazionalista a Nord di Belfast. Sono passati più di cento anni dall’inizio della Rivolta di Pasqua del 1916 con la quale si avviò il processo rivoluzionario che avrebbe portato la quasi totalità dell’Irlanda all’indipendenza, lasciando sotto l’occupazione inglese sei contee dell’Ulster protestante e lealista. Il processo di una mai sopita rivolta indipendentista proprio in queste contee riprese vigore durante gli anni ’60 con una escalation di violenze che durarono quasi trent’anni e che saranno ricordate nei libri di storia col nome di Troubles. I paramilitari repubblicani – terroristi o combattenti per la libertà a seconda dei punti di vista – ebbero in questi decenni le loro roccaforti nei quartieri cattolici e nazionalisti di Belfast, Derry e dei maggiori centri abitati dell’Irlanda del Nord. Le sue principali formazioni erano la Provisional IRA e l’Irish National Liberation Army. Dall’altro lato della barricata analoghe formazioni combattenti per i quartieri protestanti e lealisti erano il Red Hand Commando, Ulster Volunteer Force e Ulster Freedom Fighters. Il conflitto tra queste organizzazioni e i diversi attacchi alle forze di polizia e all’esercito di Sua Maestà (con annesse risposte da parte degli stessi) ebbero nei decenni un costo di circa 3500 vite umane, metà delle quali civili non combattenti, secondo le stime dell’Ulster University.

Il conflitto si concluse nel 1998 con la firma del cosiddetto Accordo del Venerdì Santo con il quale l’IRA si impegnava a cessare le ostilità puntando a una via politica ed istituzionale per l’indipendenza dell’Isola di Smeraldo. Come contropartita si ottenevano diversi benefici a livello di autogoverno e l’accordo che solo attraverso un referendum potesse essere cambiato l’assetto istituzionale dell’Ulster. La gran parte del mondo repubblicano aderì a questa linea, smantellò gli arsenali e trovo nello Sinn Féin, guidato da ex-militanti IRA, il partito di riferimento per la prosecuzione della causa. Come spesso accade in questi frangenti, non tutte le organizzazioni paramilitari ritennero l’accordo un buon compromesso. Anzi proprio per la sua natura di compromesso, non lo ritennero legittimo, accusando la leadership di tradimento e, mantenendo occultato il poco arsenale rimasto, decisero di proseguire la lotta armata. Da quel momento in avanti si sarebbero verificati sporadici attentati, omicidi e atti intimidatori dell’ala armata del movimento che sarà denominato Dissidenza Repubblicana.

Torniamo così ai nostri tre uomini in passamontagna che nel cuore della notte pensano bene di farsi filmare mentre “pattugliano” le strade di uno storico quartiere indipendentista come Ardoyne, uno dei maggiori centri di gravità del mondo repubblicano sia mainstream che dissidente. Nel video, che dura circa mezzo minuto, gli uomini camminano in relativa tranquillità, si accovacciano, si mandano segnali per fermarsi ed avanzare su un percorso di, forse, un centinaio di metri.

I volontari della New IRA pattugliano le strade
Il video è stato descritto dai media britannici e irlandesi come l’ennesima “dimostrazione di forza”, come vengono generalmente chiamate queste iniziative a scopo dimostrativo da parte dei paramilitari. I militanti ripresi apparterrebbero alla New IRA, una delle più grandi organizzazioni terroristiche che sostengono la causa dell’indipendenza per l’Irlanda del Nord. La New IRA è a sua volta il risultato della fusione nel 2013 di precedenti gruppi terroristici, ed è stata capace di portare a segno alcuni attacchi sia contro civili che contro obiettivi militari. Nonostante un certo grado di attivismo e di presenza sul territorio, la New IRA così come altre maggiori organizzazioni che perseguono la causa di un’Irlanda unita – possiamo citare la Continuity IRA o Oglaigh na Heireann non godono dell’appoggio e della legittimazione della popolazione cattolica e/o repubblicana da molto tempo.

Comunemente visti come criminali che approfittano della causa politica per regolare conti personali e tenere sotto pressione intere comunità, queste formazioni nostalgiche della lotta armata non hanno davvero dato, in effetti, alcun contributo a livello politico nè costituiscono una seria minaccia militare per la presenza britannica sull’isola. Nonostante il repubblicanesimo dissidente sia sempre inserito tra le maggiori fonti di preoccupazione delle ultime tre Strategie di Sicurezza Nazionale del Regno Unito, questa minaccia non può che essere intesa nel senso di minaccia all’ordine pubblico e non come potenziale fonte di atti rivoluzionari in senso stretto. A bene vedere il video, infatti è possibile notare tutto fuorché una dimostrazione di forza: i tre soggetti travisati avanzano alcuni metri brandendo le armi in una stradina deserta. Più che pattugliare il quartiere, o marcare il territorio in qualche modo, sembra che si mettano in posa a favore di smartphone, per poter diventare quanto meno la notizia social della settimana, provocare qualche tweet, guadagnare like su facebook e un paio di titoloni sui giornali. Questa non è una dimostrazione di forza. Basterebbe compararlo con altri video come questo:

I volontari dell’IRA, quella vera, pattugliavano le strade così

Ci sono differenze abissali tra i due: questo video girato a Derry quasi trent’anni fa, mostra uomini armati e travisati, ma la grande differenza è che la loro è una pattuglia vera e propria, in pieno giorno e in mezzo alla popolazione locale, con tanto di bambini che sorridono in segno di vittoria. Erano altri anni, non certo migliori dei nostri, il tempo della lotta armata, quella vera, anni prima che l’accordo del Venerdì Santo fosse raggiunto. Grande “vittima” è e rimane la causa irlandese, bloccata da una parte dal repubblicanesimo mainstream, con lo Sinn Féin che ha governato fino a pochi giorni fa a braccetto con il maggior partito unionista, il DUP; dall’altra parte resta ostaggio di protagonismi e vane nostalgie rivoluzionarie di singoli gruppi i quali restano più legati a faide interne che non tesi all’elaborazione di un progetto di qualsivoglia natura per mantenere possibile uno scenario di indipendenza.

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L’unica via attualmente plausibile da percorrere dovrebbe vedere la leadership repubblicana, dissidente o maggioritaria che sia, alacremente impegnata a trarre vantaggio dal risultato della Brexit per ottenere un nuovo referendum sulla riunificazione dell’Inis Fàil, l’Isola del Destino, come previsto dagli accordi del Venerdì Santo. Gran parte del Nord Irlanda si era pronunciata infatti in maniera contraria al Leave volendo mantenere legami con l’Unione Europea di cui la vicina Repubblica d’Irlanda farà comunque parte. La possibilità di un referendum in questo senso era stata pronunciata da Martin McGuinness, uno dei leader dello Sinn Féin, immediatamente dopo la Brexit ma nessuna conseguenza di rilievo ha finora avuto luogo. Le sorti dell’isola verde non dovrebbero quindi mutare nel breve e nel medio periodo, restando appese tra la voglia di pace tra le comunità, i compromessi della politica istituzionale, e le bravate da social di qualche gruppo amarcord che posa RPG e fucili alla mano per il narcisistico piacere di qualche like.