Dopo 13 anni di dominio incontrastato, l’AKP, il partito del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, perde la maggioranza assoluta in parlamento. Un vero e proprio terremoto politico provocato dallo straordinario risultato elettorale del partito curdo HDP, guidato dal celebratissimo e giovane leader Selahattin Demirtas, che con il 12,9% dei voti si assicura una consistente rappresentanza parlamentare di 82 deputati. Un risultato storico che ha portato nelle strade centinaia di curdi festanti anche nella città di Kobane teatro, nei mesi scorsi, della feroce battaglia tra milizie curde e ISIS. L’AKP si ferma invece al 40,8% e con soli 258 seggi non avrà la maggioranza utile per formare un governo monocolore. Il voto di ieri scongiura quindi la svolta autoritaria che, secondo molti, ci sarebbe stata qualora il partito del Presidente fosse riuscito ad ottenere quei 330 seggi necessari per cambiare la costituzione e trasformare la Turchia in una repubblica presidenziale. “La discussione sulla presidenza esecutiva e sulla ‘dittatura’ di Erdogan e’ finita con queste elezioni”, ha affermato il leader dell’HDP Demirtas nel suo discorso post elettorale,”con questo voto hanno vinto coloro che stanno dalla parte della giustizia, della liberta’ , della pace e dell’indipendenza” ,ha poi proseguito, “Curdi, armeni, turchi, aleviti, sunniti, cristiani, hanno vinto tutti coloro che si sono sentiti esclusi. Hanno vinto gli emarginati, i disoccupati, coloro che hanno dovuto soffrire per vivere e coloro che hanno sofferto”. Parole di speranza che sono un chiaro no alla possibilità di un governo di coalizione con l’AKP.

Il risultato elettorale segna , per ora, la fine del sogno autoritario del presidente- “sultano” Erdogan che da queste consultazioni esce notevolmente ridimensionato. A favorire questo brusco arretramento, l’AKP ha perso circa il 9% dei voti e ben 71 deputati, è stata soprattutto la non più favorevole congiuntura economica. La crescita galoppante degli ultimi anni, vero e proprio cavallo di battaglia dell’amministrazione Erdogan, sembra essersi arrestata come dimostrano i dati macroeconomici dello scorso maggio, con un’inflazione che ha toccato quota 8%1. Ma non solo, anche il bavaglio alla stampa, l’arresto e la richiesta di ergastolo per il direttore del quotidiano Cumhuriyet, unite al poco chiaro ruolo della Turchia nella guerra siriana, hanno favorito la perdita di consensi per il partito di governo. La questione siriana ha giocato un ruolo fondamentale in questa partita elettorale come dimostrano le mappe elettorali. Nelle aree prossime al confine, l’AKP ha perso preferenze a vantaggio del partito curdo HDP che, nella sola area di Gaziantep e Sanliurfa, ha aumentato i suoi consensi di più del 35%. Ma Erdogan difficilmente mollerà la presa e come lasciano intendere le parole del premier Davutoglu, (che aveva promesso le dimissioni qualora non il suo partito non avesse ottenuto la maggioranza assoluta) il rischio elezioni anticipate si fa sempre più concreto. Qualora i turchi non dovessero tornare alle urne, ad entrare in coalizione con l’AKP è pronto il partito ultranazionalista MHP( i vecchi lupi grigi) che con il 16,4 % delle preferenze è il terzo partito del paese,dietro ai kemalisti del CHP. Uno scenario difficilmente percorribile che porterebbe il Paese ad un ulteriore isolamento internazionale. L’ipotesi più probabile resta quella del governo di minoranza e di nuove elezioni, anche se è ancora troppo presto per averne la certezza.

1http://www.investireoggi.it/economia/turchia-inflazione-ai-massimi-dellanno-a-maggio-e-irrompe-il-caso-banca-centrale/?refresh_ce