Il Presidente turco Tayyip Erdogan, durante un colloquio a Parigi col presidente Francois Hollande, ha dichiarato che la coalizione in forze contro l’Isis si sta concentrando troppo su Kobane, quando invece dovrebbe orientarsi verso altre aree come Hama e Homs. Un’esternazione che non sorprende affatto in considerazione della pessima figura fatta dal governo turco per quanto riguarda Kobane, sotto assedio da parte dei terroristi dell’Isis. La Turchia è più volte stata accusata dalla comunità internazionale di non aver mosso un dito mentre i jihadisti mettevano a ferro e fuoco la città curda collocata a ridosso del confine turco, ma ciò non è vero. La Turchia ha fatto eccome, si è impegnata, ma per aiutare i jihadisti dell’Isis e ostacolare in ogni modo possibile la resistenza dei curdi. Infatti, mentre centinaia di curdi venivano bloccati dall’esercito turco, per impedire loro di attraversare il confine e unirsi ai combattenti in difesa di Kobane, i jihadisti dell’Isis facevano tranquillamente avanti e indietro tra Turchia e Siria e venivano curati in ospedali turchi nelle zone di Hatay e Gaziantep, anche se per i media vicini al governo AKP si tratterebbe di “membri della resistenza siriana”. 1

Quegli strani traffici

Muharrem Ince, deputato del CHP, aveva recentemente chiesto spiegazioni ad Ankara in seguito alla comparsa di alcune foto che ritraevano Abu Muhammad, un comandante dell’Isis, mentre riceveva assistenza medica gratuita presso l’ospedale di Hatay, lo scorso aprile, dopo essere stato ferito in una battaglia a Idlib. 2 3 Un altro deputato del CHP ed ex mufti, Ihsan Ozkes, ha invece dichiarato che numerosi jihadisti, molti dei quali ceceni e tunisini, sono stati ospitati in un edificio del Direttorato per gli Affari Religiosi (Diyanet) sempre nella provincia di Hatay, sotto la supervisione del MIT (i servizi segreti turchi) per essere poi utilizzati contro il PKK e il PYD nel nord della Siria. Ozkes ha aggiunto che Hatay è una zona strategicamente molto importante perché vicina al confine siriano ed è lì che i jihadisti ricevono addestramento, appoggio logistico e assistenza medica. 4 Interessante anche il caso del Tir pieno di armi fermato a Adana a dicembre 2013 e apparentemente di proprietà del MIT. Il deputato CHP, Bulent Tezcan, ha tenuto una conferenza stampa lo scorso aprile, citando alcuni rapporti della polizia e sostenendo che il carico di armi era diretto ai jihadisti in Siria. 5 6

Nei giorni scorsi è poi emerso un filmato nel quale si vedono due jihadisti dell’Isis avvicinarsi al confine con la Turchia proprio mentre passa una camionetta dell’esercito di Ankara. Dal veicolo scendono alcuni militari che si avvicinano alla recinzione e si intrattengono in conversazione con i jihadisti che poi si allontanano facendo segno di vittoria verso i militari.

Corpi speciali turchi in “vacanza” a Mosul

L’Isis ha conquistato Mosul lo scorso giugno in un modo alquanto curioso, rapidamente, senza incontrare particolare resistenza e con i soldati iracheni che se la sono letteralmente data a gambe. Fatto curioso: secondo diverse fonti, negli hotel di Mosul erano ospitati circa 2000 corpi speciali turchi da ben tre mesi prima. Secondo il deputato dell’HDP, Demir Celik, i militari turchi erano lì per addestrare i jihadisti e preparare la presa della città; gli stessi che negli anni 90 si facevano fotografare con i nasi e le orecchie dei militanti del PKK uccisi. 7 8 9 I corpi speciali di Ankara avrebbero inoltre fatto spola tra Mosul, Makhmour e Sinjar tra la primavera e l’estate del 2014, dove si sarebbero coordinati con ex ufficiali sunniti dell’esercito di Saddam Hussein unitisi ai jihadisti e si troverebbero ora nei pressi di Kobane per dirigere l’assalto dell’Isis. 10 Sono inoltre emerse notizie, citate dall’ Özgür Gündem , su una misteriosa riunione tenutasi lo scorso 1 giugno ad Amman, al quale avrebbero partecipato ex elementi del partito Baath iracheno e membri del Partito Democratico del Kurdistan di Massud Barzani. 11 Interessante elemento visto e considerato che sono stati proprio i peshmerga di Barzani a ritirarsi davanti all’avanzata dell’Isis, senza sparare un colpo. Un fatto inspiegabile ma non troppo visto e considerato che Barzani ha tutto l’interesse a vendere il petrolio alla Turchia, così come la Turchia ha tutto l’interesse a ricevere appalti nel territorio controllato dal PDK. 12

Kobane resiste

Intanto però Kobane non cade, l’Isis perde postazioni, è costretto a ritirarsi a causa dei bombardamenti della Coalizione e nel frattempo arrivano i primi Peshmerga iracheni in rinforzo alla resistenza di Kobane. Alcuni media turchi avevano dichiarato che i curdi siriani temevano ingerenze da parte della Regione autonoma curda del Nord Iraq nelle loro faccende interne. Ciò è stato però smentito da Halgort Hekmat, portavoce della Regione autonoma, secondo il quale i peshmerga non si limiteranno all’addestramento, ma combatteranno attivamente contro i jihadisti dell’Isis. Ankara avrebbe volentieri evitato di concedere ai peshmerga di transitare in territorio turco per andare a rafforzare la resistenza di Kobane, ma le pressioni internazionali erano diventate ormai troppo forti. L’Isis è infatti molto utile al governo turco in quanto non solo indebolisce le regioni sotto il controllo curdo ma anche gli sciiti iracheni e il regime di Bashar al-Assad. Un’ulteriore considerazione: Kobane è una città strategicamente molto importante in quanto punto di congiunzione per i curdi in territorio turco e quelli in territorio siriano. Ancora oggi durante feste e matrimoni ci sono membri delle medesime famiglie, separate dalla recinzione, che si lanciano regali da una parte all’altra del confine, rischiando tra l’altro la vita tra le mine. Se la città fosse caduta nelle mani dei jihadisti, la Turchia ne avrebbe certamente tratto vantaggio.