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Ora che anche la CIA si è pubblicamente unita ai sostenitori dell’idea d’un “complotto russo” per portare Donald Trump alla Presidenza, è utile tornare a un capitolo fondamentale di questa presunta manovra: le oltre ventimila e-mail di John Podesta, presidente della campagna elettorale di Hillary Clinton, pubblicate da Wikileaks tra ottobre e novembre. Non siamo in grado di dire con certezza se e quale ruolo i Russi possano aver avuto nel trafugare e pubblicare queste e-mail, ma è più semplice provare a spiegare come il furto sia avvenuto. Vi è infatti una certa unanimità nella ricostruzione: e la tesi è che la corrispondenza di John Podesta sia stata rubata non tramite un raffinato hackeraggio, bensì una semplice e-mail di phishing, non dissimile da quelle che ogni normale utente riceve spesso sulla propria casella. Di tutto ciò si trova traccia documentale nello stesso archivio pubblicato da Wikileaks.

Il 19 marzo una e-mail, travisata da messaggio di Google, avvisa Podesta che qualcuno avrebbe cercato di entrare nella sua casella dall’Ucraina, invitandolo a cambiare la password tramite un pulsante apposito. Questo pulsante rimanda a un sito registrato in Tokelau, che riproduce una pagina di Google Mail. Il giorno stesso Sara Latham, capo di gabinetto di Podesta, inoltra la mail a Charles Delavan, tecnico informatico del team Clinton, il quale le risponde incredibilmente: “This is a legitimate email”. La invita a cambiare al più presto la password fornendole, per lo meno, l’indirizzo genuino da cui farlo. Peccato che la Latham non proceda direttamente, ma inoltri il tutto (e, si noti bene, sono passate già tre ore dal momento in cui loro credono di aver scoperto che qualcuno possiede la password di Podesta) a un’impiegata, Milia Fisher, scrivendole che “The gmail one is REAL” e chiedendole di cambiare la password assieme a Podesta.

Il resto della storia non è contenuto nelle mail, ma facilmente intuibile. Con tutta probabilità la password non è stata cambiata dal link fornito da Charles Delevan, bensì dal più comodo pulsante della finta mail di Google, che il loro tecnico li aveva rassicurati essere genuina. Il pulsante rimanda a una finta pagina di Google in cui è richiesto d’inserire la vecchia password. Tale link, stando alle statistiche di Bitly, risulta visitato due volte in marzo. Con tutta probabilità, una di queste due visite ha coinciso con l’inserimento della password e il suo conseguente furto. Se i Russi sono dietro al furto delle mail, di certo l’incompetenza di Podesta e della sua squadra ha reso loro la vita non facile, ma facilissima. Non esattamente una storia che ci entusiasmerebbe in un film di James Bond, ma buona al massimo per qualche parodia comica alla Johnny English

Anche dopo la pubblicazione di migliaia di mail, John Podesta sembra essere sconosciuto agli occhi dei più. L’uomo seppur sia riuscito a mantenere un profilo basso è considerato una testa di serie ai tavoli del potere di Washington. È sicuramente uno dei più potenti lobbisti d’impresa al mondo. Vi proponiamo questo breve documentario in lingua originale per saperne un po’ di più su come sia arrivato al potere, sulle connessioni con le grandi corporations targate USA e con la famiglia Clinton.