Juan Carlos Monedero si presenta a Milano, all’incontro organizzato dalla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, all’improvviso. La sala è già gremita, aspettano tutti lui: il fondatore di Podemos. Monedero entra, applaude il pubblico, si siede e schiarisce la voce. Inizia un one man show che supera le due ore. Podemos è un soggetto politico che nasce in Spagna nel 2014 sulle ceneri del movimento degli Indignados, una generazione che, stanca delle solite promesse di progressisti e conservatori, scende in piazza nel tentativo di cambiare qualcosa. E’ difficile etichettare Podemos, un partito di sinistra ? forse; Un partito populista ? probabilmente. Quello che sicuramente sfugge però è la complessità di questo movimento, spesso interpretato dalle nostri parti come uno spazio politico che colma il vuoto di una sinistra incapace di confrontarsi con i proprio elettori. Podemos è questo, certamente, ma soprattutto non solo questo. Ci sono dei punti di rottura di questo movimento che per certi versi sembrano ricordare il Movimento Cinque Stelle: il superamento dei concetti di destra e sinistra, la volontà di restituire una democrazia realmente rappresentativa ai cittadini, e sopratutto la volontà di cambiare radicalmente le cose.

Allo stesso tempo però, mentre Monedero inizia a parlare, come un fiume in piena che non vede l’ora di liberarsi, ci si rende conto che ci sono dei punti di rottura che distanziano notevolmente il movimento fondato da Beppe Grillo con quello di Monedero. Podemos si fonda su concetti che tentano di guardare oltre i propri confini, un po’ come in Grecia sta facendo SYRIZA, con grande stupore del sottoscritto. Una critica decisa e senza compromessi al neo-liberismo, allo stato attuale degli equilibri geo-economici internazionali, alle ingiustizie e disuguaglianze sociali. Fin qui nulla di nuovo direte voi, vecchi slogan che risalgano al 1968. Qual è la novità di Podemos quindi ? Juan Carlos parla con una semplicità che ha dello straordinario: “Oggi essere cittadini significa consumare. Il concetto di cittadinanza passa attraverso il consumo, l’aspirazione e il desiderio di consumare. Ma come si può lottare contro un desiderio ?”. Secondo Juan Carlos la risposta in fin dei conti è semplice: offrire un nuovo desiderio o, per meglio dire, un’offerta politica e sociale che non si basa unicamente in un cambiamento radicale delle cose ma in strategia in grado di produrre una narrazione realmente alternativa con cui identificarsi. Non stiamo parlando di tagli allo stipendio, raccolta di scontrini, o primarie online; ma qualcosa di meno pratico nell’immediato, in una visione a lungo termine: ottenere un’egemonia politica che non si basa unicamente attraverso la delegittimazione e sconfitta dell’avversario, ma nel superamento totale di esso. L’ispirazione principale ? secondo Monedero l’America Latina, e in particolare la figura di Hugo Chavez.

Un leader politico che secondo Monedero ha saputo unire i popoli del Sud America offrendo loro una narrazione emotiva con cui identificarsi. Una base, le fondamenta sui cui costruire il proprio futuro. A questo aspira Podemos. Monedero continua a parlare, non si ferma mai, si alza in piedi, gesticola e coinvolge il pubblico. Le due ore passano veloci, tutto il discorso ha un unico filo conduttore: la critica al neo-liberismo. Secondo Monedero la vera forza del neoliberismo consiste nell’indebolire le persone attraverso la paura. In particolare sono tre le cose che generano paura e rassegnazione: 1) costruire il mondo come un supermercato – tutto è diventato merce, tutto si compra e tutto si vende; 2) il precariato del lavoro, “un piccolo errore e se fuori”; 3) la competizione continua che genera stress e indebolimento fisico e psicologico. Quello che si capisce dalle parole di Monedero è che oggi in Spagna sta nascendo qualcosa di diverso, in un certo senso rivoluzionario, dove il cambiamento non si basa unicamente sul superamento dei concetti di destra e sinistra, ma sulla costruzione di una narrazione emotiva – come più volte sottolinea Monedero – sui cui basare poi un offerta politica in grado di coinvolgere quella cosiddetta “maggioranza silenziosa”.