In occidente viene dipinto da un lato come un despota, dall’altro lato come un personaggio ‘pittoresco’ e dall’aspetto curioso per via dei suoi chili di troppo e della sua capigliatura; ma Kim Jong Un, il leader della Corea del Nord subentrato nel 2011 al padre Kim Jong Il, inizia a mostrare i primi orientamenti verso cui vuole guidare sia il Partito dei Lavoratori (egemone nel paese) che il proprio paese.

In primo luogo, è da rimarcare quanto accaduto durante il congresso del partito tenuto agli inizi di maggio; il solo fatto che si sia tenuto un congresso, è già una notizia: un raduno del genere per il movimento politico che governa la Corea del Nord dalla sua nascita, non avveniva dal 1980 e ci son voluti 36 anni affinché il paese potesse seguire le fasi più salienti della vita politica di Pyongyang. Convocare il congresso ha voluto significare ‘normalizzare’ il partito e quindi dare segnali di stabilità dell’intero apparato amministrativo nordcoreano; inoltre, la maxi riunione dei delegati di tutte le sezioni, vuol anche mostrare come Kim Jong Un voglia spostare l’ago della bilancia decisionale dall’esercito al partito, fatto di grande discontinuità rispetto ai suoi due antenati/predecessori.

Tra gli osservatori, c’è adesso l’impressione che il paese sia in una fase di ‘normalizzazione’, in cui il pensiero della difesa del regime e della ‘guerra perenne’ contro i nemici non è più l’unico all’interno della governance, la quale adesso vuole dare più impulso ai programmi più spiccatamente economici e sociali. Certo che di programma nucleare e di ulteriori investimenti nel settore della difesa si è anche parlato e non poco in seno al congresso, ma al tempo stesso Kim Jong Un ha tenuto molti discorsi sulle sue intenzioni di far ripartire l’industria nordcoreana, in affanno da almeno due decenni visto che ha risentito della caduta dell’URSS.

Il numero uno di Pyongyang, convocando il congresso, ha voluto anche rimarcare il suo ruolo di leadership; suo padre, è stato famoso anche per le sue improvvise sparizioni, con i suoi concittadini che spesso si sono chiesti se il ‘caro leader’ (come veniva soprannominato) fosse ancora in sella o meno, visto che è mancato dalle apparizioni pubbliche anche per interi anni, alimentando sospetti interni ed esterni. Kim Jong Un invece, non perde alcun evento pubblico, persino l’inaugurazione dei nuovi vagoni della metropolitana della capitale (che hanno sostituito i ‘mitici’ treni D provenienti dalla dismessa linea di Berlino Est) il capo del governo si è fatto immortalare sorridente all’interno dei convogli. Un atteggiamento questo, che è destinato a dare una parvenza di ‘normalità’ al regime, ma al tempo stesso anche di un certo ‘svecchiamento’ e maggior dinamismo della classe dirigente, con i giovani che a quanto trapela da alcune inchieste (peraltro della stampa occidentale) pare inizino ad apprezzare.

Anche durante il congresso, Kim Jong Un ha tenuto un comportamento ‘normale’: vestito con giacca e cravatta, senza divise militari o di partito addosso, ha tenuto il suo discorso interrotto ogni tanto da alcuni applausi (mai scaduti però in scene di isteria collettiva consuetudinarie durante gli interventi dei suoi predecessori negli anni passati), con diretta sul canale YouTube della tv nazionale e con la presenza anche di giornalisti stranieri in platea. Un atteggiamento a prima vista più sobrio e più comprensibile anche agli occhi occidentali, quasi a non voler dare adito e seguito alle tante dicerie sul suo conto e sul partito che spesso inondano i massi media europei ed americani.

Etichettato subito come ‘debole’ o ‘giovane poco conosciuto e rispettato’ nel 2011, al momento del suo insediamento, apostrofato come tiranno assoluto e nemico della pace, Kim Jong Un sta dimostrando invece di avere una chiara visione politica ed una precisa strategia comunicativa, la quale lascia trasparire timidi accenni di riforma del regime senza tuttavia alcuna volontà di attuare ‘terapie shock’, al contrario il suo governo appare muoversi su delicati e sottili equilibri: da un lato, si continua il programma atomico e si investono sempre maggiori energie sulla difesa e sugli armamenti, dall’altro lato si dà molto più potere agli apparati politici e si concentrano molti sforzi sui futuri progetti economici, uno su tutti quelle inerente ‘il piano quinquennale’ di cui lo stesso Kim ha espresso ampia relazione durante il suo discorso al congresso.

Per il futuro, resta da vedere come Pyongyang si muoverà su altre delicate questioni: in politica estera, lo storico alleato cinese appare insofferente alla volontà nordcoreana di proseguire con il programma nucleare, il rischio di forte isolamento è sempre in agguato e dietro l’angolo; per quanto riguarda la politica economica, in molti si chiedono se Kim Jong Un aprirà il paese ad investimenti privati e stranieri, sul modello della Cina degli anni 80. Attualmente, l’economia è tutta centrata sul ruolo dello Stato, al tempo stesso però alcune aziende ufficialmente statali sono in realtà di produttori privati che negli ultimi anni sembrano essere stati tollerati fino a formare un primo nucleo di classe imprenditoriale.

A secondo di come si muoverà la Corea del Nord in futuro, appare certo come la leadership di Kim Jong Un oltre ad essere salda, sembra anche aperta ad alcune riforme importanti; al di là del suo aspetto ‘grottesco’ o della sua nomina di leader crudele, riportata dai media occidentali, le mosse del segretario del Partito dei Lavoratori nordcoreano vanno in realtà analizzate e viste con occhi sgravati da pregiudizi e quant’altro sia verso la sua figura che verso il paese asiatico. Quantunque molti siano i problemi interni alla Corea del Nord, il nuovo corso che adesso a quasi cinque anni dalla morte di Kim Jong Il inizia a delinearsi va osservato con attenzione al fine di comprendere al meglio anche le future evoluzioni nella delicata regione dell’estremo oriente, lì dove Cina ed USA appaiono sempre più in aperta competizione per la difesa dei propri rispettivi interessi.