La pace siglata con le Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia- Ejército del Pueblo (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia- Esercito del Popolo, FARC) potrebbe non essere l’unica del secondo mandato dell’attuale presidente e premio Nobel Juan Manuel Santos. Dopo aver annunciato l’inizio di un processo di pace già nel marzo 2016 l’Ejército de Liberación Nacional (Esercito di Liberazione Nazionale, ELN), ultimo gruppo guerrigliero in armi in Colombia, sembra essere giunto ad una decisione favorevole ad imbastire dei negoziati che portino alla definitiva conclusione della guerra civile più lunga del mondo, causa di oltre duecentomila morti e milioni di sfollati interni. I colloqui di pace previsti in questi giorni nella capitale ecuadoriana di Quito hanno subito due rinvii, il primo nell’ottobre 2016 e l’ultimo nel febbraio di quest’anno, a causa del mancato “cessate il fuoco” bilaterale che ha comportato il reiterarsi di piccole azioni di disturbo da ambedue i fronti. L’Eln rappresenta una formazione guerrigliera di stampo prettamente guevarista, affine al marxismo e alla Teologia della liberazione, una corrente sviluppatasi in seno alla Chiesa alla fine degli anni Sessanta nel mondo latino-americano. E proprio ad uno dei fondatori della Teologia della Liberazione l’Eln tributa il rango di martire della rivoluzione: Camilo Torres Restrepo, ucciso nella sua prima azione militare nel corso di un’imboscata tesa dai guerriglieri ad una pattuglia dell’esercito regolare nel 1966.

Raggiunti dai giornalisti dell’AFP sulle Ande nello scorso mese di febbraio, alcuni comandanti dell’ELN dichiaravano di voler continuare la lotta armata contro il governo di Bogotà

Contrario al modello sovietico, l’Eln ha a lungo rifiutato sia finanziamenti stranieri sia la sicura rendita del narcotraffico sviluppando un modello economico e politico autoctono favorito dal sostegno popolare di alcune vaste aree della nazione andina. Di pari passo come altri gruppi guerriglieri anche l’Eln ha fatto, però, delle tasse imposte nei territori controllati la maggior fonte del proprio guadagno. Oggi si stima che i suoi combattenti non siano più di 1.500, molti meno dei settemila membri delle Farc che stanno proseguendo il loro reinserimento nella società. A sbloccare lo stallo venutosi a creare in autunno tra le due parti è stata la liberazione dell’ex parlamentare Odín Sánchez, detenuto per dieci mesi dai guerriglieri. A partire dall’inaugurazione ufficiale dei colloqui dello scorso 7 febbraio stanno assumendo sempre maggiore rilevanza le parti terze del negoziato. Se, infatti, dopo aver annunciato una “vacanza” in Belgio rinviata a data da destinarsi l’ex presidente ecuadoriano Rafael Correa si sta dimostrando un abile supervisore anche la Chiesa cattolica sta consentendo i primi passi in avanti nelle trattative. A questi si unisce il Gruppo di Paesi di sostegno, accompagnamento e cooperazione (Gpaac) che saranno: Italia, Germania, Olanda, Svezia e Svizzera. I due fronti saranno, invece, rappresentati da Israel Ramírez Pineda conosciuto come Pablo Beltrán per l’Eln e dall’emissario governativo Juan Camilo Restrepo, membro del Partido Conservador Colombiano.

A rendere difficoltoso un accordo tra le parti influiscono diversi fattori: in primis il tempo, se i negoziati con le Farc hanno avuto bisogno di cinque anni, estesi sui due mandati del presidente Santos, per arrivare ad un accordo di pace non privo di difficoltà, non ultimo il referendum respinto dalla popolazione lo scorso ottobre, in questo caso bisognerebbe ridurre significativamente le fasi di contrattazione per giungere ad una firma prima delle elezioni presidenziali alle quali non potrà più prendere parte l’attuale presidente. Dal punto di vista dell’estensione dell’accordo a tutti i guerriglieri rischia di non essere altrettanto agevole la sua pratica, come già effettuato con le Farc, per via di una struttura più orizzontale che verticale dell’Eln. Non a caso sono giunte critiche all’operato di eventuali dissidenti sia da parte dello Stato colombiano, che ha arrestato quattro uomini e quattro donne del neonato Movimiento Revolucionario del Pueblo per un’esplosione in un centro andino a nord di Bogotà, sia dell’associazione non governativa Human Rights Watch, secondo la quale nel dipartimento di Choco l’Eln continua a proibire la libera attività ai cittadini al pari dei gruppi paramilitari. Inoltre, proprio riguardo alla pace tra lo Stato colombiano e le Farc la presa di posizione dell’Eln è stata negativa tanto da arrivare a definirla una resa del gruppo marxista per via di un’assenza degli obiettivi della lotta politica pluridecennale priva, per giunta, di un coinvolgimento dei settori popolari, dell’associazionismo e dei sindacati sulle problematiche che affliggono le fasce sociali più deboli della nazione.


Le FARC hanno trovato l’intesa con il governo lo scorso anno, a seguito di colloqui durati quasi un lustro presso la capitale cubana: nelle immagini, la dichiarazione ufficiale del leader della formazione

Quello che ha inizio a Quito è un passaggio fondamentale per la conclusione della guerra civile ma dovrà affrontare, se possibile, più ostacoli di quelli intrapresi con la firma dell’Accordo di Pace con le Farc e guarderà proprio alla rapidità dell’attuazione dei singoli passaggi del negoziato di L’Havana con grande attenzione. La firma tra l’Eln e lo Stato colombiano rafforzerebbe la coalizione governativa che priva del suo leader, vincolato dall’impossibilità ad una terza candidatura, rischia di cedere il mandato presidenziale alle forze reazionarie degli ex presidenti Uribe e Pastrana che hanno già creato una coalizione tra il Centro Democratico e il Partido Conservador con l’intenzione di presentarsi uniti all’appuntamento elettorale del maggio 2018.